La strage di Cornigliano (2016): «Non vi voglio lasciare senza padre e senza marito. Per questo vi porto con me»

In questi giorni i media si stanno occupando in modo spasmodico della strage di Latina, la tragica vicenda in cui il carabiniere Luigi Capasso, dopo essersi appostato sotto la casa della moglie Antonietta Gargiulo, l'ha ferita gravemente a colpi di pistola, le ha preso le chiavi di casa dalla borsa, è salito nell'appartamento dove dormivano le loro bambine di 8 e 14 anni Alessia e Martina e le ha uccise.
Il caso ha avuto un risalto incredibile sulle varie testate giornalistiche: si è trattato di una tragedia talmente eclatante che addirittura trasmissioni come "Chi l'ha visto?" e "Quarto Grado" hanno deciso di occuparsene.
Tuttavia episodi simili sono stati analizzati molto meno, per non dire che sono passati completamente in sordina, come la strage di Cornigliano, di cui si è discusso praticamente solo in Liguria.
Siamo nel 2016, Mauro Agrosì è un poliziotto di 50 anni che lavora nel sesto reparto mobile di Bolzaneto come tecnico dei computer, tempo prima ha deciso di non rivestire più ruoli operativi e, dopo aver vinto un concorso, finalmente può coronare il suo sogno di felicità.
I giorni trascorrono in maniera apparentemente serena: l'uomo si occupa dell'installazione e della riparazione degli apparati radio. Per i colleghi ha "le mani d'oro", salda componenti piccolissimi con la precisione di un robot e lo fa con passione e professionalità.
Tutto sembra filare liscio con sua moglie Rosanna Prete (di 49 anni) e le sue due figlie Giada (10) e Martina (14), insomma una vita a prima vista perfetta, ma non è così.

Agrosì in realtà nasconde un "demone interiore", quello del gioco d'azzardo.
Ogni giorno compra decine di Gratta e Vinci, qualcosa gli rimane in tasca, ma è in forte perdita e come tutti i giocatori compulsivi più perde e più gioca. I suoi guadagni sono esigui per mantenere la famiglia (1.600 € al mese), in più ogni mese cede un quinto del suo stipendio perché ha chiesto tre prestiti: uno all'INPS da 170 euro al mese per 5 anni, un altro a un istituto privato da 220 € al mese per 10 anni e un altro ancora alla sua banca per un totale di 540 € al mese circa.
Dal suo punto di vista la situazione diventa insostenibile e prende una decisione atroce, farla finita a modo suo: sono le 6:40 del 2 novembre 2016, l'uomo si avvicina a Giada che dorme nel letto a castello più basso, le mette un cuscino sulla testa e le spara a bruciapelo. Poi, con movimenti fulminei, fa lo stesso a Martina per evitare una sua reazione. A quel punto si reca nella camera da letto matrimoniale e pone fine alla vita di Rosanna.
Terminata la mattanza Agrosì telefona alla polizia dicendo di "essere un collega" e di aver "lasciato la porta aperta", infine si suicida.
In un primo momento gli investigatori pensano che le vittime siano state sedate, perché trovate in "posizione del sonno", ma perizie successive sconfessano questa teoria: evidentemente l'assassino è stato molto veloce e preciso durante la strage, il cuscino usato come silenziatore ha fatto il resto.

Quella mattina lo sgomento piomba su Genova, la sua provincia e la Liguria intera, per un po' si analizza il fenomeno del gioco d'azzardo, ma la famiglia è stata azzerata: in pochi giorni i media nazionali si dimenticano del caso e tutto torna a tacere, come spesso accade.
Rimane la lettera lasciata da Agrosì sul luogo della strage, a testimonianza di quanto l'animo umano può scendere in basso: «Nella vita ci sono problemi insormontabili. [...] Non vi voglio lasciare senza padre e senza marito. Per questo vi porto con me».

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con master in scienze forensi e fra pochi mesi in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.