Liliana Resinovich: una squadra di criminologi a caccia della verità

Il caso di Liliana Resinovich, la 63enne pensionata residente a Trieste, scomparsa il 14 dicembre e trovata cadavere in un boschetto vicino all'ospedale psichiatrico "San Giovanni" il 5 gennaio, sta tenendo col fiato sospeso tutta Italia. Ad oggi il marito Sebastiano Visintin risulta essere parte lesa e per dissipare ogni dubbio sulla sua posizione è comparso in alcune puntate della trasmissione "Quarto Grado", in un'occasione è stato intervistato in studio dal conduttore Gianluigi Nuzzi. La vicenda è inquietante e la presenza di Claudio Sterpin - definito prima "amante" e poi "amico speciale" della donna dal programma Mediaset - complica ancora di più la situazione.

La settimana scorsa il fratello di Lilly ha revocato l'incarico al noto penalista trevigiano Luigi Fadalti per una dichiarazione rilasciata in TV che non era piaciuta. A distanza di pochi giorni per tutelare la famiglia della vittima è stata costruita una squadra promossa dal presidente dell'Associazione Penelope Nicodemo Gentile e dall'avvocatessa Federica Obizzi, composta dalla genetista Marina Baldi, dal medico legale Alberto Furlanetto e dalla psicologa Gabriella Marano. Quest'ultima sarà chiamata a fare ciò che Obizzi ha definito «una ricognizione», ossia lo studio del vissuto di Liliana per capire come possa essere arrivata nel boschetto dov'è morta. Il caso è stato definito dalla PM Maddalena Chergia «molto complesso», anche se sarebbero in arrivo «risultanze a stretto giro».

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.