L'omicidio stradale e le lesioni personali stradali visti dalla giurisprudenza e dalla psicologia

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LA SITUAZIONE DOPO 3 ANNI - Sono passati 3 anni da quando il Legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento l'omicidio stradale e le lesioni personali stradali, come si è adattata la giurisprudenza a queste innovazioni? Cosa ne pensa la psicologia? E come si può diminuire il numero di questo genere di tragedie? Se n'è discusso a Verona il 20 marzo durante il seminario "Omicidio stradale e lesioni stradali personali: come sono cambiati i rilievi di incidenti stradali e i rapporti con i mass media".
Il comandante della polizia municipale della città scaligera Luigi Altamura ha fatto notare che il percorso legislativo è stato molto travagliato: per approvare la norma sull'omicidio stradale ci sono voluti cinque passaggi parlamentari e due fiducie, in tutto questo non sono stati normati dei particolari che avrebbero permesso alla legge di essere molto più incisiva, ad esempio non si è introdotto il drogometro. Poi ci sono questioni che toccano la sfera amministrativa e addirittura quella morale, perché vengono applicati i benefici quando ci sono mancanze da parte di chi si doveva occupare della manutenzione stradale e anche da parte delle vittime, proprio per questo sono aumentate a dismisura le autopsie.
Prima della L. 41/2016 e dunque dell'introduzione dei suddetti reati, i processi per direttissima erano molteplici e riguardavano tutti situazioni che, oltre ad essere tragiche, erano anche paradossali, pensiamo ad esempio ai numerosi casi di genitori che parcheggiando la macchina uccidevano i loro figli. Il 1° luglio del 2003 è stata introdotta la patente a punti con conseguente calo drastico degli incidenti, nel 2016 quando è stata promulgata la nuova legge qualche Procuratore ha parlato di "effetto deterrenza", ma la fascia di popolazione tra i 30 e i 50 anni è rimasta sempre molto a rischio. Secondo alcuni dati statistici le persone che vivono in nazioni sviluppate passano 3/4 anni della loro esistenza in macchina e quindi i rischi sono sempre all'ordine del giorno.

LA CASISTICA - Fra i tanti problemi che si sono presentati c'è quello della fuga: è stato calcolato che in Italia 3,8 milioni di auto non sono assicurate e questo può portare alla volontà di volersi dileguare a seguito di un sinistro. Inoltre ci si è chiesti perché l'uso del cellulare non è previsto come aggravante: è stato calcolato che tale utilizzo è equiparabile a un tasso alcolemico da 0,8 a 1 g/l, quindi ci si domanda come mai non si sia analizzata la questione più attentamente anche da quel punto di vista.
Il caso di Domenico Diele è scolastico: il PM chiese 8 anni di reclusione, ma i difensori dell'attore documentarono con una consulenza una situazione psicologica labile e provarono a dimostrare che lo scooter coinvolto nell'incidente frenò con due secondi di ritardo. Tuttavia i periti del GUP sconfessarono in gran parte tale ricostruzione e si arrivò alla condanna in primo grado di 7 anni e 8 mesi di reclusione.
Invitiamo chi non riuscisse a vedere correttamente le seguenti immagini da mobile a usare il pinch to zoom.

Poi c'è il caso clamoroso di Bologna in cui è morta la pallavolista 29enne Marialaura Dibenedetto: l'imputato aveva provato a difendersi adducendo un improbabile furto d'auto, ma fu dimostrato che prima dell'incidente viaggiava ben oltre il limite consentito, in stato di ebrezza alcolica e sotto l'effetto di cannabis.
Durante l'incontro il comandante Luigi Altamura, prima di esporre altri casi, ha fatto presente un tema molto delicato, ossia quello di chi fa volontariato nelle ambulanze: chi è dedito a quel genere di attività non ha una patente di servizio e i sinistri in quei casi sono numerosi, con la conseguenza che gli operatori si vedono ritirare spesso quella "comune".
Il seminario è andato avanti con l'incidente di Rondissone in cui sono morti due genitori per un errore di un camionista croato: in quel caso non si è potuto applicare l'aggravante del tasso alcolemico perché gli avvocati difensori hanno dimostrato che la polizia non aveva parlato al conducente nella sua lingua come prevede la legge, inoltre la patente gli è stata restituita perché non esiste una sospensione a livello internazionale.

Ovviamente si può parlare anche di casistica strana: una recente sentenza del GUP di Milano ha stabilito che guidare un'auto d'epoca è una scelta della vittima e non può essere considerata concausa per ottenere attenuanti ad effetto speciale.
In questi anni ci sono stati numerosi casi limite e non è raro che dopo un sinistro si presentino nelle sedi della polizia municipale sia le mogli che le amanti, soprattutto per questioni inerenti al risarcimento. Verrebbe da fare una battuta sul falso convincimento "donna al volante, pericolo costante!".
In tutta questa confusione si è inserita anche la mania dei social: a Verona due persone sono state indagate per aver diffuso su Instagram le foto di un terribile incidente.

LA SCENA DEL CRIMINE - La statistica ci dice che i tecnici stradali e gli assessori vengono spesso indagati per cattiva manutenzione delle strade: a Roma il problema è molto sentito e solo la via Appia è stata il teatro di 128 incidenti con 3 morti e 195 feriti. L'art. 208 del Codice della Strada è molto chiaro su questo e in Italia i guard rail sono insufficienti, inoltre molti sono stati concepiti e/o costruiti male.
Sul tema è stato precisato che la possibilità per i ciclisti di andare contromano avrebbe senso solo se ci fossero strade idonee.
Secondo Altamura, che si è confrontato sull'argomento anche col generale Luciano Garofano, quando avviene l'incidente si ha a che fare con una vera e propria scena del crimine. L'area dev'essere "fettucciata" (gergo tecnico) per reperire immediatamente tutte le informazioni più importanti. In questo potrà dare un grande aiuto il CDR Bosch che è stato definito "una scoperta incredibile". Si tratta di un apparecchio in grado di registrare i 5 secondi precedenti al sinistro e altri dati fondamentali come la forza esercitata dai piedi sui pedali, la pressione dei pneumatici e la durata e l'intensità degli urti subiti da un veicolo. I tecnici del diritto avranno già capito il ruolo che rivestirà in futuro: stiamo parlando di un dispositivo che sarà in grado di dare elementi certi sia al PM che alla difesa.
Tuttavia gli inquirenti attualmente hanno le armi spuntate: il drogometro non è previsto nella normativa e ci sono pochissimi etilometri: anche se sembra incredibile, a Milano se ne possono trovare solo quattro, mentre a Roma non c'è il personale per revisionarli. La prossima estate sulle strade del lago di Garda, luogo trafficatissimo e visitatissimo dalla Germania, non ce ne saranno; è un dilemma di una gravità inaudita che riguarda 6.000 comuni. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli ha fatto sapere che le autorità risolveranno il problema e questo è l'auspicio di tutti.
La questione della "scena del crimine" e delle prove riguarda anche il personale medico che deve assicurare fin da subito la massima collaborazione.
Secondo il comandante Altamura gli uffici giudiziari sono oberati dal lavoro e bisognerebbe tornare anche per questo alla querela di parte.

IL PROBLEMA DELLE "TESTE DI LEGNO" - In seguito si è disquisito su un'incognita a dir poco clamorosa di cui si parla pochissimo: in Italia ci sono soggetti senza fissa dimora che si fanno intestare centinaia di auto; inizialmente il quotidiano Repubblica ne aveva segnalati 43.000, ma ormai siamo arrivati a oltre 70.000. Spesso alla polizia nostrana vengono chiesti dei chiarimenti da altri paesi europei per casi in cui queste vetture vengono utilizzate per i crimini più disparati, da furti di poco conto a rapine in banca. Le macchine vengono lasciate spesso sul luogo del reato, mentre chi l'ha commesso può andarsene in tutta comodità come più preferisce.
A parere di Altamura questo fenomeno potrebbe essere fermato grazie a un decreto del Ministro dell'Interno che peraltro era già stato richiesto nel 2010, l'ufficiale ha addirittura fatto notare di aver attenzionato un soggetto il quale non dichiarava il reddito dal 2008, ma che si era fatto intestare 885 macchine. In merito è stato evidenziato che secondo l'art. 53 della Costituzione "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. [...]".

IL PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO - In seguito è intervenuto Paolo Goglio, consigliere dell'ASAPS e direttore della campagna "Attenta-Mente!", che ha parlato di "psicologia del traffico". Il nostro è un sistema basato sull'occupazione alternata dello spazio e il mancato rispetto di ciò è la prima causa di incidenti. Perché vengono infrante le regole? La psicologia si è posta il problema e ha offerto la seguente spiegazione: per volontà (ossia deliberatamente, ad esempio per la fretta), per stato psicofisico alterato, per sottovalutazione del pericolo (o sottostimazione del fenomeno, ossia quando non si accettano certe situazioni come potenzialmente pericolose) e per abitudine. Particolare attenzione è stata data a quest'ultima causa: spesso si guida con "memoria procedurale", è una sorta di pilota automatico per cui il manovrare una vettura diventa come camminare e che quindi non richiede alcun impegno mentale. Il pericolo si manifesta non quando si automatizzano i comandi dell'auto, ma nel momento in cui si assume tale atteggiamento nei confronti della strada o quando ci si aspetta che agiscano automaticamente anche gli altri: è stato dimostrato che moltissimi incidenti accadono negli ultimi 4 km prima di raggiungere la propria abitazione e questo sul tema è molto indicativo.
I fattori involontari sono tre: la sottovalutazione del pericolo, le abitudini e le disattenzioni; non sono amorali, ma sbagliati e vengono inclusi in quelli che sono definiti "deficit cognitivo-sensoriali", cioè quando si percepisce male la realtà o si elabora in modo sbagliato un contesto.
Goglio prendendo come spunto i commi 2 e 3 bis dell'art. 173 sull'uso del cellulare ha fatto notare che il Codice della Strada non prende atto dell'impegno cognitivo: perfino nel 1800 sui mezzi pubblici erano apposte delle targhe con su scritto "È vietato al manovratore di parlare".

L'ATTENZIONE SELETTIVA - Verso la fine del seminario è stato fatto vedere il seguente video, con la richiesta del relatore di contare i passaggi della palla dei ragazzi che vestivano di bianco. Vi invitiamo a fare lo stesso visionando la clip e solo dopo a proseguire nella lettura dell'articolo.

C'è chi ha risposto 14 e chi 15, ma pochi si sono resi conto che nel filmato si poteva vedere un gorilla non solo transitare nell'atrio, ma anche fermarsi al centro dell'inquadratura e battersi il petto.
Il punto è che, sebbene gli occhi vedono sempre tutto, spetta al cervello elaborarlo e l'essere umano per evoluzione e comodità è dotato di un'attenzione selettiva che spesso si trasforma in "cecità cognitiva". Per Goglio dovrebbero essere questi gli argomenti da studiare in autoscuola e non tanto altri come "lo spinterogeno".
Poi c'è la questione sulla velocità che è causa, concausa dell'incidente, ma anche causa della gravità: i sinistri sono delle vere e proprie esplosioni perché, più velocità si ottiene, più energia si libera.
Il punto è che il nostro comportamento si incrocia con quello degli altri: secondo una ricerca dell'Università Cattolica del Sacro Cuore l'intervallo di reazione psicotecnico è pochissimo, per la precisione si ha 1 secondo per decidere cosa fare e quindi 14 metri; a una media velocità (50 km/h) e sommato allo spazio di frenatura questo secondo corrisponde a un campo da basket.

Si stima che il nostro organismo sia fatto per muoversi a una velocità inferiore agli 8 km/h, questa caratteristica rende possibile un rapporto armonico fra l'uomo e l'ambiente e garantisce che le funzioni di osservazione, orientamento e attenzione rimangano ottimali.
Alla guida tale peculiarità secolare della nostra specie viene completamente sovvertita, di conseguenza bisognerebbe tornare a vedere con la mente e non solo con gli occhi, ma soprattutto non avere mai il timore di eccedere con la prudenza, superando lo sbagliatissimo approccio fatalistico italiano "ho avuto fortuna/sfortuna".

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.