Perché non ci occupiamo del caso di Noemi e come evitare questi omicidi

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In questi giorni ha fatto molto discutere il caso di Noemi, la ragazza 16enne di Lecce massacrata dal suo compagno, anch'esso molto giovane (17 anni), probabilmente a colpi di pietra (la dinamica non è ancora stata chiarita dagli inquirenti).
Soprattutto ha creato uno scalpore incredibile l'intervista di "Chi l'ha visto?" ai genitori del reo confesso in cui la giornalista della RAI ha comunicato al padre e alla madre di L.M. che il loro figlio era l'assassino.
Una polemica che ricorda molto quella dell'annuncio in diretta della morte di Sarah Scazzi: stessa trasmissione, stesse critiche, stessa bagarre che in fin dei conti durerà solo per qualche altro giorno e verrà presto dimenticata come tutte le altre.
Nonostante il clamore mediatico e la caccia allo share per le trasmissioni ("Chi l'ha visto?" quel giorno ha raggiunto l'impressionante cifra di 10,6%) e alle visualizzazioni per i siti, noi di DirittoeCronaca.it abbiamo deciso di non occuparci della tragica vicenda per due motivi. Primo, riteniamo che i lettori ne siano informati a sufficienza da altre fonti; secondo, siamo convinti che alcuni media stiano tentando di montarla come caso su cui concentrarsi, mentre i precedenti analoghi sono tanti e non tutti vengono ricordati adeguatamente: Federica Mangiapelo (16 anni, uccisa dal compagno 19enne), Fabiana Luzzi (16 anni, uccisa dal compagno 17enne), Sara Di Pietrantonio (20 anni, uccisa dal compagno 27enne), Janira D'Amato (19 anni, uccisa dal compagno 21enne), ecc...
Daremo sempre la precedenza a casi simili, ma cercando di analizzarli in modo bilanciato, senza dare la priorità ad altri dello stesso genere e soprattutto senza farlo in modo morboso.
La violenza sulle donne e i cosiddetti "femminicidi" sono fenomeni molto difficili da esaminare e non ci permetteremmo mai di dare facili soluzioni in un semplice articolo. Tuttavia vogliamo fornire una lista del "Centro Uomini Maltrattanti" in cui vengono sottolineati i classici "campanelli d'allarme": situazioni di pericolo che non solo devono destare l'attenzione di mogli, madri e fidanzate, ma anche, possibilmente, portare i loro compagni a rivolgersi a un centro specializzato.

1) Fare o dire delle cose che dopo fanno stare male.
2) Cercare di impedire alla propria partner di fare qualcosa che voleva fare (come mettere un particolare vestito, uscire con le amiche, avere un lavoro o studiare).
3) Seguire o controllare i movimenti della propria partner (magari telefonando o mandando costantemente messaggi a orari strani).
4) Provocare paura nella partner e/o nei figli.
5) Fare pressioni alla partner o ad altre donne per fare sesso quando non vogliono.
6) Essere gelosi e/o accusare la partner di prestare troppa attenzione a qualcun altro.
7) Schiaffeggiare, picchiare, spingere la propria partner o minacciare di farlo.
8) Offendere, criticare, far sentire stupida per le proprie idee la propria compagna e/o i figli.
9) Controllare le finanze, magari verificando tutte le spese di casa e non permettendo alla partner un uso personale dei soldi.
10) Non riconoscere se stesso quando ci si comporta in un certo modo.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.