“Quarto Grado”, recap del 16/2/18: commozione per Nadia Toffa e Sabrina Scampini. Lo scontro fra Meluzzi e Picozzi

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L'ultima puntata di "Quarto Grado" si è aperta con le parole di Nadia Toffa, la conduttrice delle "Iene" che di recente ha rivelato di essere reduce da un cancro. Lo stesso ha fatto durante la diretta Sabrina Scampini: «Tanti telespettatori mi hanno chiesto se avessi problemi di salute. Un anno fa ho scoperto di avere un tumore. Mi sono operata, nei mesi successivi ho fatto cicli di chemioterapia e radioterapia, due settimane fa ho terminato. [...] Sono guarita, quindi mi sento di dirlo. Sui social mi hanno presa un po' in giro, ma non me la sono presa perché non potevano immaginare cosa stessi passando. [...] Non mi sono mai sentita malata, ma una guerriera, tuttavia non l'avrei mai scoperto se non avessi fatto gli esami di routine. Tante donne ci seguono, quindi dico loro di sottoporsi agli esami di controllo. La prevenzione è fondamentale».
Il titolo della puntata non poteva che essere "Siamo guerrieri".
Si è trattato subito il caso di Pamela Mastropietro, la ragazza di Roma uccisa, mutilata e chiusa in due trolley a Macerata, ci sarebbe un italiano che non si è ancora fatto avanti con gli inquirenti.
È stato intervistato il tassista che ha portato la giovane al parco: «Mi ha chiesto di portarla ai giardini Diaz alle 9:30. È salita sul sedile davanti. [...] Lei aveva l'accento romano, le ho chiesto perché si trovava a Macerata e ha risposto che aveva litigato col fidanzato. [...] L'ho vista entrare nella farmacia di via Spalato. Nell'uscire ho notato che l'aspettava un ragazzo di colore, entrambi si sono avviati verso la palazzina».
Secondo l'autopsia Pamela sarebbe stata colpita alla testa e due volte al fegato con un coltello mentre era ancora viva.
Paolo Reale ha detto la sua sulle intercettazioni telefoniche: «Offrono molte informazioni fra cui il "positioning", a intervalli regolari viene offerta la posizione del cellulare. In una stazione centrale la cella offre un posizionamento molto più preciso».
Lo scenario che gli inquirenti ritengono più probabile è l'aggressione da parte dei tre ragazzi nigeriani, i periti non hanno riscontrato punture di siringhe. Il luminol ha permesso di trovare elementi utili e di individuare la terrazza come il luogo dell'omicidio.
Ad un certo punto Abbate è intervenuto in questo modo: «Io ho una domanda: l'hanno cercata, ma dove e in che modo l'hanno cercata? Chi l'ha cercata? Mi piacerebbe che qualcuno la settimana prossima ce lo spiegasse».
Durante il programma è stata sentita un'intervista telefonica al fratello di Innocent Oseghale che così ha commentato: «Mio fratello non può essere un assassino, non gli ho mai visto compiere azioni violente».
Alle 22:17 Nuzzi ha cominciato a intervistare Davide Stival, il padre del piccolo Lorys, ucciso dalla madre Veronica Panarello. L'uomo, che ha presentato un libro scritto col suo avvocato e il giornalista di "Quarto Grado" Simone Toscano, ha risposto così alle domande del presentatore: «Ho scritto questo libro in modo che rimanga un ricordo per tutti e una verità per i miei figli. [...] Sto provando un mix di emozioni, rabbia e amarezza. Sono ancora distrutto. [...] Il giorno del fermo, quando mi hanno fatto vedere i frame delle immagini, non ho subito capito cosa stava succedendo. In un secondo momento mi hanno fatto vedere il video del percorso dell'auto. [...] Veronica cercava sempre di attirare l'attenzione e in me nasceva un senso di protezione. [...] Su mio padre non ho mai avuto dubbi, quella è stata l'ennesima bugia di Veronica. [...] L'unica cosa che vorrei dirle è: cosa le ha fatto Lorys di così grave?». Davide ha anche commentato il famigerato "momento canoro" della moglie: «È una finta, con me non si è mai comportata così in 10 anni. Questa scena si è ripetuta due volte: davanti al PM e davanti al Presidente del Tribunale dei Minori».
L'avvocato dell'uomo ha aggiunto: «Processualmente non vedo la possibilità di colpi di scena. Anche le questioni preliminari sono già state rigettate, per cui siamo già in fase di discussione con richiesta di conferma della sentenza di primo grado».
Alle 23:21 si è passati al caso di Jessica Faoro, la 19enne uccisa da Alessandro Garlaschi, un tranviere milanese di 39 anni. "Quarto Grado" ha reso pubblica la notizia per cui l'uomo possedeva numerosi sex toys per "giochi sadomaso", di cui 51 venduti in internet dall'inizio dell'anno; a riguardo Picozzi e Meluzzi hanno rispettivamente commentato: «Garlaschi aveva una sessualità immatura. Mogli come la sua coprono i loro uomini», «Spesso nel mondo delle perversioni sessuali c'è immaturità e rimorso. Molto spesso la complicità sessuale distorta diventa omertà nei confronti di una vulnerabilità assoluta».
Più volte alla settimana la ragazza si recava alle 8 di mattina sotto le finestre del carcere Beccaria per vedere il suo compagno Alessandro, detenuto per non ben specificati furti.
Alle 23:47 si è tornati sul caso di Pamela Mastropietro, Meluzzi ha detto la sua: «È molto improbabile che tre spacciatori nigeriani possano essere tali senza chi gli procura la droga. Quelle sostanze non si prendono al supermercato», ma quando Picozzi gli ha fatto notare, forse in modo un po' pesante, che nella scorsa puntata sul caso aveva parlato di "omicidi rituali", l'altro ha sbottato dichiarando che forse in futuro avrebbe deciso di denunciarlo: «Non mi si può dare del criminale davanti a migliaia di italiani».
In realtà Picozzi non ha mai dato del criminale a Meluzzi, ha parlato di "osservazioni criminali". Difficile ipotizzare una faida interna a "Quarto Grado" dal momento che i due esperti hanno addirittura scritto un libro insieme con Paolo Crepet e Stefano Zecchi ("Amore non amare", edito dalla Mondadori).
Abbate, nel marasma generale, ha aggiunto: «C'è qualcosa che non funziona nell'organizzazione dello Stato e qualcosa che non va in noi italiani se una ragazza, dopo essere stata in una comunità, appena compiuti 18 anni finisce per strada», bravo Nuzzi a tenere ben salde le redini della trasmissione.
Alle ore 00:22 si è tornati sul caso "Erostrato": un volume universitario del 2005 potrebbe essere la chiave per risolvere il mistero, ci sarebbero tre indagati, ossia due uomini rispettivamente di 30 e 60 anni e una donna. Uno di questi avrebbe una "posizione più complicata", gli indiziati potrebbero essere parenti.
Picozzi sull'enigma: «Non sembra un uomo colto, vuole apparire tale. In quello che fa c'è una serialità e nella serialità è fondamentale cercare di capire qual è il primo evento. Solitamente la zona del primo delitto è quella che il reo frequenta di più».
Alle ore 00:36 è stato trattato il caso di Rosetta Quaiattini (omicidio di Beivars, Udine).
Alla prossima live Twitter e al prossimo recap su DirittoeCronaca.it!

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.