Pillole di scienze forensi: la grafologia

L'ANALISI CALLIGRAFICA - La grafia è un tratto distintivo della persona e può contribuire a individuare l'autore di un reato: chi scrive descrive se stesso perché la sequenza di lettere e parole riflette la personalità di chi l'ha tracciata e può rivelare indizi preziosi sullo stile di vita, lo stato di salute, le capacità professionali, le relazioni sociali o affettive, tutti elementi fondamentali ai fini di un'indagine.
Eventuali documenti, fogli e lettere trovati sulla scena del crimine vengono imbustati, preservati con cura dagli agenti della scientifica e inviati a laboratori specializzati per esaminare eventuali impronte digitali, le caratteristiche della carta e, quando necessario, eseguire le perizie calligrafiche.
L'analisi calligrafica esamina il disegno, la forma e la struttura della scrittura per determinare la professione e l'identità dello scrivente. Non si può propriamente considerare una scienza forense a tutti gli effetti, infatti per molti è più uno studio dei tratti della personalità di un individuo.
A guidare la mano è il cervello, il quale trasmette circa 9 impulsi nervosi al secondo, vale a dire 540 stimoli sensitivi e motori al minuto. La scrittura richiede il coinvolgimento di tutte le aree cerebrali e il canale tra mente e corpo durante il movimento grafico è molto forte, a un punto tale che è quasi impossibile trovarsi di fronte due scritture identiche. Le somiglianze possono essere numerose, ma anche il più abile contraffatore prima o poi si tradirà con un segno della penna sfuggito al suo controllo.
Lenti di ingrandimento, microscopi stereoscopici, scanner, illuminazione radente, per trasparenza, con luce ultravioletta e infrarossa sono le "armi" utilizzate per individuare il colpevole che può essere l'autore della rivendicazione di un attentato o un falsario di testamenti e titoli di credito.

LE ORIGINI - Le prime ricerche sulla grafia furono condotte dal controverso padre della criminologia moderna Cesare Lombroso, ma la figura di spicco che le affinò fu il suo collaboratore Salvatore Ottolenghi, il quale, dopo alcuni studi risalenti al 1886 sulla scrittura degli alienati mentali, contribuì nel 1902 a introdurre nel programma della polizia scientifica l'identificazione grafica. Il ricercatore, professore e medico fece scuola col metodo grafonomico basato sulla neurofisiologia e diviso in due fasi: l'ispezione e il confronto. Ottolenghi arrivò alla conclusione che analizzare le variazioni del grafismo individuale non solo consentiva di esaminare alterazioni del sistema nervoso, ma anche stati di eccitamento, depressione e persino attitudini violente più o meno permanenti e fu sempre convinto del fatto che la scrittura con la parola, l'atteggiamento e l'andatura potesse essere considerata un tratto fondamentale e caratterizzante della persona umana.
Ciò che inizialmente fu uno spunto di studio, in Italia si rivelò assolutamente fondamentale negli anni Settanta per analizzare i volantini di rivendicazione degli attentati terroristici ad opera delle Brigate Rosse: in quel periodo nacque l'Ufficio accertamenti grafici.
Fondamentale nel corso del tempo è stato il passaggio dal metodo empirico a quello scientifico con l'utilizzo dei criteri di segnalamento descrittivo e antropometrico ideati da Alphonse Bertillon attraverso i quali si procede dal generale al particolare fino alla ricerca del singolo dettaglio e quindi della traccia.

LA PROCEDURA - Partendo dal documento bisogna rilevarne i "connotati salienti" come la forma della grafia, la dimensione, la regolarità, la direzione e la pressione esercitata sul foglio.
Si passa quindi alla ricerca del "contrassegno", del cosiddetto "gesto fuggitivo" incontrollato: una singola lettera, un "legamento", un tratto iniziale o finale della scrittura, qualunque elemento costante e ricorrente capace di avvalorare l'unicità del gesto grafico.
La fase seguente è quella del "saggio grafico": viene richiesto all'indagato di scrivere dal vivo per poter confrontare i diversi documenti disponibili. In questo momento bisogna tenere presente che per ansia o volontà di camuffare la propria grafia si possono ottenere risultati diversi da quelli abituali, tuttavia gli inquirenti per ovviare al problema ricorrono a un piccolo trucco: osservano il testo con più attenzione dalla seconda pagina in poi perché è proprio da lì che prevale l'automatismo del movimento e chi scrive comincia inevitabilmente a rispecchiarsi sempre di più sul foglio di carta.
Con un altro metodo molto utilizzato viene chiesto all'indagato di cambiare penna, di passare dal corsivo allo stampatello e di scrivere a velocità differenti in modo da farlo deconcentrare in caso di simulazione e far prevalere il "meccanismo involontario". In merito è stato dimostrato che, anche se la mancanza di "allenamento" ad esempio per il troppo uso del PC può rendere meno fluida la scrittura, già dopo una decina di righe le diverse strutture mentali cominciano a trasparire.
Le ultime fasi sono l'acquisizione del saggio grafico e il confronto in cui più il materiale è abbondante e più si palesa la possibilità di esprimere un "giudizio d'identità" attendibile.

LE POLEMICHE - Per alcuni La grafologia forense è una pseudoscienza basata su un assioma neurofisiologico, in quanto la scrittura si formerebbe e cambierebbe nel tempo in base al vissuto.
Probabilmente molti si ricorderanno la tragica vicenda di Matthias Schepp, l'ingegnere di 44 anni che si è suicidato gettandosi sotto un treno a Cerignola (FG) e che ha fatto sparire nel nulla le sue due bambine Alessia e Livia: nel 2011 la redazione del TG5 si è resa protagonista di una svista a dir poco clamorosa prendendo un testo ricostruito al computer dalla trasmissione "Chi l'ha visto?", addebitandolo all'uomo e facendolo analizzare da un'esperta che rilevò addirittura segni di aggressività latente e spirito vendicativo, «Matthias non stacca mai la mano dal foglio». Inutile precisare l'ironia, pur esternata con tatto vista la situazione, della conduttrice RAI Federica Sciarelli appena venuta a conoscenza del fatto.
Ciò che più lascia perplessi della grafologia forense viene riassunto dall'art. 1, co. 4, della L. 4/2013 (disposizioni in materia di professioni non organizzate): «L'esercizio della professione è libero e fondato sull'autonomia, sulle competenze e sull'indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica, nel rispetto dei principi di buona fede, dell'affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell'ampliamento e della specializzazione dell’offerta dei servizi, della responsabilità del professionista». Come si può notare manca una preparazione universitaria (anche se in alcuni master in scienze criminologiche e forensi di atenei riconosciuti dal MIUR sono previste delle lezioni inerenti a tale materia) e non è richiesto un esame di abilitazione alla professione.
Nel 1987 è stata fondata in USA l'International Graphonomics Society con l'obiettivo di far crescere la ricerca nel campo grafonomico grazie alla pubblicazione di bollettini informativi e alla promozione di progetti congiunti, conferenze e workshop in tutto il mondo.
Il futuro della grafologia forense sembrerebbe essere la firma grafonometrica, conosciuta anche come "firma elettronica", solo il tempo potrà dirci se questa disciplina raggiungerà il rango definitivo di scienza forense e quanto apporto potrà realmente dare alle nuove problematiche come i crimini informatici.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.