Dialoghi dei manga pubblicati senza autorizzazione: il Giappone dice “basta”

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UN PO' DI STORIA - In principio c'erano "Naruto", "One Piece", "Bleach" e i forum: nel mondo scevro dai social dei primi anni 2000 i ragazzi si trovavano online nei vari topic per scambiarsi gli spoiler degli episodi, con tanto di "insider" che non solo trascrivevano i dialoghi, ma addirittura fotografano delle immagini e le mettevano in rete prima dell'uscita dei capitoli. Alcune erano fake, mentre altre si rivelavano clamorosamente corrette una volta che le puntate in questione venivano pubblicate. In fondo "la gente voleva sapere" e sotto sotto serpeggiava la convinzione che forse al mondo nipponico un sistema simile poteva stare bene per una questione pubblicitaria. Invece col passare degli anni l'evoluzione delle serie, l'arrivo della recessione prima e del SARS-CoV-2 (Covid-19) poi e il propagarsi incontrollato di internet la questione è diventata un caso nazionale e di recente il Giappone ci ha messo, come si suol dire, una pezza. La Corte Distrettuale di Tokyo ha stabilito che la pubblicazione online di dialoghi dei manga senza autorizzazione costituisce una violazione del copyright e quindi un reato o comunque un illecito (le fonti non specificano che legge nipponica è stata applicata).

"SENTENZA RIVOLUZIONARIA"? - Il caso è sorto quando la casa editrice Shōgakukan si è resa conto che tutti i dialoghi del manga "Kengan Ashura", per un totale di più di 60 volumi, erano stati trascritti su un sito specializzato nelle anticipazioni tra gennaio 2019 e maggio 2020 e giustamente si è risentita, dando il via all'iter processuale. Una volta a conoscenza della sentenza, la società attraverso il suo avvocato ha fatto presente che il fenomeno degli spoiler e delle "scan" dei disegni è aumentato vertiginosamente con l'inizio della pandemia e che si è sentita in dovere di difendere sia i propri diritti sia quelli dei disegnatori e scrittori con cui collabora, inoltre ha anticipato azioni legali "indipendentemente dal paese". Alcune testate giornalistiche hanno parlato di "sentenza rivoluzionaria", ma sarà veramente così? A dire il vero sembra che sia stata applicata semplicemente la legge, oltre che il buonsenso. Mentre in Giappone la norma regolatrice è stata studiata da esperti del settore con addirittura la partecipazione del mangaka Ken Akamatsu e prevede nel suo precetto un determinato numero di inquadrature, in Italia vige ancora la legge n. 633 del 22 aprile 1941, promulgata nientepopodimenoché da Vittorio Emanuele III "per grazia di Dio e per volontà della nazione", coadiuvata dal titolo IX del libro quinto del codice civile. In effetti nella nostra ottica ciò che è successo nel paese del Sol Levante potrebbe essere davvero rivoluzionario!

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.