A Sollecito è stato negato il risarcimento per ingiusta detenzione, ecco le motivazioni

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Doccia gelata per Raffaele Sollecito che si è visto negare il risarcimento per ingiusta detenzione anche dalla Cassazione.
Il ragazzo passò 4 anni in carcere (dal 6 novembre 2007 al 3 ottobre 2011) in quanto accusato di concorso in omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese assassinata a Perugia il 1° novembre 2007. L'iter legale si concluse con la sua assoluzione in via definitiva il 27 marzo 2015.
Assistito dai suoi avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, il giovane ha provato la via del risarcimento, venendo bloccato prima dalla Corte d'Appello di Firenze e in seguito, per l'appunto, dalla Cassazione.
Per la Suprema Corte nelle fasi iniziali delle indagini Sollecito fornì "affermazioni menzognere e contraddittorie", le sue dichiarazioni hanno "trovato smentite puntuali sotto ogni aspetto" e questo ha rafforzato negli inquirenti "la prospettiva del suo coinvolgimento" portandolo in carcere in via cautelare.
D'altronde già la giurisprudenza precedente non andava troppo per il sottile in situazioni simili visto che, come ha sostenuto la stessa Cassazione, sez. III, nella sentenza n. 13714 del 13-4-2005, il mendacio, pur essendo un mezzo che l'indagato o l'imputato ha diritto di utilizzare per difendersi, può essere valutato dal giudice come un comportamento doloso o gravemente colposo di chi, comportandosi in tale maniera, concorre a dare causa all'ingiusta detenzione.
I legali del ragazzo tuttavia non ci stanno e promettono "battaglia" con un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.