Pillole di scienze forensi: le analisi del sangue e del DNA

  • 19
  •  
  •  
  • 2
  •  
  •  

LA REPERTAZIONE - I campioni di sangue presenti sulla scena del crimine vengono raccolti dall'unità di identificazione forense. Essi vengono prelevati con della garza o altra stoffa di cotone sterile, inscatolati o avviluppati in una busta sigillata e quindi etichettati. In questo passaggio iniziale che avviene prima delle analisi in laboratorio non vengono utilizzati contenitori di plastica.
Se schizzi e grandi macchie non sono un problema, talvolta le tracce di sangue non sono così evidenti e per questo è stato sviluppato un metodo caratterizzato da un primo test di screening seguito da un test di conferma in grado di scovarle.

UN PO' DI STORIA - I test si dividono in due categorie: quelli che producono una visibile reazione colorata e quelli che si traducono in una liberazione di luce. I primi sono test catalitici che si basano sull'ossidazione chimica che avviene quando ad una sostanza cromogena viene aggiunto un agente ossidante il quale, in presenza di emoglobina, funge da catalizzatore, di conseguenza un risultato positivo produrrà una risposta colorata.
Le sostanze utilizzate a tal scopo sono state la benzidina, poi ritirata nel 1974 perché cancerogena, la fenolftaleina, la toluidina e infine la tetrametilbenzidina, meglio conosciuta come "Combur test".

IL LUMINOL - Gli altri test di presunzione sono quello con la fluoresceina sodica e soprattutto quello col Luminol. L'uso di quest'ultima sostanza si basa sull'attività di catalizzatore del gruppo eme contenuto nell'emoglobina che, in presenza di un agente esterno ossidante, fa sì che il Luminol produca la famosa luminescenza blu elettrica visibile al buio. Tale reazione dev'essere immediatamente fotografata, perché scompare in pochissimo tempo.
Il grande vantaggio di questa tecnica è la sua sensibilità per tracce diluite anche centinaia di volte, lavate con detersivi e vecchissime: se c'è un residuo di sangue, seppur minimo, il Luminol lo evidenzierà.
Tuttavia, contrariamente a quanto si può pensare, la suddetta sostanza non è utilizzata molto spesso per due motivi: è molto laboriosa e, come già sottolineato, ha un effetto di pochi secondi, anche se una macchia tratta col Luminol può comunque essere sottoposta all'esame del DNA.

IL SANGUE E IL DNA - Dalle analisi del sangue si può dedurre se una persona ha assunto determinate sostanze, se è stata avvelenata e altre importanti informazioni, tuttavia la vera rivoluzione nell'esame delle tracce biologiche presenti sulla scena del crimine avviene con le perizie e le consulenze sull'acido desossiribonucleico, meglio conosciuto come DNA, presente nei cromosomi di tutte le cellule e portatore dell'informazione genetica.
Per stabilire l'impronta genetica occorre ingrandire in laboratorio un filo di DNA, amplificarlo e individuare piccole regioni (Short Tandem Repeats) che servono da unità e vengono ripetute un numero di volte che varia da un individuo all'altro. Il numero di queste ripetizioni è la chiave dell'impronta genetica: quando si confrontano diversi DNA e le curve si sovrappongono vuol dire che appartengono alla stessa persona.
Nell'identificazione forense il DNA viene utilizzato principalmente per

  • identificare potenziali sospettati il cui DNA potrebbe corrispondere alle prove lasciate sulla scena del crimine;
  • scagionare persone erroneamente accusate di crimini;
  • identificare vittime di crimini e catastrofi;
  • stabilire la paternità o altre relazioni familiari;
  • identificare specie protette e in via di estinzione in ausilio alla Guardia Forestale (per esempio nel caso di bracconeria);
  • rilevare batteri e altri microrganismi che possono inquinare l'aria, l'acqua, il terreno e gli alimenti;
  • determinare il pedigree per razze di animali di allevamento e la natura dei semi per la coltivazione;
  • autenticare alimenti come il caviale e il vino (ad esempio per avere la certezza che si tratti di prodotti DOP, IGP ed STG).

IL FAMOSO DNA MITOCONDRIALE - Esiste poi un particolare tipo di DNA che tanto ha fatto discutere nel caso di Yara Gambirasio: quello mitocondriale, contenuto per l'appunto nei mitocondri della cellula e non nel nucleo, la cui analisi permette di ottenere ottimi risultati attraverso le perizie e le consulenze su antichi frammenti ossei, capelli, peli senza radice e in situazioni in cui il materiale si presenta come scarso o degradato.
Il DNA mitocondriale è stato risolutivo per molti cold case, perché tutte le madri hanno lo stesso DNA mitocondriale delle figlie, in quanto i mitocondri di ciascun nuovo embrione derivano dall'ovulo materno, mentre lo sperma del padre contribuisce "solo" al DNA nucleare.
Il confronto del DNA mitocondriale di resti non identificati col profilo di un materiale potenzialmente materno costituisce un'importante tecnica di analisi nelle investigazioni su persone scomparse.

COSA DICE IL DIRITTO - L'identificazione del DNA può essere molto efficiente se usata con intelligenza: devono essere utilizzate porzioni di sequenze di DNA che variano molto tra individui umani, inoltre le stesse porzioni devono essere abbastanza grandi da superare il fatto che l'accoppiamento non può essere casuale.
Nell'ambito della valutazione della prova scientifica il diritto italiano impone il principio dell'"oltre ogni ragionevole dubbio" ex art. 533 c.p.p. ed è per questo che le scienze forensi tendono ad essere sempre più affinate anno dopo anno.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.