L'inspiegabile strage del Maryland: la tragica storia di Barbara Giomarelli (2013)

UNA FAMIGLIA FELICE? - Siamo a Frederick County, una contea nel Maryland (USA) di 240.000 persone che può vantare numerosi luoghi storici del XIX secolo e precisamente a New Market, una piccola città di 700 abitanti.
Qui la 42enne senese Barbara Giomarelli si è realizzata professionalmente e non solo: ha sposato il 40enne di origini etiopi Benyamin Asefa, ha avuto due bambini e lavora come biologa.
Nel novembre del 2013 una notizia terribile arriva su tutte le testate giornalistiche: Barbara non c'è più, è stata uccisa da un colpo di pistola che ha raggiunto anche il piccolo Samuel, il figlio di soli 3 mesi. Secondo le prime voci anche il marito "Ben" non ce l'ha fatta, è stato trovato morto poco distante dai due.

LE SCARSE INFORMAZIONI - Inizialmente le notizie sono frammentarie e non chiare, come per ogni fatto di cronaca nera accaduto all'estero non si riesce a capire cos'è successo.
C'è una superstite: la figlia di 5 anni è riuscita a mettersi in salvo, la Farnesina si attiva immediatamente per mettere in contatto le autorità americane con la famiglia della donna. Sono ore di estrema angoscia e caos mediatico, tanto che le testate giornalistiche italiane dopo qualche tempo rinunciano a informare sulla dinamica della strage e sui rapporti fra i coniugi, limitandosi a pubblicare notizie sui funerali e sull'affido della bambina al fratello di Barbara.
Si verrà a scoprire i veri accadimenti di quel giorno solo grazie agli organi di informazione statunitensi.

LA DINAMICA DELLA STRAGE - L'ufficio dello Sceriffo di Frederick County conclude le indagini e archivia la strage come un duplice omicidio seguito da un suicidio, il carnefice è il padre di famiglia Asefa. Ma cos'è accaduto precisamente? Ciò che segue è la ricostruzione degli inquirenti.
Il giorno fatidico della tragedia Barbara decide di fare il bagno alla figlia più grande e sale al piano di sopra per preparare la vasca, a quel punto Benyamin la raggiunge e comincia con lei una discussione che diventa sempre più animata e che si sposta in cucina al piano di sotto per permettere alla piccola di lavarsi.
Lì la diatriba si trasforma in litigio e al culmine della rabbia Asefa prende la sua calibro 9 e spara alla moglie: la traiettoria del proiettile è incredibile perché trapassa la testa della donna e anche quella del neonato di 3 mesi che tiene in braccio, perché il capo dell'infante è appoggiato sulla spalla della madre.
"Ben" capisce di aver fatto qualcosa di irrimediabile o forse medita il suicidio da tempo: rivolge verso di sé l'arma e pone fine anche alla sua vita in salotto.
La bambina di 5 anni, sentite le urla e i rumori, si veste e va a vedere cos'è successo: una volta capita la situazione con molto coraggio corre dai vicini e dà l'allarme.

LA TEORIA DEL COMPLOTTO SUL WEB - Come per ogni omicidio o strage con poche informazioni, sulla rete intorno alla vicenda è nata una sorta di teoria del complotto, basata anche su alcune frasi dell'ufficio dello Sceriffo: «Alle 6 p.m. (n.d.R. due ore prima del dramma) la Giomarelli ha spedito un'email a un suo amico, si trattava di una normale conversazione. [...] Non c'era niente che poteva far pensare a problemi o che qualcosa di brutto sarebbe potuto accadere».
Alcuni conoscenti della coppia riferiscono alla polizia che fra i due c'erano stati "domestic issues", senza però entrare nei dettagli.
Sulla rete qualche complottista inizia a sbizzarrirsi: poco prima della cancellazione del curriculum di Barbara su LinkedIn qualcuno legge che la donna era una ricercatrice e biologa molecolare con specializzazione in biotecnologia e microbiologia. Il marito nonostante la posizione di ex impiegato (era stato sottoposto a un esubero due mesi prima), aveva lavorato per un ente di ricerca che si occupava di allergie, malattie infettive e farmaci. E se i due avessero scoperto qualcosa? A ciò si aggiunge il fatto che Barbara è stata uccisa con un colpo chirurgico alla testa, quasi come se l'assassino fosse stato un killer professionista. Qualche utente sui social network e sui forum pubblica ricostruzioni improbabili che si riveleranno congetture prive di fondamento.

UN TRISTE EPILOGO - «La bambina se tornerà in Italia sarà sicuramente accolta e protetta dalla contrada. Abbiamo un fondo di solidarietà che ha come obiettivo quello di assistere anche finanziariamente gli orfani dei nicchiaioli, se questo aiuto verrà chiesto non mancherà di certo. Barbara aveva molte amicizie anche se era partita da tempo per seguire la sua vocazione in una terra meno avara verso i talenti rispetto alla nostra Italia portandosi dietro sempre nel cuore il Nicchio», queste sono state le parole di Paolo Neri, priore della suddetta contrada, alla quale Barbara era sempre stata molto legata.
La bambina superstite della strage in un primo momento è stata data in custodia temporaneamente a un'amica italiana della coppia, secondo le ultime notizie si è valutato di affidarla al fratello di Barbara.
Si conclude così la storia di una famiglia apparentemente senza problemi, di una madre e di un bambino innocente che non meritavano una fine così tremenda.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con master in scienze forensi e fra pochi mesi in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.