La lotta allo streaming illegale: cosa si rischia anche come “semplici” fruitori

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LA CRONACA - Negli ultimi tre giorni è stata messa in atto un'enorme operazione della Guardia di Finanza e della polizia atta a sgominare un'imponente organizzazione internazionale che si era specializzata in streaming illegale. In queste ore in 19 paesi sono stati sequestrati e oscurati oltre 5.500 siti illegali e canali Telegram che trasmettevano abusivamente contenuti protetti in tutto il mondo, in particolare manifestazioni sportive. I membri di questa vera e propria associazione a delinquere avevano ideato un sistema che aveva garantito loro 50 milioni di "clienti" in tutto il mondo di cui 5 erano residenti in Italia, arrivando a introiti astronomici (ben oltre i 10 milioni di euro). Grazie allo streaming illegale le persone potevano gustarsi servizi online come quelli di Netflix, Dazn e Disney+ a prezzi esigui pagando gli "abbonamenti" anche tramite criptovalute. La particolarità di quest'operazione chiamata "The Perfect Storm" ha a che fare con l'Italia: a seguito delle indagini svolte dai finanzieri del "Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche" e della polizia postale si è scoperto che la centrale operativa e di smistamento del segnale si trovava a Napoli.

LE PENE - Al di là dei meri fatti di cronaca che purtroppo sono sempre più frequenti in questo campo, cosa si rischia quando si divulgano queste trasmissioni in modo illegale? Sulla base della legge 633/1941 ("protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio") chi fornisce servizi simili ossia chi diffonde a scopo di lucro contenuti coperti da copyright sia tramite file sharing che con riproduzione online dev'essere sottoposto alla pena della reclusione da 6 mesi a 3 anni e a una multa da 2.582 a 15.493 euro. Se non vi è scopo di lucro la pena è una multa da 51 a 2.065 euro. Ma cosa succede all'utente che si limita a guardare lo spettacolo privatamente e magari senza la sottoscrizione di alcun abbonamento illegale? Si tratta di un illecito amministrativo punito con la sanzione pecuniaria di 154 euro. Tuttavia, oltre a pene accessorie come la confisca del materiale e la pubblicazione del provvedimento su un giornale quotidiano a diffusione nazionale (assai improbabili), in caso di recidiva o di fatto grave inteso come la "quantità di violazioni" la sanzione può essere aumentata fino a 1.032 euro.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.