ELEMENTARY - Sherlock Holmes è di nuovo tra noi

“Elementare, Watson!”

Non esiste appassionato di gialli che non conosca questa espressione. Nasce da qui, probabilmente, il titolo del police drama della CBS Elementary, una rivisitazione in chiave moderna del celebre Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle. Protagonisti della serie Jonny Lee Miller nei panni del detective Sherlock Holmes e Lucy Liu in quelli di, udite udite, la dottoressa Joan Watson.
Ebbene sì, forse i puristi storceranno il naso nel vedere Watson in panni femminili, eppure non potrebbe esistere coppia meglio assortita. Per dirla con le parole di Sherlock rivolte a Watson: “Il mio lavoro è migliore grazie a te”.

Dopo un periodo di riabilitazione dalla tossicodipendenza, Sherlock lascia Londra e si sistema in uno dei numerosi appartamenti del padre a Manhattan. Il facoltoso genitore assume un’assistente alla riabilitazione per aiutare il figlio nel percorso di recupero e così la dottoressa Joan Watson entra in casa, e nella vita, di Sherlock. Watson è stata un chirurgo di successo, fino a quando ha perso un paziente. Vede così il suo attuale lavoro come un’opportunità per aiutare le persone. Tuttavia sarà presto evidente che l'inquieto Holmes non è affatto come i suoi clienti precedenti. Il New York City Police Department lo contatta per avvalersi della sua collaborazione come consulente. Il capitano Tobias Gregson (Aidan Quinn) sa che Sherlock collaborava a Londra con Scotland Yard e sa che la sua è una mente brillante. Insieme al detective Marcus Bell (Jon Michael Hill), uomo acuto e bravissimo negli interrogatori, Watson sarà un valido aiuto durante le indagini, tanto da dare una chance alla sua indole di investigatrice.

Da una goccia d’acqua una mente logica può dedurre l’esistenza dell’Atlantico o delle Cascate del Niagara senza conoscerli o averli mai visti.
Ho la mia goccia d’acqua, ora consentimi di dedurre.

Sherlock ha una mente superiore alla media e non ne fa certo un mistero. Coglie anzi ogni occasione possibile per sottolinearlo, diventando antipatico perché è molto diretto e sfacciato. Ma non gli si può rimproverare niente, alla fine ha sempre ragione lui.

Le menti semplici hanno sempre confuso l’onestà con la maleducazione.

Sente anche tutto il peso di un’eccessiva sensibilità e capacità deduttiva. Spesso le sue riflessioni vertono sul rovescio della medaglia dell’avere una mente tanto brillante: rimanere solo, doversi concentrare il doppio degli altri per rimanere sobrio dalla tossicodipendenza, la difficoltà del contenersi entro certi limiti pur sapendo che i limiti in realtà non esistono, dormire poco perché il cervello lavora sempre a mille e non potersi permettere di restare fermo perché il non fare niente non è la sua acqua. A proposito del dormire, molto divertenti i siparietti tra lui e Watson con le sveglie del mattino a sorpresa con violino, tromba, la tartaruga Clyde, senza dubbio la mascotte della serie, e altre diavolerie che fanno prendere un colpo alla povera Joan, accusata sempre scherzosamente di dormire troppo e incoraggiata a intraprendere attività più produttive del sonno notturno.

Sherlock è un uomo d’altri tempi catapultato nell’era moderna. Non ama la tecnologia e soprattutto i ritmi frenetici ai quali siamo sottoposti ogni giorno. Avrebbe preferito vivere in un'epoca antica, dove tutto era lento e tranquillo e forse sarebbe stato diverso. Certo, usa tutte le tecnologie a disposizione e studia in continuazione ogni nuova diavoleria scientifica: “Esiste, sarebbe stupido non usarla, ma questo non vuol dire che mi piaccia”.

Penso che il cervello umano sia come una soffitta, un magazzino per le informazioni, ma siccome lo spazio è limitato, va riempito solo con quello che serve ad esprimere il meglio di se stessi.

Che cosa resta di Sherlock e Watson “the originals” in questa rivisitazione? Direi poco, di sicuro non il famigerato “Elementary, Watson” che il protagonista non pronuncia quasi mai. Il mio consiglio è non fare paragoni con altre trasposizioni televisive se non si vuole rimanere delusi. Non perché questa non sia bella, anzi. E’ solo diversa, da vedere proprio per questo. Adoro la serie soprattutto per il personaggio di Sherlock: enigmatico, geniale, iperattivo, capace di deduzioni apparentemente fuori da ogni logica ma in realtà supportate da un rigore scientifico che ha del geniale. Mi affascina la sua semplicità disarmante nell’esprimere sempre quello che pensa e la sua difficoltà invece con i sentimenti. Come se avesse paura che quello che prova possa condizionare la sua capacità deduttiva, il suo continuo e a volte frustrante bisogno di essere lucido. Nel corso della serie si assiste ad un vero e proprio percorso di crescita interiore non solo dal punto di vista investigativo ma anche introspettivo che coniuga perfettamente la psicologia criminale ai meri dati tecnici investigativi ed è questo a mio parere il punto più interessante e diverso rispetto ad altre serie tv del genere.
Credo comunque che lo spirito e il modus operandi siano molto vicini all’originale. Se Conan Doyle avesse avuto gli strumenti di oggi, il suo detective sarebbe stato molto simile al protagonista della serie.

Quando hai escluso l’impossibile ciò che resta, per quanto improbabile, è la verità.

Elementary nasce negli USA nel 2012, sono state prodotte finora 5 stagioni per un totale di 120 episodi. Confermata per il 2018 la stagione n.6 con 21 episodi, che ha debuttato negli Stati Uniti il 30 aprile su CBS. In Italia bisognerà attendere probabilmente l’autunno del 2018 per vederla su Rai2 o sul canale FoxCrime di Sky.