La Brexit? Un disastro “criminologico”

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IL PREZZO DELLA BREXIT - A seguito del controverso referendum datato 23 giugno 2016 e contrattazioni di vario genere spesso molto fumose il Regno Unito è uscito dall'Unione Europea, ciò significa che la Gran Bretagna ha rinunciato all'Europol (ufficio europeo di polizia), all'Eurojust (Agenzia dell'Unione Europea per la cooperazione giudiziaria penale) e al mandato d'arresto europeo. In teoria nulla vieta a Londra di promuovere accordi per poter beneficiare di collaborazioni in tal senso, ma nessun trattato "esterno" potrà mai sostituire i comprovati e funzionali meccanismi di sicurezza condivisa di Bruxelles. Secondo alcune voci riferite da "The Guardian" sembra che il Regno Unito voglia continuare ad accedere al database dell'intelligence dell'Europol (EIS), al Sistema di Informazione Schengen di seconda generazione (SIS II), al Passenger data comprises of Advance Passenger Information (API) e al Passenger Name Record (PNR), potendo così ottenere le informazioni dell'agenzia di controllo dei confini (FRONTEX) e i dati sui viaggiatori.

"UN PORTIERE CIECO" - In attesa di decisioni definitive, i numeri del passato non sembrano molto incoraggianti se rapportati a ciò che aspetta la Gran Bretagna: col mandato d'arresto europeo tra il 2000 e il 2019 Londra ha estradato più di 11.000 criminali e ne ha "ricevuti" a centinaia (fonte: News.Sky.com). Collaborando attivamente con l'Europol il Regno Unito ha potuto risolvere casi legati al crimine transfrontaliero e al terrorismo. È probabile che la Brexit abbia portato molti britannici a credere di poter gestire potenziali attentati di integralisti sulla base del controllo dell'immigrazione, ma la casistica ci dice che non è così semplice: alcuni attacchi che hanno colpito la Francia e il Belgio tra il 2015 e il 2016 hanno riguardato soprattutto "immigrati di seconda generazione" (termine improprio ma esplicativo) come nei casi di Abdelhamid Abaaoud e Salah Abdeslam, i maggiori responsabili dietro la strage del Bataclan e non solo. Per fare un paragone calcistico, se non sopraggiungeranno accordi la Gran Bretagna rischia, in ambito criminologico, di diventare un portiere cieco: senza alcun servizio condiviso di intelligence come garantirebbe la difesa del territorio e la sicurezza dei cittadini? Il mondo non è solo "britannico".

LE CONDIZIONI DELL'UE - È probabile che col solito tira-e-molla i britannici (più propiamente gli inglesi a guardare i numeri del referendum) otterranno nuovamente ciò che vogliono, ma a determinate condizioni: i dati scambiati fra le forze dell'ordine dovranno obbligatoriamente rispettare gli standard europei inerenti alla protezione dei dati personali e questa condivisione sarà sotto la giurisdizione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Dopotutto che senso avrebbe tenere il Regno Unito completamente all'oscuro su gravi attività illecite? Sul tema il portavoce per gli affari europei del partito tedesco socialdemocratico (SPD) Christian Petry ha preso una posizione netta: «I "Brexiteers" hanno sempre denigrato l'UE in quanto antidemocratica, tuttavia ad essere veramente antidemocratico sarebbe l'imporci come paese terzo l'organizzazione della nostra sicurezza interna, questo costituirebbe un precedente fatale. Con quali argomenti potremmo rispondere ai desideri di altri stati con idee simili?». Franziska Brantner dei Verdi teutonici è stata ancora più diretta: «Se lo scambio dei dati non avvenisse con criteri europei e sotto il controllo della Corte di Giustizia dell'UE metteremmo in pericolo i diritti fondamentali dei nostri cittadini, cosa che non possiamo tollerare. I diritti hanno anche delle responsabilità». Novità importanti sono alle porte, in attesa dell'eventuale (ma probabile) indipendenza scozzese.

IN RICORDO DI JO COX - È abbastanza curioso che la stessa Brexit possa essere studiata da un punto di vista criminologico per il fatto di essere stata caratterizzata da un evento di cronaca nera molto grave e parimenti censurato poco prima del referendum con la scusa di "abbassare i toni": l'omicidio di Helen Joanne "Jo" Cox. La giovane parlamentare laburista fu uccisa il 16 giugno 2016 mentre stava per presenziare un incontro elettorale: fu attinta da tre colpi di pistola "fatta in casa" e successivamente accoltellata brutalmente 15 volte fuori della biblioteca di Birstall, nei pressi di Leeds. Il suo assassino, un uomo di mezza età cresciuto nel culto della Germania nazista di nome Thomas Mair, fu condannato all'ergastolo. La campagna politica fu sospesa e il dibattito su quello che in fin dei conti fu un attentato terroristico venne messo a tacere senza mezzi termini, lasciando perplessa gran parte dell'Occidente. Jo era riuscita a entrare all'Università di Cambridge pur provenendo da una modesta famiglia di provincia, all'epoca degli studi lavorava contemporaneamente in una fabbrica di dentifrici. Diventata attivista per l'Oxfam, la grande organizzazione umanitaria e per la Freedom Fund, che si batte contro tutte le forme di schiavitù, venne eletta alle politiche del 2015, già allora era vista come una "promessa" del partito. La sua unica colpa? Sentirsi europea e quindi essere fra le fila dei "remainers". Durante il processo Thomas Mair dichiarò davanti alla Corte: «Morte ai traditori! Prima la Gran Bretagna, che rimanga indipendente, viene sempre prima, questo è per la Gran Bretagna!». Una piazza intitolata a Jo si trova a Bruxelles, mentre la Francia le ha dedicato una via ad Avallon ("Rue Jo Cox"), due gesti simbolici che forse in un futuro molto lontano fungeranno da monito per la Gran Bretagna che, tra l'altro, è riuscita a raccogliere solo 65 firme con una petizione per erigere una statua della vittima a Parliament Square. Parlare di "vergogna" è eccessivo, porsi qualche domanda è più che lecito.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.