“L'impronta scarlatta” di Richard Austin Freeman

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Nel cuore della vecchia Londra, il commerciante di pietre preziose John Hornby riceve nel suo ufficio un pacco dal Sudafrica contenente diamanti grezzi di dimensioni e valore eccezionali. Il prezioso pacco viene riposto in cassaforte. Ma quando il giorno successivo la cassaforte viene aperta, i diamanti sono scomparsi; eppure non vi sono tracce d'effrazione e il custode, durante i suoi giri di ronda, non ha udito nulla. Sul fondo della cassaforte, un foglio di carta sporco di sangue che porta l'impronta chiarissima di un pollice. È da questo unico indizio che si dipana l'incredibile intreccio di un giallo "scientifico", ricco di suspense e di atmosfera. Questo caso, all'apparenza disperato, viene affidato al dottor John Thorndyke, detective-medico-avvocato, che nelle sue inchieste segue la via induttiva: "raccogliere i fatti, formulare ipotesi, esaminarle e cercare verifiche".
Definito "il maggior esperto di crimini dopo Sherlock Holmes", il dottor Thorndyke fa il suo esordio in questo classico e geniale romanzo, molto amato da Chesterton, Hitchcock e Graham Greene.

Se volete scoprire le origini del genere giallo investigativo e dei suoi detective, questo è un libro da non perdere, il nonno di tutti i gialli. In quanto nonno, tenete presente che per apprezzarlo è necessario ricordare il contesto storico in cui è stato scritto. Quello che allora era innovativo per noi oggi è scontato. Consigliato da leggere solo se siete amanti delle atmosfere inglesi del primo novecento e se vi piace conoscere le tecniche e il modo di operare di quei tempi. In caso contrario lo troverete un po' lento e a tratti noioso.

L'autore

Richard Austin Freeman (Londra 1862 – Gravesend 1943).
Dopo gli studi di medicina entrò nel servizio coloniale e venne inviato in Africa come assistente chirurgo, ma nel giro di pochi anni dovette rimpatriare per motivi di salute. Le precarie condizioni fisiche lo costrinsero ad abbandonare gradualmente la professione e a cercare nella scrittura una strada alternativa. Il suo esordio nella narrativa gialla avvenne nel 1902 con una serie di detective stories firmate con lo pseudonimo di Clifford Ashdown in collaborazione con un altro medico, Dr. John James Pitcairn.
Nel 1907, con la pubblicazione del romanzo The Red Thumb Mark (L'impronta scarlatta), nel quale introdusse il personaggio dell'affascinante e arguto patologo Dr. Thorndyke, Freeman trovò il suo mestiere e per almeno un quarto di secolo dominò la scena della letteratura poliziesca inglese. Si deve a lui l'invenzione dell'inverted detective story, anche nota come Howcatchem*, una tecnica narrativa nella quale il lettore è testimone del delitto, per cui l'incognita non è più l'identità dell'assassino ma il modo in cui l'investigatore risolverà il caso smascherando il colpevole. Freeman, che disponeva di un laboratorio in cui compiva tutti gli esperimenti descritti nei suoi romanzi, è celebre per la sottigliezza con cui affrontava i problemi di medicina legale e l'accuratezza scientifica delle tecniche d'indagine presentate.
Lo scrittore concluse la sua carriera letteraria nel 1942, quando a ottant'anni diede alle stampe l'ultima avventura dell'investigatore. Rimane uno dei pochi autori di epoca edoardiana a essere letti ancora oggi.

*Un esempio di Howcatchem è la serie manga giapponese Death Note di Tsugumi Oba. Il protagonista Light Yagami è uno studente universitario che trova un quaderno con poteri sovrannaturali nominato "Death Note", lanciato sulla Terra da un dio della morte di nome Ryuk. Il quaderno dona a chi lo utilizza la possibilità di uccidere chiunque solo scrivendo il nome della vittima dopo averla vista in faccia. Si sa dall'inizio chi è il colpevole e si segue il lavoro del detective Elle nelle indagini per risolvere il caso.

L’impronta scarlatta
Richard Austin Freeman
1ª edizione 1907
Traduttore: C. Cirelli
Editore: LIT - Libri in Tasca
Pagine: 159 p.
E-book: disponibile

Fonte informazioni