Lo spray al peperoncino: le norme, i pericoli e l'uso corretto. Il punto di vista criminologico

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COSA DICE LA CRIMINOLOGIA - Nonostante l'aumento della qualità di vita e della tecnologia, viviamo ancora in una società pericolosa: da anni è stato riscontrato un maggiore tasso di criminalità nelle zone urbane rispetto a quelle agricole. I reati aumentano con l'aumentare delle dimensioni delle città e questo sembra essere un dato costante nei luoghi caratterizzati da un'intensa industrializzazione e da un'elevata urbanizzazione, anche come conseguenza di fenomeni migratori. Su quest'ultimo punto le scienze criminologiche sono abbastanza discordanti: i più grandi manuali negano seccamente la correlazione tra immigrazione e criminalità facendo leva su un'integrazione che ha sempre funzionato, ma le prime edizioni di questi libri sono state scritte anteriormente alla Grande Recessione, all'avvento dell'ISIS e agli attentati terroristici in Europa.
La criminalità nei paesi industrializzati è in costante aumento e quella comune, definita anche "microcriminalità", è spesso provocata da situazioni economiche disagiate. In sociologia, soffermandosi sulla criminogenesi, si sostiene che il concetto di "povertà" col tempo si è modificato: non è più intesa come carenza di beni fondamentali di consumo, ma come mancanza di alcuni beni senza i quali non si può considerare la vita come decorosa, ad esempio l'auto e gli elettrodomestici.
Se escludiamo alcuni casi eclatanti possiamo tutti subire una rapina o un'aggressione ed è per questo che lo spray al peperoncino può essere un buon modo di preservare se stessi e il proprio patrimonio.

LE NORME - In Italia i dispositivi contenenti Oleoresin Capsicum sono stati considerati a lungo armi proprie e, dopo alcuni interventi legislativi, sono stati disciplinati con il regolamento del 12 maggio 2011, n. 103, che ha definito le "caratteristiche tecniche degli strumenti di autodifesa che nebulizzano un principio attivo naturale a base di Oleoresin Capsicum e che non abbiano attitudine a recare offesa alla persona", così come era previsto dall'art. 3, co. 32, della legge n. 94/2009. Il regolamento, che è entrato in vigore il 9 gennaio 2012, elenca i requisiti che i prodotti devono rispettare per essere liberamente venduti e portati. Tutti i dispositivi che non rispettano le indicazioni esposte sono soggetti alla normativa sulle armi.
Dal 2011 gira una circolare del Ministero dell'Interno che riassume perfettamente il contenuto del regolamento: i prodotti a norma devono

  • contenere una miscela non superiore a 20 ml;
  • contenere una percentuale di Oleoresin Capsicum disciolto non superiore al 10%, con una concentrazione massima di capsaicina e capsaicinoidi totali pari al 2,5%;
  • non includere nella miscela erogata alcuna sostanza infiammabile, corrosiva, tossica o cancerogena, nessun aggressivo chimico né alcun principio attivo al di fuori dell'Oleoresin Capsicum medesimo;
  • essere sigillati all'atto della vendita, muniti di un sistema di sicurezza contro l'attivazione accidentale ed etichettati con apposita dicitura che ne segnali la natura irritante (Xi), il divieto di vendita ai minori di anni 16, il nome del produttore e/o dell'importatore;
  • avere una gittata utile non superiore a 3 metri.

LE SENTENZE E LA STRAGE - La Corte di Cassazione nei primi tempi non ha tollerato l'uso dello spray al peperoncino: con due sentenze (21932/2006 e 44994/2007) ha ritenuto che le bombolette caricate con gas irritante non approvate dal Ministero dell'Interno avessero la natura di comune arma da sparo, si rischiava quindi di incorrere in gravi reati, primo fra tutti il porto abusivo d'armi ex art. 699 c.p.
Solo con la nuova normativa questi strumenti di autodifesa sono stati riabilitati: famosa la sentenza n. 3116/2012 con cui la Suprema Corte sostanzialmente ha preso atto delle novità introdotte argomentando che, nel caso del suddetto spray, vi è mancanza di spiccata potenzialità di offesa, contrariamente a quanto viene riscontrato invece negli aggressivi chimici e biologici, qualificati come "armi da guerra o tipo guerra".
Le norme in Italia sono abbastanza permissive tenendo presente che il "gas OC" in Canada è vietato per l'impiego contro le persone ma consentito per difendersi da attacchi di animali e a Hong Kong è considerato un'arma il cui possesso è punibile col carcere. Ma perché questa diffidenza nei confronti di uno strumento così potenzialmente utile? Basti pensare alla strage di Corinaldo, fatto di cronaca nera molto discusso per la morte di sei persone e del ricovero in ospedale di altrettante. Secondo la ricostruzione del tragico evento, quell'8 dicembre 2018 ci fu una calca causata da un getto di spray al peperoncino dentro la discoteca "Lanterna Azzurra" mentre i presenti stavano aspettando l'esibizione del trapper Sferaebbasta.

LA CASISTICA POSITIVA - Nonostante la risonanza mediatica del nefasto avvenimento, il succitato dispositivo di autodifesa ha risolto aggressioni e tentativi di stupri, è il caso della ragazza molestata nella metro di Milano ad agosto: «Mi ha fermata. Non c'era nessuno. È arrivato a un centimetro dal mio volto e mi ha detto: "Ciao bella, ti voglio s...". Poi mi ha messo una mano addosso. Sono riuscita ad allontanarmi, ho preso il mio spray al peperoncino e l'ho messo in un taschino alto della borsa in modo da poterlo prendere con facilità se quell'uomo si fosse avvicinato di nuovo. Quindici minuti dopo l'ho rivisto davanti a me. Ha detto: "Ciao bella, ecco dov'eri!". Sono scappata, ma mi ha raggiunta e afferrata, mi ha trascinata e spinta contro il muro. Mi toccava. Gli ho detto: "Lasciami le mani, dammi prima il tuo cellulare così facciamo le cose con calma". Lui ha mollato la presa e sono fuggita sulle scale. Mi inseguiva, ma lì sono riuscita a prendere lo spray al peperoncino e gliel'ho spruzzato in faccia. Poi sono corsa verso gli uffici della Polfer», questo il tremendo racconto della giovane che in quell'occasione è riuscita a cavarsela. L'aggressore è stato fermato il giorno dopo, si trattava di un 31enne nigeriano noto alle forze dell'ordine perché dedito allo spaccio di marijuana e con precedenti per furto.

I RISCHI E L'USO - Com'è comprensibile lo spray al peperoncino non è usufruibile in qualsiasi situazione: il suo utilizzo può determinare un'incriminazione per lesioni personali ex artt. 582 e 583 c.p. e per getto pericoloso di cose ex art. 674 c.p. Non ci vuole un genio per capire che il suo uso è strettamente legato alla causa di giustificazione della legittima difesa prevista dall'art. 52 c.p.
Curioso che la riforma proprio della legittima difesa, in questi giorni discussa in Parlamento, preveda la non punibilità anche per chi si difenderà in stato di grave turbamento "derivante dalla situazione di pericolo in atto", andando così a modificare pesantemente l'eccesso colposo ex art. 55 c.p. e quindi superando la vecchia concezione per cui la difesa dev'essere sempre proporzionata all'offesa.
In generale si raccomanda sempre la massima cautela: innanzitutto è bene tenere l'apparecchio fuori dalla portata dei bambini, in secondo luogo si raccomanda l'acquisto di dispositivi a norma e mai comprati online su siti poco affidabili o attraverso inserzioni evitabili in cui tra l'altro vengono venduti addirittura taser.
In caso di bisogno occorre per quanto possibile mantenere la calma, puntare lo spray sul viso dell'aggressore e spruzzare. Attenzione perché l'effetto su alcuni energumeni particolarmente nerboruti e motivati nei loro intenti insani non è istantaneo, di conseguenza un maniaco avrà spesso qualche istante per colpire, anche alla cieca: nel lasso di tempo che intercorre fra lo spruzzo e i primi effetti bisogna cercare di mantenersi a distanza di sicurezza e chiedere aiuto.
Molti istruttori di difesa personale consigliano di non lasciare il luogo per evitare di essere denunciati per lesioni, in quanto, ad esempio, la persona colpita potrebbe avere un episodio di asma. In realtà, anche considerando la riforma della legittima difesa, bisogna valutare la gravità della situazione, come ha fatto la ragazza molestata a Milano che non a caso è uscita indenne da un tentativo di stupro.

Approfondimenti

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.