La sparatoria nella sede di YouTube: chi era (veramente) Nasim Najafi Aghdam?

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Qualcuno l'ha definita "la prima killer spinta da un algoritmo", per altri era una ragazza araba seguace di Hitler, niente di tutto questo.
Per chi ancora non lo sa, Nasim Najafi Aghdam era una 39enne originaria di San Diego che ha assaltato una sede di YouTube a colpi d'arma da fuoco ferendo tre impiegati per poi suicidarsi. Al momento non risultano vittime, anche se un uomo di 36 anni si trova in condizione critiche; sono state gravemente ferite ma non sono in pericolo di vita una donna di 27 e una di 32.
Partiamo subito col dire che "Nasime Sabz", questo il nickname che la ragazza usava online, non era un'integralista islamica come qualcuno ha asserito in queste ore: la sua fede era Bahá'í, una religione monoteistica nata in Iran durante il XIX secolo. Non era spinta da motivazioni di quel genere e alla base del gesto c'è senza ombra di dubbio un profondo risentimento nei confronti di YouTube, reo di averle dapprima diminuito e poi tolto la monetizzazione dei suoi video, di averli oscurati e di non averle garantito "lo spazio che meritava", o almeno così lei sosteneva.
Sì, perché dal sito della ragazza, a dire il vero messo sotto sequestro e tolto dal web un po' troppo tardivamente, traspariva un ego a dir poco mostruoso.
Abbiamo raggiunto il suo spazio web tramite la cache di Google e, come si può vedere, la giovane lo aveva incentrato sulle lamentele nei confronti di YouTube. Qui per esempio si chiedeva se 300.000 visualizzazioni valgono 10 centesimi di dollaro dimostrando poca dimestichezza sull'argomento, inoltre criticava gli impiegati della piattaforma video giudicandoli persone chiuse di mente che le avevano fatto vari sgarbi, fra cui cancellare dei contenuti che lei aveva caricato in rete e ridurre le sue views.

La ragazza non era un'ammiratrice del pensiero nazista come qualcuno ha scritto, semplicemente ha nominato Hitler nell'ottica della critica a YouTube. Un triste aforisma del dittatore tedesco è: «Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola», Nasim l'ha citato personalizzandolo in questo modo.

Come si può vedere la giovane indicava se stessa come la titolare della "prima TV commerciale persiana vegana", inoltre sosteneva di lavorare per un canale televisivo con sede in Iran, ma questa collaborazione non è ancora stata provata.
La ragazza quindi era un'animalista vegana fuori dalle righe che caricava video kitsch, spesso cantati male e caratterizzati da un audio terribile. In questa parte del sito ha addirittura citato Einstein per dimostrare quanto il mondo fosse "un posto pericoloso".

Ma non è tutto: Nasim si definiva "una reale" e non mancava di fare presente che i suoi follower e le sua visite su Instagram erano veri, al contrario di chi li comprava.

Dato assolutamente irreale e fuori dal contesto visto che, per esempio, YouTube riconosce chi "gioca sporco": la piattaforma video di Google infatti non solo non paga sulla base delle views sospette, ma letteralmente non le conta come ha dimostrato lo youtuber Yotobi in questo video.
Riassumendo, la ragazza non accettava il suo insuccesso e imputava a YouTube la colpa di averle rovinato la "carriera".
Di seguito pubblichiamo una clip del New York Times in cui si chiude bene il cerchio attorno a questo strano e inquietante personaggio del web che, purtroppo, ha portato tutte le sue paranoie alla realtà.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.