Pillole di scienze forensi: le analisi delle impronte digitali

COSA SONO - Un'impronta digitale (detta più correttamente "dermatoglifo") può essere definita come lo schema alternato di creste e valli che sono facilmente rilevabili sulla superficie delle dita, in particolar modo sull'ultima falange. Le creste variano in ampiezza da 100 a 300 micrometri, mentre il periodo valle/cresta corrisponde a circa 500 micrometri.
Nell'ambito delle scienze forensi esse sono rilevate dai periti e dai consulenti su oggetti collegati a eventi criminosi, ma possono anche essere utilizzate per l'identificazione degli esseri umani in generale.
Tale identificazione è basata su due basilari "premesse di persistenza" per cui le caratteristiche delle impronte digitali non cambiano attraverso il tempo e sono uniche per ogni individuo.

LA CLASSIFICAZIONE - Le terminazioni, le biforcazioni e le curvature vengono definite in gergo tecnico "punti di riscontro e minuzie", si tratta di peculiarità divise in tre tipologie generali: le anse (presenti in una percentuale della popolazione che va dal 60 al 65%), le spirali (dal 30 al 35%) e gli archi (che si trovano solo nel 5% degli individui).
Sulla base del disegno e delle caratteristiche è possibile distinguere quattro varietà di impronte: adelta, monodelta, bidelta e composta. Vi sono sette ulteriori tipi basati sulla classificazione delle figure: ad arco (le linee "vanno" come le onde da un lato all'altro), ad arco a tenda (come quelle ad arco, ma con un "bastone" crescente in mezzo), a cappio (le linee partono da un lato e rientrano nel mezzo dello stesso), a doppio cappio (come quelle a cappio, ma con due cappi interni che vanno in direzioni opposte), ad occhio di pavone (come quelle a cappio, ma con un piccolo cerchio nel "punto di svolta"), a spirale (le linee formano una spirale) e miste (composte da varie figure).

IL RILEVAMENTO - Il rilevamento delle impronte digitali è un'operazione che può avvenire in modo diretto per esempio su individui in stato di fermo ai quali si fanno imprimere su carta i polpastrelli macchiati di inchiostro o in modo indiretto attraverso particolari procedure che permettono di renderle visibili nel luogo in cui è stato commesso un crimine.
In questi casi le tecniche di rilevamento dipendono dal tipo di superficie: una delle procedure maggiormente attuate consiste nell'applicare su superfici dure e non assorbenti una polvere a base di alluminio, carbone o sostanze fluorescenti in grado di aderire alle tracce di sebo eventualmente presenti e quindi evidenziarle per la repertazione.
Per superfici porose o tessuti è più opportuno l'utilizzo di trattamenti chimici a base di ninidrina e vapore di iodio.
Le impronte infine vengono fotografate in scala 1:1 e archiviate, quindi possono essere confrontate con quelle di individui sospettati, tale operazione si avvale del sistema AFIS che permette l'archiviazione di un enorme numero di dati e una rapida effettuazione dei confronti.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.