Omicidio di Yara Gambirasio: confermato in secondo grado l'ergastolo a Bossetti

  • 3
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Fra tutti i casi di cronaca nera più discussi degli ultimi anni l'omicidio di Yara Gambirasio è stato uno dei più clamorosi e, come spesso accade, ha visto due fazioni contrapposte: gli innocentisti e i colpevolisti.
Non sono mancate polemiche a volte furiose, altre volte al limite del farsesco, perfino alcuni media sull'argomento sono stati spesso accusati di partigianeria, ma per adesso il destino di Massimo Bossetti è stato scritto: l'uomo è stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise d'Appello di Brescia presieduta da Enrico Fischetti, dunque non è stata accolta l'istanza di ripetizione dell'esame del DNA.
I difensori del muratore di Mapello, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini si sono battuti per anni come dei leoni: per loro quella che era stata più volte definita "prova regina" non contava, troppe le incertezze e le criticità sul DNA («Sono più i difetti che i marcatori») come troppo strana sembrava la foto satellitare dell'ormai famigerato campo di Chignolo d'Isola risalente al 24 gennaio 2011 (un mese e due giorni prima del ritrovamento del corpo di Yara) che, sempre secondo i legali, non palesava alcuna traccia dei resti della ragazzina.
L'accusa, nella veste del P.G. Marco Martani, invece ha sempre sostenuto che il cadavere è stato lasciato nello stesso luogo dove la vittima è stata uccisa, insistendo molto sul materiale genetico («Grottesco pensare, come ha fatto la difesa, che il DNA ritrovato sugli slip di Yara sia stato costruito ad hoc per incastrare qualcuno»).
Questa mattina Bossetti aveva rilasciato mezz'ora di dichiarazioni spontanee fra cui erano spiccate queste frasi: «Ve lo giuro, mai diventerò colpevole della mia innocenza. Questo è il più grave errore giudiziario di questo secolo. Il vero o i veri assassini di Yara sono in giro e stanno ridendo di me e della giustizia. Non ho mai fatto male a nessuno e l'unico sentimento che mi tiene in vita è l'amore per la mia famiglia».
Si chiude così il secondo capitolo di una storia che sembra interminabile e che sicuramente non solo arriverà in Cassazione, ma sarà anche destinata a lasciare strascichi di polemiche furenti.

Ciao! se sei arrivato/a fino a questo punto della pagina significa che l'articolo è stato di tuo gradimento. Devi sapere che "Diritto e Cronaca", anche se utilizza banner, non vive di pubblicità ed è completamente auto-finanziato. L'unico modo che abbiamo di proseguire nel nostro lavoro è chiedere delle donazioni. Siamo grati a chiunque possa darci un aiuto, anche minimo.

Sei un libero professionista o fai parte di un'azienda e vorresti pubblicare contenuti sponsorizzati? Sei un appassionato e vorresti leggere un articolo su un argomento che ti sta a cuore? Organizzi seminari inerenti al diritto e alla criminologia e cerchi qualcuno in grado di valorizzarli? Contattaci cliccando qui o scrivici all'indirizzo info@dirittoecronaca.it e scopri come fare.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.