Omicidio di Renata Rapposelli: Simone e Giuseppe Santoleri ricorrono in appello

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Prosegue la querelle giudiziaria per il delitto di Renata Rapposelli, la pittrice di Ancona scomparsa da Giulianova il 9 ottobre 2017 e trovata cadavere sulle rive del Chienti il 10 novembre. Per la sua morte dovuta a strangolamento sono stati condannati Simone e Giuseppe Santoleri, rispettivamente il figlio e l'ex marito della donna, rei di omicidio volontario e distruzione di cadavere. Il primo, protagonista di un lapsus passato alla storia durante la trasmissione "Chi l'ha visto?" («Non so perché mi viene Chienti») è stato riconosciuto colpevole ed è stato sanzionato con 27 anni di reclusione, mentre il padre, che si è sempre dichiarato succube del figlio, è stato sottoposto alla pena di 24 anni di carcere. Sembra che dietro il fatto di sangue ci fossero forti dissapori per questioni economiche: Renata era arrivata a chiedere fino a 3.000 € di arretrati per il mantenimento a seguito della separazione, sulla pensione di Giuseppe era già stata applicata una trattenuta di 200 € al mese. A fine dicembre i legali dei due uomini hanno presentato ricorso avverso la sentenza di primo grado: l'appello sarà basato in prima istanza sull'assoluzione e in subordine sul considerare il reato di distruzione di cadavere come occultamento e in continuazione con l'omicidio volontario.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.