Sta per nascere l'Istituto Italiano di Cybersicurezza, l'Europa dorme sugli allori?

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Una piccola rivoluzione potrebbe avere origine dall'art. 96 dell'ultima bozza della legge di bilancio: nel più breve tempo possibile nascerà l'Istituto Italiano di Cybersicurezza, una fondazione formata dal Presidente del Consiglio, i Ministri partecipanti al Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR) e il Ministro dell'Università e della Ricerca, con la possibilità di formare un'«Autorità politica delegata per le funzioni nella materia delle tecnologie dell'informazione e dell'innovazione digitale». L'istituto avrà tre compiti:

  • «promuovere e sostenere l'accrescimento delle competenze e delle capacità tecnologiche, industriali e scientifiche nazionali nel campo della sicurezza cibernetica e della protezione informatica;
  • favorire lo sviluppo della digitalizzazione del paese, del sistema produttivo e delle pubbliche amministrazioni in una cornice di sicurezza;
  • il conseguimento dell'autonomia, nazionale ed europea, riguardo a prodotti e processi informatici di rilevanza strategica, a tutela dell'interesse della sicurezza nazionale nel settore».

Il comma 8 dell'art. 96 della suddetta bozza di legge, afferente al patrimonio dell'organo, precisa che i finanziamenti saranno apportati dai membri fondatori e incrementati da ulteriori interventi statali, nonché da risorse provenienti da soggetti pubblici e privati. Si è fatto riferimento a una base di partenza di 210 milioni di euro da dilazionare tra il 2021 e il 2024 (dai 30 ai 50 milioni all'anno), nulla è stato scritto sulla cifra del 2025. Per quanto riguarda il personale, non è chiaro se ci saranno concorsi, per adesso è stato solo specificato che per le proprie attività la fondazione potrà dotarsi di un proprio organico e ulteriori unità, anche dirigenziali, reperibili «su richiesta della stessa, da enti pubblici e da amministrazioni pubbliche secondo le norme previste dai rispettivi ordinamenti». L'istituto inoltre potrà avvalersi «della collaborazione di esperti e di società di consulenza nazionali ed estere, ovvero di università e di istituti universitari e di ricerca».

Buffo che, tra famigerati "hacker russi" rei di pilotare le elezioni nei vari paesi con fake news e attacchi sulla rete soprattutto da paesi orientali, l'Italia in un certo senso si sia mossa prima dell'UE: a giugno il quotidiano belga "De Tijd" aveva espresso dubbi sul fatto di poter aprire un Centro di Sicurezza Informatica dell'Unione a Bruxelles, perché alcuni incontri dei Ministri delle telecomunicazioni degli stati membri riunitisi per discutere sulla questione non avevano dato esito positivo per due motivi: l'eccessivamente lenta implementazione della tecnologia per le reti mobili 5G (considerata assolutamente necessaria) e la mancanza di sicurezza a causa di alcuni fornitori di connessione locali (fonte: CorriereComunicazioni.it). I candidati per ospitare l'ente che dovrebbe nascere nel 2021 sono il Belgio, la Romania, il Lussemburgo, la Spagna e l'Irlanda. In questo momento è operante l'ENISA ("European Network and Information Security Agency"), creata nel 2004 con sede ad Atene, forte della bellezza di 50 impiegati, insomma non proprio un baluardo insormontabile della sicurezza a fronte di migliaia di attacchi al giorno.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.