La tutela dei malati di cancro per mantenere il posto di lavoro

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In Italia 3,6 milioni di persone convivono con un tumore, fra questi pazienti oncologici sono molti i lavoratori bisognosi di tutela. Si tratta di una doppia condizione che accomuna persone in cerca di certezze e dignità professionale, perché attualmente l'ordinamento giuridico italiano non prevede una specifica regolamentazione per loro e rinvia alla contrattazione collettiva, ciò significa che vi sono delle regole disomogenee che comportano, tra l'altro, un'evidente disparità di trattamento tra lavoratori pubblici e privati.

Di recente l'intergruppo parlamentare "Insieme per un impegno contro il cancro", ascoltando le esigenze di questi soggetti, ha presentato alla Camera cinque disegni di legge sul delicato tema che purtroppo riguarda sempre più famiglie. Annamaria Mancuso, coordinatrice del progetto e presidente di "Salute Donna Onlus" ha fatto presente che i suddetti contratti collettivi «andrebbero rivisti alla luce del tipo di patologia e del grado di severità. Dev'essere il Legislatore a mettere mano all'inadeguatezza della contrattazione collettiva per i malati di tumore, dovrebbe farlo non usando la scure, ma affidando ai medici il compito di orientare la materia rispetto alle esigenze di questi pazienti. Penso che bisognerebbe dare ai malati oncologici e oncoematologici la tranquillità di potersi curare e la dignità di persone/lavoratori/pazienti».

L'attuale normativa inerente al cosiddetto "periodo di comporto" risale al 1924 e dispone che il lavoratore pubblico malato può conservare il posto per un periodo di 18 mesi retribuiti e di altri 18 mesi non retribuiti, mentre il lavoratore privato può avere lo stesso diritto per soli 3 mesi se con un'anzianità di servizio non superiore a 10 anni e per 6 mesi in caso di anzianità maggiore sempre ai 10 anni. Lo stesso al 180° giorno di assenza perde il diritto all'indennità erogata dall'INPS, resta l'eventuale facoltà al datore di licenziarlo. Per quanto riguarda i permessi, sono fissate 18 ore annuali di assenza retribuita per l'effettuazione di visite, esami strumentali e controlli sanitari nel periodo di osservazione (follow up) dopo la fase acuta della malattia oncologica, ma tale tempistica a seconda di molti esperti sarebbe assolutamente fuori luogo.

In quest'ottica il deputato Luca Rizzo Nervo ha ricordato la tragedia di Steven Babi, un 24enne di Cesanatico «morto dopo una lunga lotta contro il sarcoma di Ewing, che per il prolungarsi della malattia si è visto revocare l'indennità di malattia dall'INPS. Tali paradossali situazioni sono la conseguenza da una parte dei progressi della scienza medica, dall'altra dell'arretratezza della disciplina che tutela il diritto del lavoratore di mantenere il proprio posto di lavoro anche in caso di malattia prolungata».

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.