Crisis management, fake news e fact checking all'Università di Verona

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Quest'oggi all'Università di Verona è avvenuto l'incontro "Comunicazione di crisi. Riflessioni sul crisis management tra giornalismo e comunicazione" promosso dall'AICUN (Associazione Italiana Comunicatori d'Università) in collaborazione con l'ateneo scaligero.
Il tema delle "crisi" e di come gestirle è molto delicato, perché si tratta di situazioni complesse in cui subentrano i social network e le condivisioni rapide degli utenti fatte quasi senza ragionare che possono diventare addirittura un veicolo inconsapevole di marketing virale o di un messaggio politico di successo.

DALLA CRISI ALL'OPPORTUNITÀ - La responsabile della comunicazione e dell'ufficio stampa dell'Università di Camerino Egizia Marzocco ha fatto ai presenti un esempio emblematico: la riorganizzazione dell'ateneo marchigiano a seguito del terribile terremoto del 2016. Un evento che a quel tempo sembrava porre fine al Sapere accademico ha invece dato il via alla campagna #ilfuturononcrolla con live su Facebook delle discussioni di laurea dopo il disastro e un lavoro certosino improntato sulla fiducia che è servito da spunto addirittura per il territorio. Questa fervente attività che ha coinvolto Istituzioni e personaggi dello spettacolo ha contribuito a un incremento del 15% delle immatricolazioni l'anno seguente.
Il segreto dunque starebbe nel costruire, attraverso situazioni estremamente difficili e inaspettate o dinamiche di errori, procedure che si trasformano in opportunità.

FAKE NEWS ED EUROPA - Stefano Maria Canciotta, docente di comunicazione di crisi aziendale all'Università di Teramo e opinionista economico per la RAI e "Il Foglio", ha parlato dell'importanza della leadership e dell'emotività che polarizza i soggetti. Anche su queste tematiche è stato fatto un esempio: i casi di malasanità sono il 4%, è una percentuale significativa, ma non molto alta; il punto è che sarà sempre più valorizzata mediaticamente del 96% dei restanti casi che vedono medici salvare la vita delle persone e addirittura ridare loro un arto.
Si è arrivati così alla questione delle fake news ed è stato fatto notare un particolare estremamente inquietante passato stranamente in sordina: in Cina 130.000 soldati sono adibiti al controllo e al monitoraggio delle bufale, in Europa gli incaricati delle medesime mansioni sono 12.
In questo l'Occidente è ancora molto indietro e quindi è completamente vulnerabile ai cyber-attacchi di quel tipo: la Reuters ha voluto porre rimedio licenziando molti giornalisti e introducendo un algoritmo, si tratta di una china che in futuro potrebbe rivelarsi molto pericolosa.
Una gestione della crisi ben riuscita fu quella della Germanwings (la compagnia low cost della Lufthansa) a seguito della famigerata strage del 2015: arrivarono quasi istantaneamente le scuse, fu data la cartella clinica di Andreas Lubitz ai giornalisti e lo scandalo durò solo 36 ore.

ALLA RICERCA DELLA VERITÀ - Molto interessante soprattutto per noi l'intervento di Daniele Butturini, professore di diritto costituzionale dell'informazione giornalistica all'Università di Verona. Il docente ha fatto riferimento al "Verification Handbook", un importantissimo documento tradotto in varie lingue che indica come verificare i contenuti digitali durante le emergenze. Ma non è tutto, il giurista ha indicato un altro potente mezzo per appurare la verità: il motore di ricerca "Tin Eye" che permette di capire se una fotografia è già stata pubblicata e quindi se una vecchia immagine viene utilizzata sui social per perpetrare una bufala. Il servizio online controlla in pochi istanti più di 15.000.000.000 di foto.
Butturini ha fatto presente che si sta studiando la possibilità di creare un nuovo premio Pulitzer per la collaborazione più proficua tra giornalisti e utenti dediti al citizen journalism, sottolineando come la partecipazione e la condivisione di tutti sono ormai imprescindibili.
Il professore infine, disquisendo sull'importanza del fact checking prima di riferire le notizie, ha fatto riferimento alla sentenza della Cassazione n. 16236/2010 in merito alla definizione di "giornalismo d'inchiesta", un'attività informativa presente quando «l'acquisizione della notizia avviene "autonomamente", "direttamente" e "attivamente" da parte del professionista e non mediata da "fonti" esterne mediante la ricezione "passiva" di informazioni».

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.