Delitto Ballestri, udienza drammatica: Matteo Cagnoni sviene in aula
Matteo Cagnoni, il dermatologo di Ravenna accusato di aver ucciso a bastonate la moglie Giulia Ballestri, ha avuto un lieve malore durante l'udienza del 24 novembre.
Su istanza del PM Cristina D'Aniello sono stati visionati due filmati: uno relativo a un sopralluogo degli inquirenti vicino a una siepe dove ci sarebbe stato un curioso viavai dell'imputato e l'altro al ritrovamento del cadavere.
Nonostante la richiesta del Pubblico Ministero di sgombrare l'aula per rispetto alla vittima e ai familiari, il Presidente della Corte Corrado Schiaretti ha negato tale possibilità, asserendo che «il dibattimento è pubblico e le prove vengono assunte pubblicamente, quindi anche la visione del filmato è pubblica e chi se la sente può rimanere».
Il video comincia ed è subito sgomento: sono visibili perfino dall'ingresso della villa tracce di sangue (gocciolamento sul pavimento e sui portoni) e un dente. Mano a mano che gli inquirenti avanzano nella casa il sangue diventa più consistente e si può scorgere una tanica d'acqua con cui l'assassino di Giulia ha provato a eliminare le tracce. Ci sono anche delle impronte di scarpe Hogan e calcinacci di muro sparsi, gli stessi che verranno trovati nei capelli della vittima. Una lunga scia di sangue porta alla stanza murata dov'è stato ritrovato il corpo praticamente nudo, con indosso solo il reggiseno slacciato.
Cagnoni a quel punto non ha retto la tensione: colto da un malore, è caduto dalla sedia ed è stato subito soccorso dagli agenti della polizia penitenziaria. Quasi istantaneamente commenti di rimprovero dai posti a sedere dietro l'imputato hanno costretto il Presidente a ordinare 15 minuti di pausa.
Una volta ripresa l'udienza, Cagnoni non ha più rivolto lo sguardo verso le immagini seguenti, peraltro sempre agghiaccianti e fortemente probatorie. Sono state visionate le impronte dell'imputato su una parete e un frigorifero ed esaminati due cuscini col sangue di Giulia, gli stessi portati a Firenze dal dermatologo: foto proiettate in seguito hanno dimostrato che si tratta di una parte di mobilio presente nel luogo dell'omicidio.
Anche l'analisi delle telefonate sembrerebbe inchiodare il dottore: non solo l'imputato poco prima di essere informato del delitto aveva chiesto alla sua segretaria di disdire tutti gli appuntamenti di lavoro ma, ancor prima che la polizia rinvenisse il cadavere, aveva chiamato nel cuore della notte il suo avvocato.
