La morte in gita scolastica: il mistero di Domenico Maurantonio e Maria Cristina Schiani

L'anno scolastico sta finendo e in quest'ultimo periodo le gite sono aumentate.
Si tratta di eventi che tutti gli studenti vivono con allegria e spensieratezza, purtroppo non sempre le cose vanno bene e a volte la tragedia è dietro l'angolo.

IL SOGNO TRASFORMATO IN INCUBO - Maria Cristina Schiani è una studentessa romana di 18 anni del liceo "Niccolò Macchiavelli", nel 2010 parte per Londra coi suoi compagni e tre insegnanti. La ragazza ha realizzato uno dei suoi sogni: da sempre voleva visitare la capitale inglese e questo viaggio per lei può essere un'ottima occasione per accrescere il suo bagaglio culturale e comprendere le prospettive che la vita ha da offrirle.
Tuttavia la sera del 17 febbraio succede un fatto inquietante: la classe si trova all'hotel Premier Inn di Fulham dove sta per cenare, Maria Cristina entra con una quarantina di compagni nel salone adibito ai pasti, ma, appena si sta per sedere, si blocca, si libera di scatto del cellulare e degli occhiali e fugge. La giovane stava soffrendo di forti mal di testa e la docente di greco qualche minuto prima le aveva consigliato di assumere un analgesico dopo cena.

IN UN ATTIMO IL DRAMMA - I presenti perdono di vista la ragazza che viene ritrovata ormai morente dalla professoressa di educazione fisica: Maria Cristina è caduta dal sesto piano, ma nessuno riesce a spiegarsi come e soprattutto perché.
Nelle ore successive alla tragedia un portavoce dell'albergo parla espressamente di suicidio, in quanto per raggiungere il punto in cui la studentessa è precipitata è necessario arrampicarsi. La famiglia non ne è convinta: «Non aveva intenzione di uccidersi, era una brava ragazza, una studentessa modello. Aveva un fidanzato, Matteo, con il quale sembra che andasse tutto per il meglio. Non riusciamo a immaginare cosa possa essere successo», queste le parole della zia Giovanna che si fa portavoce dei suoi cari, distrutti dal dolore.

UNA MORTE INSPIEGABILE - Nonostante i molti dubbi alla fine Scotland Yard decide di archiviare l'indagine: è suicidio, nulla di particolare è trasparito dall'analisi delle conversazioni nel cellulare e tanto meno dai lunghi interrogatori a cui sono stati sottoposti i testimoni.
Ma perché Maria Cristina ha deciso di farla finita? Era nel posto che più desiderava al mondo e poche ore prima della tragedia aveva visitato la National Gallery. Per la madre la ragazza sarebbe stata vittima di un malore, indubbiamente si tratta di una storia con molte parti oscure che probabilmente non troveranno mai spiegazione.

LA STORIA DI DOMENICO - È il 10 maggio 2015, gli studenti del liceo "Ippolito Nievo" di Padova si stanno godendo una gita a Milano poco prima dell'esame di maturità: dopo aver visitato l'Expo e la Triennale stanno pernottando all'hotel "Da Vinci". Protagonista suo malgrado di ciò che succederà è il 19enne Domenico Maurantonio, uno studente modello con ottimi voti e senza grilli per la testa. Il ragazzo mangia una pizza poco prima della mezzanotte, intorno alle 5 spedisce dei messaggi su WhatsApp che non fanno presagire nulla di negativo, ma quella è una notte strana che come ogni momento di passaggio fra l'adolescenza e l'età adulta può inghiottire sogni e persone. Alle 6.30 un compagno di stanza si sveglia e nota che non è a letto, il cadavere di Domenico verrà trovato alle 8 dal personale dell'albergo, il giovane è caduto dal quinto piano facendo un volo di oltre 15 metri.

COSA POTREBBE ESSERE SUCCESSO - Lo studente è parzialmente spogliato: la sua maglia, i suoi pantaloncini e i suoi boxer vengono trovati accanto al corpo. Lungo il corridoio da dove è caduto ci sono delle feci e il giovane di recente era stato operato alla cistifellea, il quadro sembra abbastanza chiaro: dopo aver mangiato la pizza in orario notturno e sorseggiato un liquore alla prugna (circostanza confermata dai suoi compagni durante gli interrogatori), Maurantonio sta male, forse trova il bagno occupato e così decide di chiedere aiuto ad altri compagni o ai professori. Durante il tragitto sta per avere l'ennesimo attacco di dissenteria o di vomito e decide di sporgersi da una finestra alta 1 metro e 10, ma la sua struttura, incassata più esternamente rispetto al muro interno, crea un effetto-gradino per cui è difficile stare seduti o appoggiati col busto e di conseguenza il ragazzo si sporge ancora di più, da lì la tragedia.
La famiglia di Domenico decide di rifarsi a Eraldo Stefani, un penalista di Firenze e professore di scienze forensi noto per aver scritto molti testi giuridici fra cui una proposta di un codice autonomo sulle indagini difensive.

I PARTICOLARI CHE NON TORNANO - Stefani mette al lavoro uno staff di consulenti tecnici che, dopo molte ricerche, suggeriscono un'altra verità: il ragazzo è stato ucciso.
Il legale nelle sue dichiarazioni è lapidario: «Nell'ambito dell'indagine difensiva fatta per conto della famiglia appare che ad un certo punto tutto si blocca intorno alle 5. I ragazzi che ho sentito ricostruiscono i fatti fino ad un certo punto, poi tutto si ferma perché tutti fanno dell'altro. Ho scoperto che la classe si è incontrata fuori dalla scuola in un ambiente privato subito dopo la tragica gita. Di certo in questa indagine devono essere "attenzionati" i ragazzi, ma anche i professori, la scuola nel suo insieme, le istituzioni al di sopra della scuola e i genitori dei ragazzi».
Il legale parla di "ricostruzione corale" dei compagni, sostiene che nessuno di loro ha in realtà dormito e fa riferimento ad "avvenimenti eclatanti", infatti, nel 2016, esattamente un anno dopo, Stefani deposita 3.000 pagine con le quali lui e il suo staff hanno ricostruito l'accaduto. Per loro quella notte qualcuno avrebbe tenuto a testa in giù per le gambe Domenico che, nel disperato tentativo di salvarsi, avrebbe toccato con una mano il muro esterno dell'albergo.

L'ARCHIVIAZIONE E LE GAFFE - Il 17 maggio del 2017 il GIP di Milano che si occupava dell'inchiesta per omicidio colposo ne ha disposto l'archiviazione nonostante la richiesta del legale dei Maurantonio di comparare un profilo genetico trovato sulla mano del ragazzo. Per il giudice fu un incidente.
In questo modo si è chiuso un caso che, come tanti altri, ha creato polemiche a non finire, come le parole di un docente che, nella relazione sulla gita, scrisse: «Con sincera partecipazione ed entusiasmo la classe ha contribuito al buon esito della visita all'Expo di Milano nei giorni 9 e 10 maggio». Un altro professore che aveva partecipato alla gita si lasciò scappare la seguente dichiarazione: «Ho saputo che in tanti erano stati svegli fino all'alba. Avevano girato per i corridoi, si erano ritrovati nelle stanze».
Altri dissapori e incomprensioni scaturirono dopo che una testata giornalistica di Padova decise di pubblicare le pagelle della 5ª E, la classe di Domenico che, tra l'altro, sarebbe stato ammesso alla maturità con voti alti.
Rimangono molti misteri da chiarire e il dolore di una famiglia che ha trovato solo risposte parziali.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con master in scienze forensi e fra pochi mesi in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.