Duplice omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta: l'analisi di “Quarto Grado”

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"LA BATTAGLIA" - La puntata di "Quarto Grado" del 25 settembre intitolata "La battaglia" è stata a lungo incentrata sul duplice omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Marra, i due trentenni di Lecce brutalmente uccisi a coltellate da un uomo presumibilmente incappucciato che si è dileguato nell'oscurità della notte. Lui amministratore di condominio e arbitro di calcio molto apprezzato sui campi di serie C, lei dottoressa in giurisprudenza che aveva appena vinto un concorso dell'INPS, entrambi senza nemici. Perché "battaglia"? L'ha spiegato il presentatore Gianluigi Nuzzi: nell'ottica di questo tragico fatto di cronaca si tratta di una lotta contro il tempo per trovare l'assassino. «Chi aveva invidia?», in effetti secondo ciò che è trapelato dalla trasmissione sembra che il dramma sia avvenuto durante la prima cena della coppia nella nuova casa: Daniele ed Eleonora avevano appena deciso di convivere, può essere un caso? La ragazza aveva appena caricato una foto su Instagram che la ritraeva mentre attaccava alla parete un quadro con su scritto "Work in progress", qualcuno ha voluto distruggere i sogni dei due, colto da livore e invidia?

LA DINAMICA - Alle 20:50 i vicini di casa hanno sentito le prime urla che inizialmente avevano confuso per lamenti dovuti a una fuga di gas o semplice trambusto. Un dirimpettaio davanti ai microfoni del programma ha chiaramente detto: «Ho sentito Eleonora che diceva "Andrea, finiscila! Basta!" e mio figlio sentiva Daniele dire la stessa cosa». È altamente probabile che le vittime abbiano fatto entrare l'omicida nel condominio, perché il "portoncino" era difettoso e la porta d'entrata non presenta segni di effrazione. Eleonora è stata colpita con 36/37 fendenti al petto, all'addome e alla gola, il suo corpo presenta anche numerose ferite "da difesa alle braccia", il che significa non solo che ha lottato per sopravvivere, ma anche che è stata assalita da una furia a dir poco bestiale. Il corpo della donna è stato trovato all'entrata dell'appartamento. Per quanto riguarda Daniele, ucciso con 38 coltellate, la dinamica è apparsa meno chiara, perché il cadavere era sulle scale e nessuno ad oggi ha capito se il ragazzo ha trovato la morte nel tentativo di rincorrere l'assassino o se stava scappando; sicuramente è stato colto alla sprovvista, perché era in pantaloncini e ciabatte, segno che poco prima dell'arrivo del carnefice si stava godendo l'intimità della sua nuova casa. Una vicina, guardando dallo spincino, ha notato «un uomo giovane» che scappava.

L'ASSASSINO - Un fotogramma con l'immagine dell'assassino è stato prelevato dalla telecamera di un sottopassaggio che dista 4 minuti a piedi dal luogo della mattanza. L'uomo, dall'andatura dinoccolata, appare di spalle e sembra essere alto circa 1.70/1.80 metri. Sul posto è stato trovato un biglietto (alcune testate giornalistiche hanno fatto riferimento a più foglietti) forse scritto dall'omicida con delle annotazioni agghiaccianti: un percorso da cui si desume che siano state mappate le telecamere presenti in zona al fine di evitare di essere ripresi e alcuni appunti come quello di usare determinati guanti (che si sono rivelati essere in lattice e di cui sono stati trovati dei frammenti). L'amico di Daniele che si chiama Andrea è stato interrogato per 8 ore, ma risulta estraneo ai fatti, inoltre gli inquirenti hanno provato a cercare tracce e indizi sui computer e i cellulari della coppia, anche se in merito a questa novità non si sa altro. Ma qual è il senso di lasciare un biglietto scritto di proprio pugno sul luogo dell'omicidio? Apparentemente nessuno, a meno di una sbadataggine o per creare una falsa pista investigativa. Interpellato da Nuzzi, il criminologo Massimo Picozzi ha commentato la dinamica in questo modo: «L'assassino è andato a incontrare un giovane ragazzo in forma che ha sopraffatto con un'arma bianca. Ci sono caratteristiche della premeditazione e della perdita di controllo emotivo-passionale». La tragedia pare essere un unicum nel panorama della cronaca nera italiana degli ultimi tempi.

I RICORDI DELL'AMICO - Un amico di Daniele ha lasciato un bel ricordo del giovane, si è espresso su questo fantomatico "Andrea" e ha commentato la possibilità che il dramma sia nato da forti dissapori nati in ambienti calcistici: «Sono cresciuto assieme a Daniele, è stato un amico che auguro a tutti di avere. Lui ed Eleonora erano fidanzati da 5 anni, non ricordo litigi importanti fra i due, non si erano mai lasciati. Che io ricordi non era emerso nessun particolare di qualche ex che potesse insidiarla. [...] Andrea c'è, ma fa parte della cerchia stretta di amici. Era praticamente un fratello per Daniele, altri non me ne vengono in mente. [...] Lui era nato per aiutare. Non c'era mai nulla di così grave proseguito fuori dal campo. Lunedì si è allenato sempre al solito orario pranzo, molto tranquillamente, non aveva cambiato nulla della sua routine settimanale. Daniele non avrebbe mai aperto a uno sconosciuto, almeno uno dei due conosceva l'assassino». Un'amica di Eleonora ha lasciato un ricordo dolce della ragazza, che si era appena realizzata in ambito lavorativo e aveva trovato l'amore: «Era impossibile litigare con una come lei».

I PARERI DEGLI ESPERTI - Carmelo Abbate sui legami sentimentali e sulla questione calcistica è stato molto chiaro: «C'è un ex fidanzato di Eleonora che si chiama Andrea, risale a 10 anni fa ed è attualmente sposato con figli. Nessuno dei due ha segreti e tresche nascoste e non credo alla pista dell'arbitraggio». Sabrina Scampini ha commentato in questo modo: «Siamo nel campo delle ipotesi, ma a me sembra che sia una grande messinscena. Il bigliettino può essere stato scritto da qualcuno per mascherare l'omicidio passionale. Si dovrebbe cercare più tra il lavoro di lui e le gelosie di cui potrebbero essere stati vittime». Secondo Luciano Garofano si tratta di un fatto di sangue con un «parterre di tracce molto interessante», mentre dalla tempistica, ossia dal fatto che la coppia non ha potuto difendersi, si potrebbe desumere la premeditazione. Il biologo e generale dei Carabinieri in congedo ha concluso così: «Il fotogramma è scarso, ma si può lavorare sul parametro dell'altezza per identificare il sesso. Quest'omicidio verrà risolto con le indagini tradizionali». Massimo Picozzi è rimasto molto perplesso dal rischio che si è preso l'assassino e ha aggiunto che «certamente un killer professionista non dà 40 colpi».

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.