Guerra psicologica dietro al cyberattacco di questi giorni?

Il ransomware WannaCry, sebbene abbia fatto ingenti danni, sembra non aver destato particolare preoccupazione fra gli esperti di sicurezza informatica e si comincia a parlare di guerra psicologica o azione distrattiva.
Al momento si calcola che gli "hacker" abbiano guadagnato circa 60.000 dollari: «Non è l'attacco più grave della storia, il malware utilizzato è scarso ed è ridicola la proporzione tra macchine infette e soldi guadagnati. WannaCry non è all'altezza di altri malware ben più potenti, dal punto di vista criminale è totalmente fallimentare», questo il commento sui fatti degli ultimi giorni di Andrea Zapparoli Manzoni rilasciato all'ANSA.
«Ci sono una serie di fattori strani - ha aggiunto lo specialista di ICT - che fanno pensare più a un'azione di guerra psicologica che di crimine finalizzato al guadagno. L'attacco è di ordinaria amministrazione, ma ha fatto scalpore perché ne ha parlato la BBC e ha colpito gli ospedali, tuttavia non è il più grave della storia. Gli hacker inoltre hanno deciso di integrare un'arma legata all'NSA, EternalBlue, un fatto controproducente dal punto di vista criminale: così si sono attirati le attenzioni delle intelligence di tutto il mondo».

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con master in scienze forensi e fra pochi mesi in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.