Il delitto della studentessa italiana a New York (2011)
Purtroppo non tutti i casi di cronaca nera vengono ricordati o comunque trattati col riguardo che meritano: i media tendono a non parlare troppo di una vicenda noir se l'assassino viene scoperto troppo presto, non è questo il nostro caso visto che DirittoeCronaca.it si basa non solo sull'informazione, ma anche sulla ricerca.
Come noi Rita Morelli era una ricercatrice o, per meglio dire, un'"esploratrice": originaria di Spoltore, nel Pescarese, era una talentuosa 36enne che abitava da 5 anni a New York per frequentare l'Hunter College, un'università pubblica situata nell'Upper East Side di Manhattan, riconosciuta a livello nazionale per la sua eccellente reputazione accademica.

Nel novembre del 2011 Rita perde la vita, uccisa con tre pugnalate: due al petto e una alla gola.
La ragazza ormai deceduta viene trovata dal suo fidanzato, un giovane messicano che da quel momento non si riprenderà più (qualche giorno dopo proverà a tornare al lavoro nel locale "Buon Gusto" senza però riuscire a smettere di piangere).
Dodici detective lavorano al caso, inizia il susseguirsi dei sospettati, si parla di una persona che due testimoni avevano visto vicino alla ragazza pochi minuti prima dell'omicidio, ma anche di un compagno di studi all'Hunter College; per un attimo si teme che il caso non verrà risolto anche se il New York Police Departement commenta, senza lasciar trapelare nulla: «Saremo in grado di rivelare il nome del sospetto solo quando avremo in mano le prove per arrestarlo e incriminarlo ufficialmente».

L'assassino, reo confesso, è Bakary Camara, un 42enne originario del Gambia che nel processo dovrà difendersi da otto capi d'accusa compreso omicidio di primo e secondo grado, assalto sessuale e stupro: l'uomo infatti sostiene di avere violentato il cadavere della giovane.
L'iter giudiziario è complicato ed estenuante, la difesa prova addirittura a portare in aula un Imam, il quale dovrebbe convincere la giuria che l'imputato è vittima di un maleficio e quindi sarebbe stato istigato a compiere l'omicidio. Lo stesso assassino si lascia scappare frasi agghiaccianti come «È il malocchio che mi ha fatto uccidere».
Il movente? Un mistero. Probabilmente passionale (il gambiano si sarebbe sentito respinto da Rita).
Camara infine viene condannato a 25 anni, una pena che può sembrare lieve dal momento che l'uomo potrà fare richiesta di libertà una volta esauritasi la sanzione, ma nel sistema di common law americano i giudici del cosiddetto "Parole Board" solitamente non concedono la scarcerazione a individui colpevoli di omicidi di primo grado.
Così si chiude una triste pagina di una ragazza, di una famiglia e di questa nostra Italia, sempre alla ricerca di nuovi lidi e gloriosi traguardi, ma perpetuamente in mezzo a così tragici problemi.
