Pillole di scienze forensi: i “toolmarks”

Nell'ambito della criminalistica i "toolmarks" sono i segni e le tracce lasciati sulla scena del crimine con strumenti, attrezzi e utensili, solitamente in caso di scasso.
Ai periti e ai consulenti spetta il compito di capire e annotare che tipo di punta ha lasciato il segno nell'intonaco, nel legno o nel metallo: sono proprio le striature e i graffi che possono essere impressi da un coltello, un cacciavite o un trapano a rivelare la forma e la grandezza dello strumento, nonché i suoi difetti e le sue irregolarità.
I segni sono considerati le impronte digitali degli attrezzi e possono essere di tre tipi: da compressione (impressi su una superficie più morbida rispetto all'utensile), da scorrimento (quando si formano delle striature parallele a causa del raschiamento) o da taglio (una traccia in cui sono coesistiti la compressione e lo scorrimento).
I "toolmarks" possono essere osservati a occhio nudo e con la microscopia ottica (con stereomicroscopio o microscopio ottico comparatore), ma solo con l'utilizzo del microscopio elettronico a scansione (SEM) si può capire come gli arnesi cambiano morfologia durante il loro impiego a causa della naturale usura.
Senza l'utilizzo del SEM e quindi usufruendo di soli microscopi ottici con scarsa definizione si può arrivare a interpretazioni errate, per cui si raccomanda sempre l'utilizzo della strumentazione più moderna e adeguata.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.