Duplice omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta: fermato Antonio De Marco

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CASO RISOLTO? - Un supertestimone tenuto nascosto fino all'ultimo e alcune riprese di una telecamera di sorveglianza mai menzionata ai giornalisti, ecco cos'ha inchiodato Antonio De Marco, il 21enne reo confesso dell'omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta. In queste ore si sta provando a tracciare il profilo psicologico del ragazzo sia per delineare il corretto svolgimento dell'iter giudiziario che lo attende sia perché l'impressione di essere di fronte a un caso eccezionale nella storia della criminologia italiana è forte, come d'altronde ha detto ieri sera il Procuratore Leonardo De Castris davanti agli sbigottiti inviati dei media nazionali. L'incubo che tormentava Lecce da una settimana è finito, il terrore della banalità del male è solo alle porte: perché un giovane studente di scienze infermieristiche e tirocinante nell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce ha compiuto una strage? Se lo sta chiedendo tutta Italia. Interrogato dagli inquirenti durante la notte, De Marco avrebbe detto, sulla coppia uccisa: «Ho fatto una cavolata, so di aver sbagliato. Li ho uccisi perché erano troppo felici e per questo mi è montata la rabbia». Curioso che fin troppo spesso dopo un omicidio (in questo caso duplice) si parli di "cavolata", come per minimizzare automaticamente una situazione tragica e sciagurata.

IL MOVENTE - Ma qual è il movente del massacro? Anche se la situazione non è ancora ben delineata, sembra che per gli inquirenti non sia passionale. Chi si è occupato del caso parla di «una questione interiore legata alla coabitazione» (fonte: Corriere.it), in quanto il ragazzo è un ex coinquilino di Daniele ed Eleonora, dunque il giovane era stato sotto lo stesso tetto della coppia almeno per un mese. Negli ultimi tempi De Santis aveva deciso di non affittare nuovamente la stanza dell'appartamento di via Montello e forse è per questo che su Facebook De Marco aveva citato uno strano e inquietante aforisma da un'immagine, sottolineando: «Un piatto che va servito freddo... È vero che la vendetta non risolve il problema ma per pochi istanto ti senti soddisfatto» (letteralmente "istanto" al posto di "istanti", con tanto di due emoji). Comunque come movente sembra piuttosto debole o almeno possibile, ma a condizione che ci sia una patologia psicologica non necessariamente invalidante la capacità di intendere e di volere. In realtà il reo confesso era cresciuto in una famiglia "bene", non aveva alcun problema economico, è stato descritto da tutti come "assolutamente normale" e aveva trovato casa senza alcun problema, peraltro in una gradevole villetta: siamo veramente sicuri che il duplice omicidio sia nato in un contesto di "vendetta per non aver rinnovato l'affitto"?

LA DINAMICA - Se non altro è stata delinata meglio la dinamica. Gli inquirenti hanno fatto presente che De Mauro è entrato nella casa dov'è avvenuta la mattanza all'ora di cena con un passamontagna sul volto, delle fascette tendicavi e tutto l'occorrente per ripulire. Sembra che l'obiettivo del ragazzo fosse una strage praticamente di stampo cinematografico-horror "alla 'Scream'": la volontà era di bloccare le vittime, torturarle e scrivere su un muro «un messaggio per la città», così sostengono gli investigatori (secondo IlMessaggero.it si sarebbe trattato di una scritta in più zone). Il giovane è entrato con un duplicato delle chiavi e ha assalito Daniele ed Eleonora con un coltello probabilmente da sub. I due, colti alla sprovvista (e forse narcotizzati dall'omicida? Possibile che siano stati sopraffatti da un aggressore con un'arma bianca solo grazie alla sorpresa?) sono morti nel tentativo di scappare dalla furia bestiale del loro carnefice, Eleonora sull'uscio di casa e Daniele sulle scale. Inutile sottolineare che Andrea, figura di cui si è parlato tantissimo nei giorni scorsi, non era l'assassino, ma il vicino di casa a cui la coppia, disperata, chiedeva aiuto. Quindi la presunta sequenza di parole udita da alcuni testimoni non sarebbe «Andrea, finiscila! Basta!"», bensì «Andrea! Finiscila! Basta!». In questo dramma con troppe domande ed esigue certezze tutto il paese auspica una risposta chiara e vigorosa dal sistema giudiziario.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.