Coronavirus, i disastri causati dalle fake news: morti e ricoverati in tutto il mondo

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"Infodemia" è un neologismo nato dall'unione dei sostantivi "informazione" ed "epidemia", il curioso termine viene usato sempre più spesso in ambito scientifico e giornalistico per indicare «la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili», così puntualizza la Treccani. In un'epoca di smartphone e proliferazione di notizie, le cosiddette fake news l'hanno fatta da padrone soprattutto sui social e a complicare le cose ci ha pensato l'arrivo del virus SARS-CoV-2, in grado di scatenare la sindrome nota come Covid-19, che tutti noi in questi ultimi mesi abbiamo imparato a conoscere nostro malgrado.

Le bufale si sono diffuse di pari passo con la malattia, così esperti australiani dell'"University of New South Wales" hanno deciso di studiare il fenomeno, pubblicando sull'"American Journal of Tropical Medicine and Hygiene" i risultati delle loro indagini. La ricerca, svolta da un team multidisciplinare che comprendeva medici, epidemiologi e sociologi da diversi paesi del mondo, si è basata su migliaia di pagine riguardanti la Covid-19 (perlopiù social, quotidiani e siti web) e i risultati sono stati tutt'altro che gratificanti per la razza umana: l'89% è stato classificato come rumor (affermazioni senza alcun fondamento verificabile) e il 7,8% come teorie cospirazionaliste. Gli autori hanno commentato in questo modo: «Abbiamo identificato tre ondate infodemiche tra gennaio e inizio aprile. Tra tutte le categorie di informazione tracciate il 24% riguardava la malattia, la trasmissione e la mortalità, il 19% le terapie e le cure, il 15% le cause e l'origine. Di 2.276 documenti, 1.856 erano dei falsi (82%), 176 con informazione fuorviante (8%), 31 non provata (1%) e i restanti corretti». Dallo studio è emersa un'interessante mappa globale che abbiamo provato a riassumere nel seguente modo.

  • 🇮🇳 Dall'India è partita la gran parte della disinformazione (circa 400 rumor e teorie complottiste).
  • 🇺🇸 Anche in USA le fake news hanno proliferato (poco più di 400).
  • 🇮🇩 In Indonesia le bufale sono state spesso determinanti (poco meno di 150).
  • 🇧🇷 In Brasile questo genere di "notizie" ha messo in serio pericolo la salute di tutti i cittadini (circa 100).
  • 🇮🇹 L'Italia è stata vittima di numeri più contenuti, ma non ha potuto evitare l'"ondata disinformativa" (poco più di 50).

Bisogna tenere presente che da un singolo documento "originario" sono nati migliaia di articoli, post, tweet e quant'altro: anche se le cifre sulla carta sembrano esigue, così non è stato nella realtà.

Le conseguenze di tutte queste fake news? Secondo la ricerca sono state devastanti, in particolare quando si è toccato la sfera della prevenzione e della terapia. La sola teoria per cui l'alcol ad alte concentrazioni può rivelarsi utile nel contrasto al nuovo Coronavirus ha causato 800 morti in tutto il mondo. Gli autori hanno sottolineato che «a questa disinformazione sugli effetti dell'alcol sono collegati anche 5.876 ricoveri e infortuni gravi, 60 persone hanno perso la vista dopo aver bevuto metanolo come cura per il Coronavirus». Ma non è tutto: in India 12 individui (tra cui 5 bambini) si sono ammalati gravemente dopo aver consumato un liquore a base di semi di datura, una pianta estremamente pericolosa che veniva indicata da teorie del luogo come rimedio efficacissimo per la Covid-19. Una bufala in particolare ha contribuito addirittura a spargere l'infezione: quella per cui era altamente consigliato lavare la bocca dei fedeli prima dell'ingresso in alcune chiese.

In ogni caso spesso non è nemmeno questione di informare correttamente, perché non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire: in tutto il globo e in particolare in Europa si stanno moltiplicando manifestazioni dei cosiddetti "negazionisti", ossia persone che rifiutano l'uso delle mascherine e che spesso negano la presenza della malattia che ad oggi ha causato nel mondo 898.000 decessi. I ricercatori dell'"University of New South Wales" hanno specificato che questo genere di disinformazione ha ricadute importanti in termini di salute pubblica e per questo bisogna contenere il fenomeno il più possibile.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.