Processo Cagnoni: è scontro sull'ora della morte di Giulia Ballestri

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Si torna a parlare di Matteo Cagnoni, il famoso dermatologo di Ravenna noto per essere comparso in alcune trasmissioni televisive: il medico si sta difendendo nel processo che lo vede imputato per la morte della moglie Giulia Ballestri.
Sono stati sentiti i medici legali che si sono occupati delle perizie sul cadavere: la donna è stata colpita da un grosso ramo alla testa sette volte, l'assalto le ha provocato diverse fratture e traumi importanti anche se non letali.
Il particolare che più ha sconvolto i presenti in aula è stato il fatto che l'aggressore avrebbe potuto salvarla, infatti Giulia è morta soffocata dal suo stesso sangue durante un'agonia durata circa un'ora.
Si può ben capire che l'accusa sta puntando sulla premeditazione e sulla crudeltà, anche se quest'ultima sarà difficile da ottenere perché implica un quid pluris caratterizzato dalla gratuità e superfluità dei patimenti, dall'efferatezza, dall'assenza di pietà e dalla volontà di infliggere sofferenze ulteriori non necessarie alla causazione dell'evento voluto.
Sul corpo e sulle braccia in particolare sono state riscontrate numerose lesioni da difesa passiva: presumibilmente l'assalto è iniziato con lei di spalle, in seguito la vittima avrebbe provato a difendersi frapponendo le braccia incrociate.
La Procura inoltre ha provato a fare un collegamento tra fede all'anulare ovalizzata e braccio rotto a dimostrazione della violenza dei colpi, tale ipotesi è stata giudicata dagli esperti "ragionevole ma improbabile" perché il fendente prodotto su quel dito avrebbe quasi sicuramente causato una frattura da schiacciamento che non è stata riscontrata.
L'udienza è continuata abbastanza tranquillamente fino alla discussione sull'ora della morte: secondo i periti è da stabilire sulla base di due dati, ossia la rigidità cadaverica e la presenza della caffeina nel corpo della Ballestri. Come molti ricorderanno la donna, prima di morire, era stata al bar "Le Plaisir" col marito, i medici legali in tutto ciò hanno tenuto conto del fatto che lo stomaco di un essere umano normalmente si svuota in 3 ore.
Il prelievo del succo gastrico fu fatto in incidente probatorio, ossia con le parti presenti, contestualmente all'autopsia e il campione fu conservato a -18°, tuttavia l'esame fu successivo e svolto senza la presenza della difesa che venne avvisata dell'esito tre giorni dopo.
La PM ha spiegato che secondo la giurisprudenza consolidata non c'è l'obbligo di informare la controparte per le fasi successive al prelievo, inoltre ha fatto presente che lo stesso esame si può ripetere in qualsiasi momento e che la consulente della difesa dopo aver ricevuto quell'esito non inviò né repliche né censure.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.