L'omicidio per “swatting” e il mondo dei “gamer”: la criminologia è ancora molto indietro

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Se seguite da qualche tempo DirittoeCronaca.it vi sarete sicuramente resi conto che questo non è un mondo molto tranquillo: noi nel nostro piccolo cerchiamo di raccontarvi le notizie nella maniera meno sensazionalistica possibile per una questione deontologica, tuttavia non possiamo esimerci dal pubblicare dei fatti di cronaca clamorosi con dovizia di particolari, come nel caso dell'omicidio di Silvia Gobbato o della strage di Chirignago. Per farla breve, che ci crediate o no, ormai non ci vuole molto a rimanere vittime di episodi clamorosi e la casistica dei delitti si sta sempre più diversificando fino ad arrivare a circostanze che poco tempo fa sarebbero state incredibili.

LO "SWATTING" - Il termine "swatting" è stato coniato probabilmente nel 2008 dall'FBI per definire l'attitudine a raggirare i servizi come il nostro 112 segnalando incidenti in corso o attentati terroristici al fine di creare scompiglio o più danni possibili.
Inizialmente il fenomeno è stato confinato agli scherzi telefonici e non ha ricevuto un'attenzione degna di nota, solo in seguito, quando al phreaking si sono aggiunti il social engineering e alcune capacità hacker, si è valutato il problema più seriamente.
In molti casi il 911 americano ha ricevuto chiamate in entrata falsificate da dei criminali che hanno utilizzato numeri telefonici stranieri o che hanno simulato di far parte di importanti servizi di emergenza.

SCHERZI POCO SIMPATICI - Con il boom di YouTube molti ragazzi hanno cominciato a caricare video da tutto il mondo, in particolare gamer e streamer. I guadagni ingenti di alcuni di loro non solo hanno attirato molta attenzione mediatica, ma hanno anche causato un'ondata di invidia degna di nota. È per questo che, un po' per scherzo, un po' per astio, alcuni youtuber sono stati vittime di "swatting" come "Gross Gore", un videogiocatore di "League of Legends" che durante tutta l'operazione ha mantenuto una calma stoica, tanto che i poliziotti gli hanno permesso di terminare la partita in corso; "Calebhart42", uno speedrunner di Twitch che ha dovuto spiegare ai tutori dell'ordine cosa strava trasmettendo; Joshua Peters, che ha avuto a che fare con dieci agenti speciali, i quali apparentemente avrebbero puntato le pistole alla testa del suo fratello minore; "coL.n0thing", un player di "Counter-Strike: Global Offensive" che ha dovuto gestire da solo una vera e propria invasione della sua casa. Invitiamo i nostri lettori a cercare la keyword "swatted" su YouTube, pensiamo che rimarrete piuttosto allibiti dai risultati.

L'OMICIDIO - Naturalmente in tutta questa ritrosia nei confronti degli youtuber e in particolare dei gamer non poteva che scapparci il morto, è il caso del 28enne statunitense Andrew Finch, che il 28 dicembre 2017 si trovò a sua insaputa in mezzo a un flame fra due videogiocatori di "Call of Duty: WWII". Dopo un'importante gara uno arrivò a minacciare l'altro e ad assoldare un terzo giovane per fare "swatting". La vittima, che non aveva nulla a che fare coi tre, sentendo il trambusto delle sirene si avvicinò alle macchine della polizia, ma per motivi che non sono stati chiariti venne ucciso da un agente con un proiettile sparato da un fucile semiautomatico AR-15 che attraversò il suo cuore e un suo polmone.
Tyler Raj Barriss, ossia il maggior colpevole di quello che avrebbe dovuto essere uno scherzo e che online si faceva chiamare "SWAuTistic", fu tratto in arresto e dovrebbe essere giudicato a breve.
Il caso, che ha allarmato l'intera comunità di Youtube e Twitch e che è passato alla cronache come il "Wichita swatting", è stato ampiamente analizzato dai maggiori media americani e in particolare dalla BBC.

COSA DICE LA CRIMINOLOGIA - Sul tema la criminologia è ancora molto indietro, perché i cybercrime sono sempre visti come crimini di serie B fin tanto che non succede qualcosa di eclatante nel "mondo reale". Un fattore che occorre sottolineare è che le squadre speciali sono addestrate più che bene e i casi di negligenza e imperizia sono molto rari, soprattutto nei confronti di ragazzi seduti davanti al computer e disarmati, tuttavia la pericolosità insita in situazioni simili è allarmante. Se gli studiosi del crimine hanno preso in seria considerazione il "suicide by cop" (suicidio provocando la polizia) non vediamo perché non si dovrebbe studiare il fenomeno dello "swatting" con la stessa attenzione.
Per quanto riguarda il lato psicologico, non condividiamo la visione di chi spiega questo mandare le teste di cuoio per fare uno scherzo o per "rabbia dello sconfitto" (il cosiddetto "rosico"), riteniamo piuttosto che molti di questi casi siano stati dettati dall'invidia sociale e dal voler suscitare qualcosa di negativo con la convinzione di non poter essere rintracciati e quindi puniti.
La criminologia è praticamente nata in Italia, non sarebbe male se chi di dovere cominciasse a studiare la casistica dello "swatting" con metodo scientifico e a proporre valide soluzioni prima che succeda qualche altro episodio grave.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.