L'incredibile omicidio di Silvia Gobbato (2013)

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C'è chi dice che la vita è appesa a un filo e che non si debba mai dare nulla per scontato. Spesso si sente parlare di fatti di cronaca nera davvero pazzeschi in cui la tragedia accade per puro caso: Silvia Gobbato ha incontrato la sua fine in quel modo, durante un assolato giorno apparentemente tranquillo, in una giornata di svago e divertimento.
Ma cos'è successo a questa giovane brillante e dal sorriso così dolce? Scopriamolo insieme tornando al 2013.
Silvia ha 28 anni, è originaria di San Michele al Tagliamento, un comune della città metropolitana di Venezia, si è laureata in giurisprudenza all'Università degli Studi di Udine dove ha iniziato la pratica forense presso un rinomato studio legale. È molto determinata a diventare avvocatessa e nel lavoro mette tutta se stessa, tanto che è risultata seconda tra tutti i candidati della Corte d'Appello di Trieste nello scritto per l'esame di abilitazione. Non le rimane che l'orale del 7 ottobre, ma per una professionista del suo calibro quell'impegno sembra poco più che una formalità.
Sono le 13 di martedì 17 settembre, la ragazza fa jogging sull'Ippovia lungo il torrente Cormor col figlio dell'avvocato presso cui è praticante, l'amico ha il passo più lungo e la distanzia fino a perderla di vista. Il distacco fra i due aumenta così tanto che il giovane, giunto all'imbocco del percorso sulla strada provinciale, si ferma e la aspetta. Non vedendola arrivare decide di tornare indietro a cercarla.
Lungo il tragitto l'angoscia aumenta, finché il ragazzo incontra un altro corridore che gli racconta di aver scoperto un cadavere. Alle 13.48 entrambi danno l'allarme chiamando i carabinieri: il runner spiega di avere notato un cellulare a terra nel mezzo del sentiero vicino ad alcune macchie di sangue e quindi di aver visto il corpo di Silvia, che risulterà essere stato martoriato da ben 12 coltellate, 7/8 metri oltre il margine dello sterrato, in una zona circondata da alberi.
Parte subito la caccia all'uomo: c'è chi mormora che l'assassino possa essere l'amico con cui la giovane ha deciso di fare jogging, un rampollo di buona famiglia nonché brillante avvocato, tuttavia l'amico risulta del tutto estraneo all'omicidio. Gli inquirenti non escludono nessuno, nemmeno l'ex fidanzato della Gobbato che "Il Gazzettino" definisce "geloso", ma il colpevole non si trova.
Sembra incredibile: Silvia è stata uccisa in una manciata di minuti che vanno dall'allontanamento dell'amico (il quale dirà: «Ho sbagliato, non dovevo correre avanti») all'arrivo del runner sul posto dell'omicidio. L'Italia intera è sgomenta: si può davvero morire in circostanze così casuali e pazzesche?
I dubbi sono così tanti che qualcuno pensa al killer professionista, ma alla fine l'assassino viene trovato e risponde al nome di Nicola Garbino, un 36enne senza precedenti penali e in cura per problemi mentali che proverà a giustificarsi così: «Volevo rapire una donna piccola di statura che non potesse sopraffarmi fisicamente e poi chiedere il riscatto».
L'uomo, dapprima ben appostato, ha rincorso la vittima per un centinaio di metri, quando l'ha quasi raggiunta lei si è girata accorgendosi di essere seguita, è stato in quel momento che l'aggressore le è saltato addosso e l'ha trascinata nella zona boscosa. La sua intenzione, almeno secondo le dichiarazioni rilasciate agli inquirenti, era di minacciarla con un coltello e costringerla a telefonare a casa per chiedere un riscatto, ma la ragazza si sarebbe ribellata e lui, preso dal panico, l'avrebbe assalita nuovamente, stavolta con 12 coltellate.
Nicola Garbino verrà giudicato "pienamente imputabile" e condannato a 18 anni di reclusione.
Silvia è morta così, nel fiore della sua gioventù, uccisa da un uomo con turbe psichiche. Il suo caso verrà spesso citato da alcuni criminologi come Alessandro Meluzzi di "Quarto Grado" per fare un esempio "scolastico" di omicidio compiuto da un folle in assenza di movente.
Di lei rimarrà sempre il ricordo di una ragazza d'oro, appassionata e dedita al lavoro, così l'ha ricordata un suo cugino: «Silvia era solare, ottimista, una persona con cui tutti si sentivano a proprio agio. Allo stesso tempo era precisa nello studio e determinata ad arrivare alla meta quando si poneva degli obiettivi. Proprio come avrebbe fatto con la professione di avvocato che aveva già deciso di intraprendere senza esitare».

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.