Udienza di fuoco per la morte di Martina Rossi. Il padre: «Sconcertante il quadro dipinto dalla difesa»

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«Siamo assolutamente sconcertati dal quadro dipinto in aula dagli avvocati della difesa», questo il commento di Bruno Rossi, il papà di Martina, la studentessa genovese morta a seguito di una caduta da un balcone dell'hotel "Sant'Ana" a Palma di Maiorca.
Ma torniamo indietro nel tempo per capire la tragica situazione: siamo nel 2011, la ragazza ha 20 anni e si concede una vacanza (la prima "da adulta") con delle amiche in Spagna. La notte del 3 agosto 2011 le giovani incontrano in un locale un gruppo di quattro ragazzi aretini che invitano le nuove conoscenti nelle loro camere d'albergo. Da qui in poi i fatti diventano caotici e le versioni dei protagonisti spesso non coincidono. Secondo le ricostruzioni trasmesse dal programma "Chi l'ha visto?" quattro giovani si incontrano in una camera dell'hotel, mentre Martina si trova "nella 609" con Alessandro A. e Luca V.; da qui il salto nel vuoto dal sesto piano, poi il nulla. La polizia spagnola liquida il tutto come un caso di suicidio dovuto a qualche spinello di troppo, qualcuno fa riferimento addirittura al "balconing", i due ventenni presenti parlano di gesto inconsulto e incomprensibile. Ma i genitori di Martina non si arrendono, cominciano a indagare e dopo la riesumazione della salma vengono scoperti una frattura alla mascella che non avrebbe nulla a che fare con la caduta, graffi sulle braccia e strane abrasioni su una spalla. Comincia a farsi strada l'ipotesi della tentata violenza sessuale.
Torniamo al presente: difesa e accusa si sono affrontate davanti al GIP di Arezzo per decidere il rinvio a giudizio di Alessandro e Luca.
Secondo il Procuratore, protagonista di una fervente requisitoria, la ragazza morì cercando di sfuggire a un tentativo di stupro. Il magistrato nella richiesta ha utilizzato elementi importanti come la testimonianza di un uomo scandinavo che avrebbe ricostruito un quadro diverso delle ultime ore dei ragazzi nell'albergo e un'intercettazione ambientale del febbraio 2012 che porterebbe a pensare ad un coinvolgimento attivo dei giovani e ad una loro grave reticenza.
Di contro la difesa ha chiesto il proscioglimento per il ne bis in idem internazionale, essendo il caso già stato archiviato come suicidio in Spagna. Da qui lo sfogo del padre di Martina dovuto alle dichiarazioni dei legali di Alessandro e Luca per cui forse la ragazza si sarebbe uccisa a causa dell'essere stata respinta da uno dei loro assistiti, avendo subito una precedente delusione amorosa ed essendo quindi psichicamente debole.
L'udienza è durata 8 ore e ha provato molto i genitori di Martina, eventuali aggiornamenti saranno pubblicati il più presto possibile.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.