Tutto sull'omicidio di Stefania Crotti: l'analisi di “Quarto Grado”

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IL CARNEFICE E LE VITTIME - Nell'ultima puntata della trasmissione Mediaset "Quarto Grado" intitolata "La Trappola" è stato analizzato molto dettagliatamente l'omicidio di Stefania Crotti, la donna di 42 anni trovata morta carbonizzata nelle campagne di Erbusco (BS). Inizialmente si è parlato del suo amore col marito Stefano, nato fra i banchi di scuola: nel 2002 dopo un lungo fidanzamento i due si erano sposati. Abitavano in una casa di via Facchinetti a Gorlago, un paese di 5.000 abitanti, avevano una vita normale, ma la loro storia d'amore ha avuto un tragico epilogo.
Stefania era un'impiegata di un'azienda che produce gomme e da qualche anno si prendeva cura della nuova arrivata in famiglia: una bellissima bimba nata nel 2011.
Chiara Alessandri, ossia la sua carnefice rea confessa, abitava in via San Rocco, era separata dal marito e aveva tre bambini. Diplomata in ragioneria e disoccupata, aveva partecipato a un corso triennale di teatro e dava una mano in parrocchia.

IL MOVENTE - Stefania e Chiara frequentavano lo stesso ambiente scolastico dei figli ed erano amiche su Facebook: "Quarto Grado" ha fatto notare come l'11 luglio del 2013 ci fu uno scambio di battute sul social network fra loro due e Stefano. La scorsa primaverà qualcosa cambiò e l'uomo decise di andare a vivere da solo in "zona Castello", fu in quel momento che si avvicinò proprio a Chiara. A fine luglio tuttavia Stefano tornò dalla moglie e, sempre secondo la trasmissione Mediaset, si fece tatuare su un polso (secondo il Corriere su tutto un avambraccio) una scritta: "Liberi di sbagliare, liberi di ricominciare".
A Natale la "tempesta" sembrava lontana, ma Chiara stava già covando la sua frustrazione, dapprima usando epiteti ingiuriosi nei confronti della rivale in amore e in seguito, durante un chiarimento serale via SMS, sostenendo che Stefano era tornato dalla sua "avversaria" solo per la figlia.

LA METICOLOSA PREPARAZIONE - Di seguito riportiamo la minuziosa ricostruzione del programma "Quarto Grado". La mattina di giovedì 17 gennaio Stefania sale sulla sua Lancia Y bordeaux e raggiunge il posto di lavoro, dopo una dura ma soddisfacente giornata esce dall'ufficio salutando tre colleghi e il nipote del titolare dell'azienda. Da quel momento in poi le sue tracce si perdono fino al ritrovamente del cadavere, quando un ciclista lo nota nella campagna di Adro. Ma com'è potuta accadere una tragedia simile?
Tutto inizia quando venerdì 4 gennaio Chiara manda un messaggio ad Angelo, suo conoscente dal settembre 2017. Quest'ultimo si trova in vacanza, ma accetta di buon grado la proposta della donna che consiste nell'aiutarla a ricongiungere una coppia di amici in crisi grazie a una festa a sorpresa. La macchinazione di Chiara secondo "Quarto Grado" è una trappola scenografica basata su tre elementi: una rosa rossa, un biglietto con su scritto "Ti amo" che la stessa Alessandri ha contraffatto cercando di imitare la scrittura di Stefano e un foulard per bendare la Crotti. In tutto questo Angelo sarebbe inconsapevole, vittima a sua volta di una catena di fiducia che verrà presto spezzata. L'uomo viene debitamente istruito da Chiara sugli orari di lavoro di Stefania e vengono fatte delle prove col suo furgone per essere certi che passerà dall'entrata sotterranea in cui si trova il garage di lei.

LA DINAMICA DELL'OMICIDIO - Il giorno giovedì 17 alle ore 15.20 Angelo mostra il biglietto e la rosa a Stefania che inizialmente è titubante (o almeno così lui sostiene a tragedia acclarata): non riconosce la calligrafia del marito e chiede di non essere bendata. L'accompagnatore la fa entrare nella sua grossa vettura e cerca di metterla a proprio agio facendole sentire un brano d'amore della cantante Giorgia accendendo l'autoradio. A quel punto la donna accetta di farsi bendare, anche se Angelo stesso durante la trasmissione ha voluto precisare che si sarebbe bendata da sola una volta entrata nel suo furgone.
Chiara si presenta sul posto dopo due minuti dal loro arrivo e riceve la sua rivale in amore che ha gli occhi ancora coperti, nel frattempo l'uomo le lascia sole senza apparentemente rendersi conto di nulla e se ne va.
Dopo un po' la situazione degenera: Chiara toglie il foulard e, presumibilmente dopo un litigio, colpisce Stefania con quattro violente martellate alla testa, questo è quanto sostiene il GIP nell'ordinanza di convalida del fermo, parere corroborato dalla testimonianza di una vicina che sente urla femminili di paura. La carnefice cerca di caricare il corpo sui sedili posteriori della sua Mercedes Classe B di colore grigio, ma ci rinuncia e lo mette nel bagagliaio assieme al martello. Con una spugna e della candeggina pulisce il garage e, approfittandosi del buio, esce per disfarsi del cadavere.

I PASSI FALSI DI CHIARA - Durante il tragitto in auto la carnefice scrive ad Angelo: «Grazie del tuo aiuto, la festa è andata bene». Alle 15.35 alcune telecamere la riprendono nei pressi della zona boschiva di Adro, secondo gli inquirenti brucia il corpo e si libera del martello e di una tenaglia, alle 18.59 è già vicino a Gorlago. Chiara si dimentica di spegnere il cellulare della vittima che aggancia tutte le celle telefoniche del ritorno a casa e che quindi "mapperà" l'intero percorso, alle 19.38 decide di sbarazzarsene gettandolo nel gretto del fiume Cherio.
Una volta a casa prepara un pacco per il marito della sua rivale contenente le chiavi della vittima e un biglietto con su scritto "Non tornerò ma mi farò sentire, sono con chi amo".
Nonostante la strenua difesa della Alessandri che sostiene di non aver bruciato il corpo e, quel fatidico giorno, di aver reagito a un'aggressione, ad oggi non c'è una perizia in grado di confermare quanto sostiene: Stefania è stata colpita ripetutamente al capo con un martello, sulle ruote della macchina di Chiara è stato trovato un fango compatibile con quello del fiume Cherio, nell'auto della Alessandri è stata trovata una tanica di benzina e infine è stato reperito anche sangue sul pavimento del garage non corrispondente alla dinamica esposta dall'incriminata.

SIMULAZIONE CALCOLATA - Nelle ore seguenti all'omicidio Chiara non si perde d'animo: durante un confronto promosso dagli inquirenti con Angelo e Stefano si avvicina per abracciare quest'ultimo e gli fa le condoglianze, ma viene respinta. Poi si rivolge al primo con fare inquisitorio, rimproverandogli di aver detto ai carabinieri della "festa", infine si lascerà scappare una frase estremamente inquietante: «Volevo solo riavvicinarmi a Stefano perché sono ancora innamorata di lui».
Venerdì 18 gennaio la Alessandri si preoccupa di far lavare molto approfonditamente la sua auto, controllando in particolare l'inserviente quando ne pulisce il bagagliaio; gli investigatori troveranno comunque tracce di sangue nella vettura.

I COMMENTI DEGLI ESPERTI IN STUDIO - Per Carmelo Abbate di "Quarto Grado" è da escludere la voglia di chiarire «perché il chiarimento lo cerchi in piazza, a scuola. Se tu attiri una persona in trappola dentro il garage tutto vuoi tranne che chiarire. Nessun marito utilizza un altro uomo per fare una festa a sorpresa. Invito tutte le donne a fare attenzione a situazioni simili».
Secondo il generale Luciano Garofano «nell'80% dei casi le donne vittime di violenza sono uccise dal partner, questa volta non è stato così».
Sabrina Scampini ha voluto fare una panoramica che getta inquietanti ombre sulla tragica vicenda: «Sembra incredibile che una donna sveglia e intelligente come lei possa essere stata convinta con una persona sconosciuta, ma dobbiamo ricordare che Stefania era appena uscita da una crisi col marito. Era fragile, debole, aveva bisogno di gesti e abbracci che la riscaldassero e ha vissuto una proiezione dei suoi desideri. Oppure non è andata così e lei è stata caricata controvoglia su quel furgone. [...] Queste persone devono rendersi conto che non solo hanno distrutto una donna, ma anche una famiglia».
Per Alessandro Meluzzi «c'è l'ingenuità della vittima, ma c'è anche una sorprendente ingenuità della carnefice. Tutto il processo si giocherà sul tasso di premeditazione che c'è, ma che lei potesse pensare di farla franca è stupefacente, è un delitto pieno di firme. Si tratta di un caos comportamentale in cui c'è una visione quasi infantile di poterla fare franca».
Secondo Massimo Picozzi «può essere che Stefania abbia interpretato quella richiesta come una prescrizione tipica della psicoterapia. [...] Ricordiamoci che gli assassini spesso non sono furbi, non escludo la presenza di un delirio». In effetti il marito e la moglie, secondo la madre di lei, andavano dallo psicologo a fare proprio terapia di coppia.

L'INTERVISTA A STEFANO - «Chiara era un'amica con cui ci si confidava. È sempre stata una folata d'aria fresca, non ho mai avuto paura, noi ci siamo conosciuti ai tempi della scuola dei bambini, non abbiamo mai avuto confronti accesi, solo messaggi di una sera dove mi ha detto che ero tornato da Stefania per la bambina, cosa falsa. Non ci sono mai stati atteggiamenti che ci hanno fatto paura. Da agosto non abbiamo più avuto nessun tipo di rapporto. Per me e per tutti noi è impossibile che mia moglie si sia fidata di uno sconosciuto. L'ultimo mio ricordo di lei è la sua presenza qua a casa», questo il commento del marito di Stefania, una donna che merita giustizia.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.