Il mistero di Paolo Moroni, l'ingegnere ucciso ad Amsterdam
È ancora avvolta nel mistero la morte di Paolo Moroni, l'ingegnere informatico di 42 anni originario di Allumiere ucciso a coltellate ad Amsterdam. L'uomo è stato brutalmente assassinato nel suo appartamento ubicato in zona porto in un periodo compreso tra martedì 25 e giovedì 27 gennaio. In queste ore gli inquirenti olandesi si sono trincerati nel riserbo più assoluto, ma hanno lasciato intendere che stanno visionando con molta attenzione i filmati delle videocamere di sorveglianza del luogo per comprendere al meglio come sono andati i fatti.
Nel frattempo sembra che sia stato individuato il presunto colpevole: l'omicida sarebbe un 38enne nordafricano di cui non si sa praticamente nulla, complici le pochissime dichiarazioni della polizia locale. Sulla base di una prima ricostruzione giornalistica pare che, dopo il delitto, il carnefice abbia tenuto con sé il cellulare dell'ingegnere, questo farebbe pensare a una rapina finita male. Altre fonti giornalistiche - per adesso non corroborate da alcun dato - farebbero pensare a una conoscenza pregressa tra i due.
Paolo era uno dei tanti "cervelli in fuga": dopo essersi laureato alla Sapienza aveva conseguito un "master degree" all'Università della Svizzera Italiana. A seguito di alcune esperienze lavorative in terra elvetica e in Germania era approdato ad Amsterdam, dove esercitava l'attività di sviluppatore per grandi aziende e piccole start-up nel campo dell'innovazione tecnologica. La pandemia lo aveva spinto a tornare in Italia per lavorare in smart working, ma l'8 gennaio si era nuovamente trasferito nei Paesi Bassi.
