“Quarto Grado”, riassunto del 23/3/18: l'intervista alla madre di Alessandro Neri e il processo Vannini

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Partiamo subito col dire che venerdì prossimo "Quarto Grado" non verrà trasmesso: la sospensione del programma comprenderà anche la "striscia domenicale". La notizia è stata data da Nuzzi oltre la mezzanotte, ma riteniamo che sia necessario farla presente subito per avvisare tutti i "quartograders".
La puntata del 23 marzo è stata indubbiamente interessante e ha riguardato vari casi, abbiamo deciso di concentrarci su due di questi in particolare: l'omicidio di Alessandro Neri e il processo per la morte di Marco Vannini.
Come ormai molti sanno Alessandro Neri è il giovane ucciso a colpi d'arma da fuoco la sera del 5 marzo e trovato l'8 marzo nella periferia Sud di Pescara vicino al torrente Vallelunga. Molte trasmissioni e testate giornalistiche di cronaca nera si sono occupate del caso, mercoledì "Chi l'ha visto?" si è molto soffermata sulla figura del custode di parte dell'impero del nonno, ossia Gaetano Lamaletto Jr. Pare che la famiglia della vittima fosse stata estromessa dagli affari in Italia proprio dei Lamaletto e la mamma di "Ale", presente nello studio di "Quarto Grado", a riguardo si è lasciata scappare qualche frase interessante: «Ci siamo traferiti tutti da Firenze per lavorare in Abruzzo ed essere stata estromessa non è stata una cosa semplice. Sono stata anche in ospedale per questo».
Vicende lavorative a parte che, francamente, nonostante molte spiegazioni televisive rimangono oscure, la donna ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: «A tutt'oggi in casa non abbiamo ancora capito cosa sia successo ad Ale. Ho sempre detto e ridetto che siamo una famiglia aperta e che abbiamo amici di tutti i colori. [...] Alessandro stava benissimo. Avevamo fatto una specie di palestra in casa e anch'io stessa ho cominciato a camminare e a fare esercizi. Il nostro umore era allegro. [...] All'inizio ero molto arrabbiata e forse ho detto cose imprecise o per lo meno cose alle quali non voglio e non posso credere. [...] Io veramente non voglio e non posso credere alla pista della mia famiglia. Rimangono solo amici e conoscenti. [...] Vorrei che gli autori si convertissero non in senso religioso, ma al bene. Ho scritto una lettera a Papa Francesco e solo lui può intercedere. Noi vogliamo che la violenza finisca. [...] L'assassino potrebbe essere un amico o un conoscente vicino. Nessuno di noi vuole fargli del male. [...] Ale aveva il sogno di andare a Miami e io lo continuerò per lui».
Si tratta di un delitto anomalo e apparentemente inspiegabile su cui gli esperti del programma hanno dibattuto non senza tanti dubbi. Remo Croci ha fatto presente che «è un'indagine non facile, le piste sono diverse. Tutto negativo sulle prime analisi delle auto sequestrate. C'è un fotogramma catturato da una telecamera lungo via Mazzini della Fiat 500». Per Abbate «non è un omicidio premeditato, l'assassino deve cercare di mettere tempo fra l'omicidio e il ritrovamento del corpo, ma questo ha fatto tutto in maniera veloce. Il colpo di grazia significa potenzialità criminale». Picozzi, sulla base dei dati raccolti, è sembrato perplesso: «Tutti gli elementi sono contraddittori. Anche il colpo sparato sul fianco, come il parcheggiare l'auto, è dilettantesco».
Secondo la trasmissione, il ragazzo "combinava compravendite online" di auto e oggetti tecnologici, la madre ha confermato che talvolta Alessandro si recava a Roma per comprare delle macchine ad alcune aste.
Poche certezze anche sulla ferita al fianco: durante un servizio è stato detto che potrebbe essere stata causata da una pistola puntata per minaccia durante il tragitto in macchina, ma solo come congettura. Sul luogo di ritrovamento del cadavere non è stato reperito alcun bossolo: o la pistola era un revolver o quella non è stata la scena del crimine. Si propende per la seconda ipotesi. In sede di autopsia è stato estratto dal corpo un proiettile, per il generale Garofano bisogna confidare «in una risposta dal DNA».
È stato dedicato molto spazio al processo per la morte di Marco Vannini, le novità riportate in studio sono quelle che abbiamo pubblicato su DirittoeCronaca.it il 21 marzo, comunque è stato aggiunto un particolare importante: secondo l'accusa la ferita era sanguinante, lo dimostrerebbero le tracce ematiche su un accappatoio e sui vestiti di alcuni dei presenti.
Molto interessanti le osservazioni di Abbate e del generale Garofano che hanno commentato, rispettivamente: «Non capisco da dove deriva il trattamento di favore del PM nei confronti di Viola Giorgini. Anche lei era presente quando i soccorsi sono stati ritardati e quando l'ambulanza è stata fatta partire in codice verde» e «Le richieste del PM sono giuste per una parte, ma come possiamo pensare che un militare spari accidentalmente? Questo aspetto è stato considerato colposo, ma lui non era un normale cittadino». È stato fatto notare che la Giorgini non era sul posto nel momento dello sparo, ma si potrebbe dibattere a lungo sul suo grado di colpevolezza.
Si è arrivati all'omicidio di Giulia Ballestri che vede come imputato il famoso dermatologo di Ravenna Matteo Cagnoni. Noi di "Diritto e Cronaca" ci siamo occupati del caso molto spesso e vi invitiamo a cercare i nostri articoli su questo processo tramite il pulsante di ricerca in alto a destra del nostro sito. Su "Quarto Grado" è stata riportata una parte molto infelice della deposizione del medico: «Giulia usava gente a suo uso e consumo, diceva bugie», sarebbe stata segnalata la presenza di un secondo "amante" di lei. Comunque secondo Cagnoni la ricostruzione dell'accusa, basandosi sugli orari, sarebbe illogica. Meluzzi ha chiuso con un commento tagliente: «Essendo un narciso intelligente potrebbe essere alla ricerca di un'ipotesi investigativa che lo scagioni. L'alternativa è una fatua verità, fallace, costruita ad hoc».
Si è parlato molto di femminicidio specialmente nell'ottica della tragica vicenda di Immacolata Villani: è stato detto che, secondo una ricerca EURES-ANSA, i primi tre mesi dei rapporti sentimentali (o presunti tali) sono il periodo più rischioso. Quando ci si lascia avvengono spesso cinque fasi: negazione, contrattazione-patteggiamento, rabbia, depressione e accettazione.
"Quarto Grado" si è occupato anche di Roberta Ragusa, Sofyia Melnik, Sara Di Pietrantonio e don Mauro Galli.
Sabrina Scampini è stata protagonista di molti momenti della trasmissione e ha raccomandato la prevenzione per "quegli uomini che non sanno accettare un rifiuto": «La maggior parte delle volte, nei casi che trattiamo, non ci sono dei mostri, ma esseri umani che compiono gesti mostruosi. È importante la prevenzione, ma non lo capiamo quasi mai».
Questo è un aspetto che noi di DirittoeCronaca.it vorremmo approfondire nei prossimi articoli.
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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.