La testimonianza, le trappole della memoria e la famosa sentenza di Cremona

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LA MEMORIA IMPERFETTA - La memoria è imperfetta. A molti può sembrare strano anche se la psicologia cognitiva l'aveva capito da tempo, ma solo alcuni recenti esperimenti in ambito neuroscientifico hanno confermato tale assunto.
I ricordi sono qualcosa di personale e nascono da ricostruzioni e decodificazioni successive rispetto all'esperienza vissuta, la memoria quindi è sempre soggetta a distorsioni, in quanto l'evento viene codificato, cioè inserito in un contesto di informazioni preesistenti derivanti da fattori individuali di natura psicologica e sociale.
Il rischio di errore è elevato fin dalla fase di acquisizione e immagazzinamento del ricordo perché l'essere umano non solo tende a inserire inconsapevolmente informazioni che divergono dall'accadimento originario per via di un'elaborazione dipendente da interessi, abitudini e preconcetti, ma crea anche falsi ricordi.
Il post-evento è un altro momento in cui la discrepanza fra la memoria e la realtà può essere accentuata: infatti durante la fase del racconto per emotività e suggestionabilità possono essere aggiunte o sostituite informazioni, ne consegue che tutti i ricordi, nessuno escluso, possono essere modificati o distorti.

IL CONTAGIO DEL RICORDO - È altamente probabile che durante un'indagine o un confronto ex artt. 211 e 212 c.p.p. due persone interrogate per ricostruire un accadimento offrano agli inquirenti e agli avvocati ciò che vengono definite delle "misinformation" ossia, nel contesto, distorsioni dei ricordi provocate da una rievocazione fatta insieme, con o senza contrasti.
Infatti il raccontare inserisce dei fortissimi fattori emozionali che incidono nella descrizione dell'evento, inoltre una seconda persona può aiutare ad avvalorare una tesi o spingere l'altro individuo ad auto-convincersi di un qualcosa mai accaduto, questo fenomeno è chiamato "conformità del ricordo" o "contagio del ricordo".

IL RICORDO ATTENDIBILE - Gli studi empirici degli ultimi 40 anni hanno dimostrato che sussiste una forte relazione tra i processi mnestici e quelli affettivi, vale a dire che le informazioni sugli eventi vissuti dipendono e vengono catalogate mentalmente sulla base delle emozioni; basti pensare alla rievocazione di un ricordo autobiografico che non si esaurisce nel richiamare alla consapevolezza un evento, bensì a un processo di attivazione emotiva a livello neurologico.
Pertanto la memoria testimoniale sarà più accurata quando

  • vi sarà similarità tra stato affettivo durante la rievocazione e stato affettivo nel momento dell'apprendimento dell'evento,
  • vi sarà congruenza tra stato affettivo nel momento della rievocazione e materiale da rievocare,
  • si sarà in presenza di un ricordo coerente e stabile nel tempo.

Infatti l'intervista cognitiva si basa sul ricreare le caratteristiche di un'esperienza vissuta che si vuole rievocare, pur con le dovute cautele attuate per tutelare la stabilità mentale del testimone.

LE NEUROSCIENZE E GLI ALIENI - Le tecniche neuroscientifiche possono essere utilizzate sia per valutare l'imputabilità sia per stabilire la credibilità di quanto viene asserito durante un iter giudiziario.
Nel 2012 a Cremona un 52enne è stato condannato a un anno di reclusione, all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e a 25.000 € di risarcimento per molestie sessuali nei confronti di una stagista 17enne sulla base dei test I.A.T. ("Implicit Association Test") e T.A.R.A. (Time Antagonistic Response Alethiometer), che sono stati utilizzati per accertare l'attendibilità delle dichiarazioni rese dalla vittima (qui la sentenza completa).
Il GUP a seguito del giudizio abbreviato ha argomentato in questo modo: «I test I.A.T. e T.A R.A. non provano di per sé la verità storica di un fatto ma hanno il compito più limitato di far emergere, grazie ad una metodologia scientifica e controllabile, e non in base ad apprezzamenti soggettivi, quale sia il "ricordo" cioè la "verità" propria di un soggetto in merito ad un determinato fatto. Ciò non esclude, in linea di principio, e sotto tale profilo si può concordare con le osservazioni dei difensori espresse anche nella discussione finale, che il ricordo del soggetto non corrisponda al "vero" ma sia frutto di suggestioni, autoconvincimenti o distorsioni di quanto realmente avvenuto. I difensori hanno portato l'esempio, assai suggestivo, delle persone che "credono" e quindi davvero "ricordano" di essere state rapite dagli alieni e portate su un disco volante: il ricordo certamente non prova che il fatto sia avvenuto e che gli alieni esistano. Ma una situazione del genere, soprattutto se riferita a eventi semplici e determinati, comporterebbe comunque in capo al soggetto un certo grado di "patologia", si direbbe di dissociazione dalla realtà, patologia che non è minimamente apprezzabile nella personalità della vittima».

I TEST E I LORO LIMITI - Il test I.A.T., che tra l'altro è stato utilizzato anche durante il famigerato processo di Cogne a carico di Anna Maria Franzoni, è una metodologia di "memory detection" che ha ad oggetto l'esistenza di una traccia di memoria autobiografica nel cervello e che si fonda sui tempi di reazione. All'interessato, dopo aver completato un form per inserire alcuni suoi dati, viene richiesto di classificare delle parole che compaiono sullo schermo di un computer attraverso la pressione di due tasti. Le risposte vengono suddivise in "congruenti" e in "incongruenti" e la velocità nella ripartizione è fondamentale (qui alcuni esempi in italiano sul sito dell'Università di Harvard, qui l'immagine di una prova).
Il test T.A.R.A. funziona in maniera molto simile, ma è uno strumento di "lie detection" e quindi è improntato sull'individuare eventuali bugie. Al contrario dello I.A.T. è meno rodato: i primi esperimenti su questo metodo sono stati documentati nel 2007, ma secondo i prevalenti studi scientifici si sarebbe raggiunta una precisione dell'85%.
In ultimo bisogna evidenziare che l'ammissione di perizie e consulenze di questo genere è piuttosto controversa: il codice di procedura penale all'art. 196, co. 2 nulla dice sull'affidabilità soggettiva dell'individuo, bensì si concentra sulla sua idoneità fisica e mentale; senza contare che esperimenti condotti sui test I.A.T. e T.A.R.A. hanno presentato alcuni problemi, addirittura secondo il New York Times «non c'è nemmeno la certezza che la persona ottenga lo stesso risultato nel caso in cui rifaccia il test».

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.