“Quarto Grado”, riassunto del 20/4/18: Marco Vannini e Alessandro Neri

La puntata di "Quarto Grado" del 20 aprile è stata dedicata a Marina Conte e a Laura Lamaletto, rispettivamente le madri di Marco Vannini e Alessandro Neri.

Come già abbiamo riportato nello scorso articolo, per la morte di Marco Vannini sono stati condannati Antonio Ciontoli a 14 anni e i suoi figli e la moglie a 3. Si è trattato di quella che alcuni hanno definito "una sentenza tecnica" probabilmente perché la Corte non è stata in grado di capire cos'è successo realmente, in quanto, dopo l'omicidio, la casa non è stata sequestrata dagli inquirenti e sono state commesse alcune ingenuità nella fase delle indagini preliminari.
Il dolo eventuale è stato riconosciuto solo in capo al padre di famiglia che quindi si sarebbe rappresentato in modo significativo e concreto la possibilità dell'evento morte. Martina Ciontoli, Federico Ciontoli e Maria Pezzillo invece sono stati ritenuti responsabili di omicidio colposo ex art. 589 c.p.
Di seguito riportiamo i commenti della madre di Marco durante l'intervista di Nuzzi: «Sto come quel giorno, non è cambiato niente. Quello che ho detto lo ribadisco: per me la legge non è uguale per tutti. [...] Non dico che Antonio Ciontoli abbia puntato la pistola verso Marco per ammazzarlo, ma forse per impaurirlo. [...] Che messaggio stanno dando lo Stato e la giustizia a tutta l'Italia? [...] Non sapremo mai cos'è successo. L'unico che poteva dire la verità era Marco, loro hanno costruito un castello di bugie fin dall'inizio».
In seguito la donna ha detto qualcosa di clamoroso: «Io ho sempre avuto dei dubbi e li avrò per tutta la vita. La mia ipotesi è che il colpevole sia Federico: non andava d'accordo con Marco e litigavano spesso».
Una nostra lettrice durante la live su Twitter ci ha taggato dicendoci la sua su Antonio Ciontoli. Ricordatevi che potete fare lo stesso: "twittateci la vostra" e verrete pubblicati sul nostro sito.

La trasmissione si è molto soffermata su due figure: Viola Giorgini (ossia la fidanzata di Federico) e Martina Ciontoli.
La prima, alla fine assolta, in aula si era difesa in questo modo: «Ero nella stanza da letto di Federico e abbiamo sentito questo rumore. Chiesi cos'era successo e vidi Marco che era bianco in viso. Antonio Ciontoli parlò di colpo d'aria partito dalla pistola».
La seconda, condannata a 3 anni, davanti alla Corte aveva detto: «Mio padre è passato dietro di me e io sono uscita. Dopo qualche secondo ho sentito il rumore. Sono andata di scatto in bagno e ho visto la pistola per terra. [...] Mi sono fatta mimare la scena da mio padre e lui mi ha detto che ha puntato la pistola verso Marco. Lui la voleva prendere e diceva che non si scherza così. [...] Per me la situazione non è mai stata grave. [...] Ho studiato infermieristica. [...] Non ho mai sentito Marco urlare, al massimo parlare ad alta voce».
Marina Conte ha voluto dire la sua sulla compagna di Marco: «Martina in aula non ci ha mai guardato. Era gelida e distaccata come se fossimo stati noi ad aver fatto qualcosa a lei».
Tutto ruota attorno alla calibro 9 di Antonio Ciontoli dalla quale non potevano partire colpi accidentali perché difettosa. Sulle scarpe della vittima sono state trovate delle tracce di polvere da sparo; più particelle sono state reperite su Federico Ciontoli e addirittura alcune di queste sono state rinvenute in una narice di Martina.
Tutti i commenti degli esperti di "Quarto Grado" sono stati estremamente interessanti, di seguito li riportiamo.
Il generale Garofano: «La sentenza è un epilogo di un iter superficiale a partire dai primi rilievi. [...] Cercheremo di poter rivalutare aspetti fondamentali. Sono due i momenti omicidiari: lo sparo e il soccorso tardivo».
Picozzi sui Ciontoli: «Si sono mossi come un branco, in prima battuta in maniera scomposta. Immediatamente tutti hanno guardato al maschio alfa, cioè il signor Ciontoli. Hanno sacrificato la verità per la coesione».
Abbate: «Per me questa è una sentenza vigliacca, codarda, che manca di coraggio e che non si assume la responsabilità. [...] Se tu scindi i due destini e dici che i tre hanno avuto un ruolo passivo, mi stai dicendo che l'artefice è Ciontoli. Ma in quel caso la pena dev'essere consona e dura, non gli dai le attenuanti generiche. [...] Trovo assurdo che per Viola sia stata chiesta una condanna per omissione di soccorso. La stessa Martina ha detto in un'intercettazione che erano tutti consapevoli di ciò che era successo».
Meluzzi: «Questa è una vicenda che gronda di aspetti omissivi. Tendo a non credere a una parola di Martina. Il delitto non è avvenuto nella vasca, ma lì Marco è stato messo per essere lavato».
La lunga intervista si è conclusa con l'intervento del padre della vittima: «Non so cosa faremo. Continueremo a lottare fino all'ultimo respiro perché Marco merita giustizia anche se sta nell'ombra. Cercheremo di dargli questa luce».

La seconda parte del programma è stata dedicata all'omicidio di Alessandro Neri, il 28enne scomparso lo scorso 5 marzo e ritrovato morto tre giorni dopo nella periferia Sud di Pescara.
Talvolta il giovane si recava a Roma per comprare delle macchine ad alcune aste, cambiava spesso SIM, utilizzava vecchi GSM e non usava mai la rubrica dei cellulari: addirittura girava con dei bigliettini per ricordarsi i numeri di telefono. Si sta lavorando molto duramente al caso e finalmente si parla di un indagato: una persona vicina ad Alessandro, ma non un amico stretto. Gli inquirenti non hanno confermato questa notizia.
In studio era presente la madre che ha asserito: «Io sono quasi convinta che il giorno del funerale l'assassino fosse con noi. [...] Penso che i soldi c'entrino, potrebbero essere il movente del delitto. [...] Mi sento "derelitta", priva di conforto familiare e sostegno economico. Non voglio parlare dei miei parenti, la mia famiglia sono i miei quattro figli e mio marito. [...] Come faccio a sapere qualcosa e non dirlo? È la cosa più assurda e sciocca che si possa dire».
Secondo Meluzzi qualcuno avrebbe potuto usare la figura del ragazzo, "notoriamente dell'alta borghesia", per scopi illeciti: «Questa è una vicenda con forme di criminalità pesanti. In quella città ci sono fenomeni di credito e usura e in questo contesto va cercata la soluzione della tragedia», anche per il generale Garofano «ci troviamo nel mondo della criminalità».
La Scampini si è rifatta direttamente alla madre: «Secondo me bisogna cercare nella criminalità, non so quanto gli appelli sui social possano essere utili».
È stata fatta sentire un'intervista a un amico di Alessandro che ha riferito particolari importanti: «È possibile che si sia incontrato con un insospettabile, non credo che sia andato con chi non conosceva. Sicuramente non temeva quello che poi è successo».
Gli inquirenti sono convinti che il ragazzo sia stato attirato in una trappola.

È seguita una breve parentesi su Maria Cristina Olivi, la 49enne trovata morta carbonizzata nel parco delle Tre Fontane in zona Eur, a Roma: a pochi metri dal rinvenimento del cadavere ci sono delle baracche costruite con dei cartoni, sul posto Simone Toscano ha trovato delle tracce di un fuoco acceso.
Durante la diretta, Abbate ha detto chiaro e tondo che, secondo le sue fonti, la signora era in cura per un grave problema psichiatrico.

Ci sono delle novità clamorose sull'omicidio di Gianna Del Gaudio, la 63enne uccisa a fine agosto del 2016 in una villetta di via Montecampione a Seriate (BG): il 6 ottobre 2017 è stato rivenuto un sacchetto contenente un taglierino, dei capelli della donna sporchi di sangue e guanti in lattice. Il DNA del marito della vittima Antonio Tizzani è stato trovato sul taglierino dagli inquirenti, tuttavia, quando il consulente della difesa ha assistito a una nuova estrazione, non se n'è vista traccia perché si era "esaurito", così sostiene "Quarto Grado". Sempre sul taglierino sono stati trovati due DNA sconosciuti di cui uno simile a quello del delitto Roveri.
Il PM titolare delle indagini ha chiesto una proroga fino ad agosto, verranno ispezionati dei vestiti di Gianna.
Il generale Garofano è parso molto dubbioso sulla vicenda: «Il terzo DNA può essere dovuto a una contaminazione, dipende dalla quantità e dal trasferimento delle cellule. [...] È molto strano che le analisi sugli abiti vengano fatte solo ora, con le lampade forensi si possono cercare tracce da contatto della presenza di un estraneo».

La puntata si è conclusa con due casi: l'omicidio di Noemi Durini e la morte di David Rossi.
Sul delitto di Noemi, la 16enne di Specchia (LE) scomparsa il 3 settembre 2017 e ritrovata senza vita nelle campagne di Castrignano del Capo dieci giorni dopo, si è discusso a lungo: Lucio ha cambiato di nuovo versione e ora sta accusando apertamente suo padre: «Quella mattina era con me, mi ha aiutato a seppellire il cadavere».
Secondo la perizia psicologica, il ragazzo era capace di intendere e di volere nel momento dell'omicidio. A sorpresa non sono state trovate tracce del giovane sui vestiti della compagna, solo sulle suole delle scarpe e sotto un'unghia della mano sinistra.
La Scampini ha commentato così: «Non credo che Lucio voglia dare la colpa al padre, forse vuole passare come incapace di intendere e di volere. Sta semplicemente mentendo».
Il papà della ragazza, sentito in un'intervista, è stato estremamente diretto: «Lucio non ha potuto fare tutto da solo, il padre mesi prima della tragedia ha lavorato a 300 metri dal luogo del delitto».
Quest'ultimo ha riferito ai microfoni del programma parole di fuoco: «Non so cosa stia succedendo a mio figlio, so che sta soffrendo per la detenzione. Se pensa che può uscirne incolpandomi... non lo so. In un primo momento sono rimasto sconcertato. [...] Quella ragazza è stata uccisa da un professionista perché era diventata una bomba ad orologeria».
Il commento di Meluzzi non si è fatto attendere: «Questa è una storia piena di ambivalenze. Il problema è stabilire alcune dinamiche psicologiche complesse. Tutto parlerebbe di una responsabilità esclusiva di questo ragazzo, ma c'è un mondo di adulti perturbato e perturbante».

A presto, col prossimo riassunto di DirittoeCronaca.it!

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con master in scienze forensi e fra pochi mesi in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.