“Contrastare la violenza contro le donne” con Massimo Picozzi e Alessandra Kustermann

IL SEMINARIO - Il 12 novembre l'Ordine dei Giornalisti della Lombardia e la Regione Lombardia hanno organizzato il seminario "Contrastare la violenza contro le donne: politiche, strumenti e servizi. Le parole per dirlo", DirittoeCronaca.it che si occupa da sempre del grave fenomeno non poteva mancare.
Nei primissimi minuti dell'incontro si sono evidenziate due peculiarità importanti delle donne che si rifanno ai centri antiviolenza: la maggior parte di loro non ha un lavoro (e se ha un'occupazione è part-time) e ha figli a carico. Tale carenza lavorativa e abitativa ha portato all'aumento delle case rifugio, alla crescita di nuovi centri di formazione, a iniziative delle organizzazioni che combattono la violenza contro le donne con l'Ordine degli Avvocati e prossimamente a quella che sarà un'app per smartphone in grado di geolocalizzare le vittime e metterle in contatto coi centri più vicini.

NUMERI PREOCCUPANTI - Nel 2002 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la violenza di genere "un problema di salute pubblica". Lentamente i numeri stanno cominciando ad emergere soprattutto per il fatto che dai dati delle denunce si è passati a indagini ISTAT e a un sistema integrato di statistiche sui "femminicidi" del Ministero dell'Interno: è vero come molti sostengono ultimamente che gli uomini vengono uccisi di più rispetto alle donne, ma queste sono maggiormente vittime in ambito familiare, le statistiche dicono che nel mondo una donne su tre è stata vittima di violenza. Secondo dati ISTAT del 2014 7 milioni di loro sono state sottoposte ad abusi di ogni genere (soprattutto sessuali), 3 milioni sono state vittime di stalking, 1 milione ha subito un tentativo di stupro o uno stupro di fatto.
Il grande problema nell'ambito della violenza contro le donne, è stato ribadito più volte, è la loro mancanza di accesso alle risorse economiche. Per la letteratura scientifica i maltrattamenti si palesano solo dopo a quelli che vengono definiti "momenti da luna di miele", di conseguenza le vittime non sempre capiscono cosa le aspetterà e quando lo intuiscono sperano che i periodi positivi possano tornare al di là dei soprusi che invece diventano sempre più incalzanti.

GLI ESITI NEFASTI - Ogni due o tre giorni una donna viene uccisa e solo il 12% delle dichiaranti ISTAT ha denunciato, poco più di una su dieci. Le molestie e i ricatti sul lavoro sono molto frequenti, il risultato è che in un terzo dei casi la vittima è costretta a cambiarlo o addirittura viene licenziata. Purtroppo solo una minima parte delle donne ritiene di aver subito dei reati e quando decide di agire è perlopiù per proteggere la prole. È molto importante la consapevolezza e l'aumentata percezione di ciò che anni fa poteva essere una vergogna, la situazione va di pari passo con la fiducia nelle forze dell'ordine.
Le violenze possono portare all'abuso di alcol e sostanze stupefacenti, ad aborti, alla nascita di figli sottopeso e a malattie sessualmente trasmissibili, con costi per la società intera a dir poco esorbitanti.

COSA SI STA FACENDO - Oltre alle campagne di informazione e sensibilizzazione si sta provando a introdurre moduli informativi per le forze dell'ordine, gli assistenti sociali, i pronto soccorso e l'Ordine degli Avvocati. Si sta molto lavorando per inserire percorsi educativi scolastici e universitari a giurisprudenza, medicina e psicologia. In questo l'"Università degli Studi di Milano - Bicocca" è stata antesignana, in quanto ha appena aperto il corso di perfezionamento che si concluderà nel maggio del 2019 "La violenza contro le donne e i minori: conoscere e contrastare il fenomeno" a cura della direttrice Marina Calloni.

IL PROFILO DELLA VITTIMA - Secondo la dottoressa Alessandra Kustermann in casi come quelli succitati c'è molta difficoltà a esternare il disagio. Non solo ci si dimentica del numero dei suicidi (che al massimo sono "induzioni al suicidio"), ma «la violenza assistita dovrebbe essere un reato a sé stante, mentre attualmente è solo un'aggravante».
Spesso i figli assistono alle violenze, ma altrettanto sovente sono vittime dirette che vengono utilizzate anche per arrecare violenza psicologica. I bambini abusati crescono depressi, hanno uno scarso rendimento scolastico, possono sia essere i futuri bulli-carnefici sia le future vittime.
Gli operatori nei pronto soccorso diventano fondamentali ed è proprio per quello che bisogna lavorare sulla loro formazione all'università: i medici e gli ostetrici in particolare possono subito intuire se dietro una lesione «non c'è una caduta dalle scale».
Il maltrattamento tuttavia può essere anche psicologico ed economico ed è intuibile dagli attacchi di panico che sono la loro manifestazione clinica.

IL CICLO DELLA VIOLENZA - La Kustermann ha aggiunto che è importante la separazione mentale dall'uomo: quando il ciclo della violenza inizia gli uomini non sono perennemente aggressivi, sono normali ma con un'incapacità di fondo di tenere a bada i comportamenti prevaricatori. Quello degli aggressori è un comportamento compulsivo anche dopo un'eventuale condanna che costringe a una prevenzione secondaria, ossia il tenere a bada la voglia di sopraffazione (quella primaria sarebbe l'educazione impartita fin da bambini rivolta al rispetto fra i sessi).
Il "ciclo della violenza" prima o poi arriva sempre alla "fase del pentimento", ossia dello «Scusa, però..." (ad esempio: «... ti sei comportata male»). Uno dei problemi più rilevanti è il credere alle promesse: la suddetta "fase della luna di miele" può durare mesi, vale a dire che la violenza non è sistematica ma può avere lassi di tempo di relativa pace. A questo si aggiunge che la donna può avere timore di non risultare credibile alle forze dell'ordine se è completamente sopraffatta dall'ansia visto che viene allontanata dal lavoro, dai fratelli e dagli amici.
È stato fatto anche presente che può esserci la vergogna di non essere riuscite a tenere in piedi il matrimonio e che nonostante la rabbia molte volte "covata" c'è bisogno di autostima.

IL PROFILO DEI MALTRATTANTI - Subito dopo è stata data la parola a Massimo Picozzi, noi di DirittoeCronaca.it lo conosciamo bene per via della trasmissione Mediaset "Quarto Grado" che spesso seguiamo con particolare attenzione. Il criminologo ha fatto sentire la registrazione della storia di Angela, una giovane di 22 anni in psicoterapia, figlia di genitori distratti, che lavora come commessa in un supermercato dopo aver lasciato l'università e che è vittima di un ragazzo dell'amministrazione il quale si è addirittura insinuato nella famiglia della donna. L'audio è diventato uno dei podcast più scaricati del sito di Radio 105 ed è incentrato sul come riconoscere uno stalker. Quali sono dunque i segnali di un potenziale maltrattante? Per Picozzi sono i seguenti: la gelosia (con la scusa del «Ci tengo a te»), il controllo (lo psichiatra ha detto di aver trattato un caso in cui il compagno di una donna era arrivato addirittura a controllarle il contachilometri dell'auto), l'accelerazione (si passa dall'essersi appena conosciuti al «Non vedo perché non dovremmo sposarci»), le aspettative irrealistiche («Saremo una coppia splendida», «Avremo dei bellissimi bambini», ecc...), l'isolamento (i maltrattanti hanno la capacità innata di indentificare la fragilità nelle interlocutrici e di manipolarle anche solo osservando il linguaggio del corpo) e il blaming (ossia il dare la colpa, non c'è mai una cosa che sia responsabilità degli abusanti a partire dalle loro relazioni precedenti di cui discutono usando perpetuamente termini negativi).
Per Picozzi nella psicoterapia diventa basilare la cosiddetta "alleanza terapeutica", ossia il rapporto fiduciario fra il medico e la paziente in cui quest'ultima si affida totalmente alle cure e chiede esplicitamente di essere aiutata. Riconoscere un uomo violento fin da subito è difficile, ma non impossibile: solitamente si tratta di persone ipersensibili, con una mente labile (si passa da momenti di vicinanza alla rabbia più totale), spesso abusano di sostanze e hanno disturbi del pensiero, in quanto, anche se non sono malati di mente, hanno di frequente ideologie di estrema destra, pensieri fantastici e la «fascinazione per il macho».

IL MASSACRO DI ISLA VISTA - Picozzi ha fatto sentire questo delirante monologo caricato su YouTube da Elliot Rodger che con altri filmati ha preceduto il massacro di Isla Vista (cliccando su questo link potete documentarvi su tale fatto di cronaca), facendo notare che «diventa determinante il discorso culturale»: un ragazzo che in un video si vanta dei suoi costosissimi occhiali e della sua macchina nuova di zecca per "rimorchiare" si definisce "ultimate gentleman". Il criminologo ha svelato che Rodger ha basato molti dei suoi comportamenti sul libro di Neil Strauss "The game. La bibbia dell'artista del rimorchio" in cui, sempre secondo Picozzi, ci sarebbe un intero capitolo dove verrebbe consigliato ai lettori di fare costantemente commenti svalutanti in modo che il proprio valore sociale emerga rispetto a quello della compagna.
Lo psichiatra ha concluso che molte campagne contro la violenza sulle donne falliscono clamorosamente nel loro intento, in quanto il mostrare tumefazioni ha spesso un effetto preponderante: la repulsione. Altri paesi hanno fatto passi da gigante in tal senso, basta cercare video del Governo australiano come questo.

IL PROTOCOLLO ZEUS - In seguito la dirigente della polizia di Stato Alessandra Simone ha parlato del "Protocollo Zeus", nato nel 2018 in Lombardia: si tratta di una misura amministrativa, un ammonimento del Questore o dell'ufficiale di polizia giudiziaria per diminuire la possibilità che un soggetto commetta dei reati. Tale ammonimento può essere per stalking (la vittima può fare istanza per richiederlo), maltrattamenti in famiglia (con la possibilità di istanza da parte di chiunque, «che sia il vicino o l'operatore del 118»; in questo caso bisogna «fare molta attenzione ai due "reati sentinella", ossia le percosse e le lesioni») e cyberbullismo (nel 2017 c'è stato un solo caso che tuttavia «ha dato molta soddisfazione», in quanto l'ex bullo ora è attivo per recuperare persone che si comportano negativamente come un tempo faceva lui).
L'ammonimento consiste in un richiamo formale con l'avvertimento che, se la persona persisterà, ci saranno conseguenze penali. Ci può anche essere l'invito a presentarsi in un centro di promozione per la mediazione, inoltre ogni 3 mesi per ogni caso è previsto un briefing con gli operatori al fine di seguire il percorso svolto dai soggetti, chi non si presenta viene sottoposto a sorveglianza speciale. L'intento è chiaramente quello di monitorare la violenza e alzare la soglia della prevenzione.

OSSERVAZIONI SU "AMORE CRIMINALE" - Naturalmente durante il seminario si è discusso a lungo sul ruolo dei media e la regista della RAI Daniela Vismara ha fatto qualche osservazione sul programma "Amore Criminale": innanzitutto il titolo sarebbe fuoriante («Se è amore non è criminale»), l'utilizzo di una sigla grafica con coltelli e cuoricini porterebbe a una «fumettizzazione di una situazione concreta», le parole della canzone della sigla stessa non sarebbero consone e oggettivamente vere ("Each man kills the thing he loves") e infine vi sarebbe una forte discrepanza tra il dare le informazioni di pubblica utilità e l'eccessiva spettacolarizzazione che farebbe decadere il buon lavoro svolto (ci sarebbero state puntate con ricostruzioni di omicidi durate fino a 3 minuti).
La regista ha aggiunto che le foto negli articoli spesso rappresentano la donna in modo completamente sbagliato, con immagini discinte anche se a volto coperto e sul tema ha raccomandato a chi fosse interessato la lettura del libro "Chi è il maestro del lupo cattivo?" di Ico Gasparri.

LE CONCLUSIONI - Nel 1979 la RAI, dapprima in seconda serata e poi in prima su spinta delle associazioni femministe, mandò in onda il documentario "Processo per stupro" in cui Fiorella (il cognome non fu reso noto), vittima di violenza carnale di gruppo, fu ripetutamente umiliata dagli avvocati della difesa. Di seguito citiamo un intervento significativo durante un'udienza determinante.

«Signori, una violenza carnale con fellatio può essere interrotta con un morsetto: passa immediatamente la voglia a chiunque di continuare e l'atto quindi mal si coniuga con l'ipotesi della violenza, anzi è incompatibile: tutti e quattro avrebbero incautamente abbandonato nella bocca della loro vittima il membro, parte che, per antonomasia, viene definita delicata. Il coito orale si compie con una prestazione che è tecnicamente qualificata e che esprime una serie di atti voluti perché non c'è attività tecnica se non c'è volontà. Ah sì, mi posso abbandonare, ma io lì non mi abbandono: sono io che posseggo. Il possesso è stato esercitato dalla ragazza sui maschi, dalla femmina sui maschi: è lei che prende, è lei la parte attiva. Loro sono passivi, inermi. Abbandonati nelle fauci avide di costei.»

Per la giornalista del Corriere della Sera e autrice del blog "La 27esimaora" Giusi Fasano è difficile liberarsi da quelli che chiama "germogli della giustificazione": ancora oggi sui giornali si leggono dei titoli incredibili come "follia di gelosia", "la amava tanto", "preso dal raptus" (che non è una categoria psichiatrica e quindi si potrebbe pacificamente dire che non esiste). La Fasano si è chiesta com'è possibile che ancora oggi i legali della difesa chiedano alla madre di Veronica Abbate, la 19enne uccisa dall'ex nel 2006 con un colpo di pistola alla nuca, «se la figlia portava la minigonna».
Lo stupro in Italia è stato considerato per decenni un reato contro la morale e non contro la persona, come il delitto d'onore e il matrimonio riparatore hanno continuato ad esistere fino ai referendum abrogativi del 1981.
La conclusione è che il termine "femminicidio" non indica il sesso della donna vittima di omicidio, ma il motivo per cui è stata uccisa. «Mia nonna diceva che ogni secondo aiuta l'ora» ha detto la Fasano: «Siamo al secondo, all'ora ci arriveremo».

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.