La condanna definitiva di Antonio Logli e la sovraesposizione mediatica a “Quarto Grado”

  •  
  •  
  •  
  • 4
  •  
  •  

LA CONDANNA DEFINITIVA - La Corte di Cassazione ha confermato i 20 anni di reclusione nei confronti di Antonio Logli per l'omicidio della moglie Roberta Ragusa. La donna, scomparsa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 da San Giuliano Terme (PI), è stata cercata in tutta Italia e anche oltre i confini nazionali senza essere mai trovata. In questi anni le ipotesi sono state molte, ma poche hanno riguardato l'allontanamento volontario, infatti per la Suprema Corte Roberta non ha deciso di scomparire, ma è stata uccisa dal marito. La condanna è diventata immediatamente esecutiva. Questo pomeriggio il PG aveva chiesto di certificare l'inammissibilità del ricorso della difesa e così è stato.

L'ITER GIUDIZIARIO - Il cammino per arrivare a questa sentenza potrebbe essere definito "una sorta di epopea giudiziaria": dopo un'intensa attività d'indagine, nel marzo 2015 il GUP Giuseppe Laghezza dispone il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Antonio esce dal Tribunale sorridente e per molti la soluzione del caso si allontana. Al provvedimento ricorrono la Procura, i familiari della donna e l'Associazione Penelope Italia, l'anno seguente la Corte di Cassazione annulla il proscioglimento. Nel novembre 2016 viene ammessa la richiesta di rito abbreviato presentata dai difensori Roberto Cavani e Saverio Sergimpietri, l'imputato viene condannato in primo grado nel dicembre 2016 e in secondo grado nel maggio 2018 a 20 anni di reclusione con divieto di allontanamento dalla provincia di Pisa dalle ore 21 alle 6.
Molti sbottano: c'è una condanna per omicidio volontario aggravato e distruzione di cadavere, possibile che Logli non sia in carcere? Infatti questo nostro articolo è stato fra i più letti degli ultimi 2 anni.
Quest'oggi la Suprema Corte ha scritto la parola "fine" sulla tragica vicenda.

I DUE MOVENTI - La Corte d'Assise d'Appello di Firenze, pur ammettendo che si è trattato di «un processo di natura indiziaria», evidenziando «una lunga serie di indizi convergenti» ha descritto minuziosamente i moventi: «La coppia Logli-Ragusa versava da tempo in irreversibile stato di crisi matrimoniale a causa della protratta relazione del marito con Sara Calzolaio. [...] Gli interessi economici dei coniugi erano strettamente intrecciati e non facilmente districabili vista la partecipazione in forma societaria all'attività di famiglia alla cui conduzione la Ragusa era principalmente dedita. [...] Roberta Ragusa aveva preso in considerazione l'ipotesi della separazione che era avversata dal Logli, il quale ne temeva i contraccolpi economici nonostante fosse pressato anche dall'amante».
Di conseguenza i moventi, confermati anche dalla Cassazione proprio oggi, sono due: l'amante di Logli ossia Sara Calzolaio e quello economico. Se la pratica di separazione fosse stata avviata il condannato si sarebbe trovato in una situazione finanziaria difficile, da lì l'idea dell'omicidio.

LA SOVRAESPOSIZIONE MEDIATICA - Le polemiche più furenti sono state rivolte in particolare a "Quarto Grado" a cui noi di DirittoeCronaca.it siamo sempre stati molto vicini, scrivendo riassunti di puntate e valorizzando alcuni servizi della trasmissione. Il programma sarebbe stato reo di concedere troppo spazio alla difesa, arrivando a ospitare i figli dell'imputato e Sara Calzolaio. Proprio Alessia Logli aveva ripetutamente tentato di discolpare il padre in diretta: «La mamma desiderava più spazi, autonomia. [...] La verità? Sicuramente non è stata uccisa dal mio babbo: questa è l'unica certezza che ho». La Calzolaio, protagonista di una puntata che ha scatenato l'ira della maggior parte dei "quartograders", ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: «Credo fermamente in Antonio, l'ho messo sotto torchio e lo difendo. La mia colpa è di essermi innamorata di un uomo sposato, ma il matrimonio di Antonio e Roberta era già finito da tempo. Io gli credo fermamente e so che non può avere fatto una cosa del genere. Antonio è una persona pacata, non cerca il litigio, ma di calmare le acque». Alla domanda del conduttore Gianluigi Nuzzi, che le aveva chiesto cosa succederebbe se Roberta si ripresentasse, la donna ha risposto: «Sarei ben lieta di uscire da quella casa e sarei felice se tornasse. Ho le mie cose già pronte e impacchettate, sono pronta ad uscire da quella casa». Tuttavia la donna ha anche dichiarato: «Non vedo l'ora di avere una casa tutta mia dove vivere con Antonio. Poi se volessero i ragazzi potrebbero avere la loro stanza». Parole che hanno scatenato controversie di ogni genere sul web.

SCELTA TELEVISIVA O PROCESSUALE? - Bisogna sottolineare che nelle motivazioni della sentenza di secondo grado è stato scritto un passaggio molto importante sul tema in questione: «Nel corso delle indagini l'uomo ha opposto silenzio granitico, non contestando né fornendo spiegazioni in merito a tutti i comportamenti ambigui e fortemente indiziari che l'inchiesta ha messo in luce». Ciò potrebbe portare a pensare che Antonio, trovatosi in nettissima difficoltà, abbia provato a dare un'immagine diversa di sé, tuttavia fallendo.
La scelta di "Quarto Grado" di non far parlare, per esempio, Nicodemo Gentile che è legale dell'Associazione Penelope e quindi rappresentante della parte civile, può essere ricondotta alla volontà di evitare inutili scontri in diretta e di dare maggiore spazio agli ospiti, tenendo presente che negli anni passati molte figure dell'accusa sono state intervistate e portate in studio ripetutamente.
Insomma che dietro le ultime scelte della trasmissione ci sia anche la "logica dello share" (che per la puntata speciale di domenica scorsa ha raggiunto addirittura l'8%) pare innegabile, ma la vicenda mediatica è molto meno scabrosa di com'è stata dipinta sui social.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.