Facebook vs revenge porn, l'illegalità prende piede

Continuano le rivelazioni sui Facebook Files svelati dal Guardian.
Il giornale britannico ha portato alla luce numeri inquietanti: a gennaio ci sono stati ben 51.300 casi definiti "potenziali" di revenge porn a cui si aggiungono 2.450 tentativi di "sextortion". Per attività illecite legate a questo genere di utilizzo della piattaforma sono stati disabilitati 14.000 account, 33 episodi hanno riguardato le pedopornografia.
Curiose le linee guida che devono seguire i moderatori del social blu: sì a foto di baci a bocca aperta, sesso simulato e anche attività sessuali pixellate; no a immagini esplicite, soprattutto se segnalate da utenti.
L'avvocato Fulvio Sarzana ha spiegato a Repubblica che non esistono fattispecie penali specifiche relative a questo genere di fenomeni: chi compie tali atti viene indagato per diffamazione (art. 595 c.p.) o per trattamento illecito dei dati personali (art. 167 del Codice della Privacy), non per reati di natura sessuale. Ma ciò che manca secondo il legale è «l'introduzione, anche per via legislativa, di uno strumento di rimozione rapida delle foto o dei video dalla rete circoscritto a dei casi ben definiti e sotto il controllo di un giudice».

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con master in scienze forensi e fra pochi mesi in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.