L'omicidio di Elisa Pomarelli e la questione dell'“aggravante lesbofobica”

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L'OMICIDIO - Elisa Pomarelli era una ragazza di 28 anni che il 25 agosto 2019 fu uccisa dal 45enne Massimo Sebastiani, un tornitore di Carpaneto Piacentino. I due erano amici da 3 anni, ma l'uomo era ossessionato da lei e ne parlava a tutti come la sua compagna. Dopo una cena, Elisa e Massimo ebbero una discussione per il fatto che lei voleva allontanarsi da lui: «Quando mi ha detto che non ci saremmo più visti ho sentito una specie di scossa e la stanza è diventata buia», queste le parole dell'uomo quando venne interrogato dagli inquirenti. Fu una telecamera di sorveglianza posta sul retro di una ditta metalmeccanica a mostrare cosa successe quel giorno: i due entrarono insieme in un pollaio alle 14:11 e alle 14:21 l'operaio venne ripreso mentre usciva da solo. Gli esami autoptici rivelarono che Elisa fu strozzata, Sebastiani stesso ammise l'omicidio: «Quel giorno mi ha detto che non ci saremmo più visti, che sarebbe stata l'ultima volta. Ho perso la testa e l'ho strangolata». Il caso venne analizzato con particolare attenzione dalle trasmissioni "Chi l'ha visto?" e "Quarto Grado", ma quando iniziò l'iter giudiziario non se ne seppe più nulla.

UN ROMPICAPO GIURIDICO - La particolarità del dramma non venne subito evidenziata in modo palese dai media, sia per evitare polemiche sia per l'argomento che a tutt'oggi risulta a molti tabù: Elisa era lesbica e probabilmente fu quello a scatenare la frustrazione di Sebastiani, che viveva in uno stato mentale talmente disturbato da portarlo al delitto. Se dal lato giornalistico il tema fu trattato coi guanti, dal punto di vista giudiziario è stato sollevato un polverone, perché l'imputato ha potuto beneficiare del rito abbreviato subordinato a una perizia psichiatrica e quindi di un futuro sconto di pena. Su questo tema molte sono state le polemiche delle associazioni che si battono contro la violenza di genere, fra cui il centro "La Città delle Donne - Telefono Rosa Piacenza" che si è costituito parte civile, l'associazione "Non Una Di Meno" e l'organizzazione internazionale "Eurocentralasian Lesbian* Community", che tramite la cofondatrice Alice Coffin ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Il ricorso al rito abbreviato dimostra che la giustizia italiana fa ancora fatica a capire e quindi a perseguire i femminicidi». Il rito abbreviato è escluso dalla legge 33/2019 per i delitti puniti con l'ergastolo, tra cui è presente l'omicidio aggravato che, pur non nominandoli esplicitamente, comprende proprio i "femminicidi". L'art. 577 c.p. infatti prevede un aggravamento della pena se l'omicidio è perpetrato «contro il coniuge, anche legalmente separato, contro l'altra parte dell'unione civile o contro la persona stabilmente convivente con il colpevole o ad esso legata da relazione affettiva». Se da un lato la questione vista in modo generico può essere rilevante e giusta, dall'altro potrebbe non sembrare esattamente sovrapponibile al caso di specie, perché per la giurisprudenza quando si parla "relazione affettiva" si fa riferimento a un rapporto di carattere sentimentale duraturo e condiviso, insomma siamo davanti a un vero e proprio rompicapo giuridico.

L'"AGGRAVANTE LESBOFOBICA" - Ilaria Todde, una giurista di EL*C che lavora a Bruxelles, intervistata da Elena Tebano del sito Corriere.it ha spiegato che «in casi simili all'omicidio Pomarelli, in cui l'accusato è il marito o il compagno della vittima, il rito abbreviato è escluso completamente. Eppure il femminicidio non è l'omicidio della moglie o della compagna in quanto tale, ma l'omicidio di una donna in quanto donna e questo deve includere le donne lesbiche ammazzate perché "non disponibili" alle attenzioni di un uomo. Il fatto che l'ordinamento italiano compia questa differenziazione è esemplificativo di due cose: una comprensione parziale del fenomeno del femminicidio e l'invisibilità delle lesbiche quando si scrivono le leggi. Dipende dal fatto che si formulano avendo uno "standard" in testa. Ecco, bisogna smettere di supporre che una donna sia automaticamente eterosessuale o che possa subire violenza solo dall'uomo con cui è sposata». Dal 2017 in Francia il sessismo è rientrato fra le aggravanti di vari reati, in un quadro che comprende anche l'omofobia e il razzismo. Anche se viviamo in un paese di civil law (sistema codificato) in cui il precedente ha solo un valore marginale, nel marzo 2020 è avvenuto un caso molto importante che ha visto alla sbarra un uomo imputato di stupro con l'"aggravante lesbofobica". Sono tutti argomenti estremamente interessanti che in futuro faranno molto discutere, soprattutto in ambito politico. Saranno i giudici a dirimere la questione o sarà necessario un intervento deciso del Legislatore? Lo scopriremo presto.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.