“Quarto Grado”, riassunto del 16/3/18: l'omicidio di Alessandro Neri e i commenti sull'intervista a Cosima e Sabrina Misseri

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Puntata scoppiettante, vivace e riflessiva quella del 16 marzo intitolata "Facce di pietra" e iniziata subito col delitto di Alessandro Neri, il 29enne ucciso con due colpi di pistola e trovato giovedì scorso in un canale nella periferia Sud di Pescara. La sua Fiat 500, spostata dopo il delitto, è risultata "perfettamente pulita" o quasi, infatti è stata isolata solo un'impronta della stessa vittima.
Gli inquirenti stanno indagando sul movente, sono stati interrogati a più riprese familiari e amici, due volte anche la madre che ai microfoni del programma ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: «Era il piccolo dei Neri, l'ultimo dei maschi. Era il mio angelo custode in tutti i sensi. Era un ariete, un condottiero, ma allo stesso tempo un'anima buona. [...] Finché Dio non mi porterà via terrò Ale in vita, forse tramite un'associazione. Aiutatemi a trovare l'assassino. [...] Voglio trovare l'assassino o gli assassini di mio figlio. Era un uomo di 1.80, non poteva essere portato solo da una persona». La donna l'ha anche ricordato con un esempio del suo altruismo: «Ha comprato una bicicletta su misura a un amico che ha la SLA e poi se l'è portato in vacanza ad Amsterdam».
Meluzzi ha commentato l'intervista così: «Questa donna che sembra molto resiliente e assertiva ha già costruito un'elaborazione del lutto. Sembra anche molto lucida e pensa più di quanto non dice». Al riguardo Abbate ha asserito: «Se la soluzione del giallo fosse a casa dei familiari io penso che li avrebbero già arrestati. Mi rifiuto di pensare che non ci sia un'immagine di chi porta questa benedetta macchina in centro».
Durante la nostra diretta su Twitter una lettrice di DirittoeCronaca.it ha voluto dire la sua, ecco il tweet in questione che abbiamo trovato particolarmente interessante.

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Nei servizi della trasmissione si è detto che Alessandro era "generoso in maniera incondizionata, sempre pronto a fare regali a chi era in difficoltà, anche se ultimamente non aveva un lavoro stabile", per Nuzzi le tre piste fondamentali sono lo sgarro d'amore, le frequentazioni sbagliate e quella peggiore, la faida familiare.
Per Picozzi l'omicida «Certamente non può essere stato un professionista», il generale Garofano è entrato più nel dettaglio: «L'assassino non è un professionista, ma non è uno sprovveduto. Se fosse stato un professionista avrebbe bruciato la Fiat 500. È una persona che comunque ha ragionato».
Gli amici del ragazzo hanno lasciato un'immagine di lui molto positiva e commovente: «Era tranquillo come sempre, ci siamo visti sabato pomeriggio e abbiamo chiacchierato sull'allargare i nostri orizzonti. Nonostante qualche piccolo problemino è sempre stato solare. [...] Aveva i suoi pregi e i suoi difetti, ma era un ragazzo normalissimo. [...] È una cosa bruttissima, non me la spiego, non meritava questo. Era una persona che seminava del bene. [...] Il suo sogno era di andare via da questa città. Parlava italiano, inglese e spagnolo».
Picozzi ha momentaneamente chiuso il cerchio con questa osservazione: «Si fidava o quantomeno non aveva nulla da temere. L'autopsia ci racconterà molto. Mi colpisce la ferita al fianco, non è un luogo a cui un professionista punta. Strano anche che gli abbiano alzato il cappuccio, forse per rimorso».
Si è passati alla strage di Latina: sono stati mandati in onda dei servizi da cui la figura di Luigi Capasso è uscita ulteriormente compromessa. Secondo "Quarto Grado" l'uomo "voleva tornare con la moglie, ma aveva illuso un'altra donna"; negli ultimi tempi dormiva a casa di quest'ultima, la chiamava "compagna", in più "oltre alle tante amanti occasionali ha avuto una relazione di oltre tre anni con un'amica di Antonietta".
Due conoscenti del carabiniere hanno affermato: «Faceva la corte a tutte, aveva una seconda vita come sciupafemmine, si vantava e diceva "mia moglie lo sa". [...] La perdita della famiglia per lui era la disfatta della sua vita. [...] Le mazzate davanti ai colleghi sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. C'è stato un crescendo di disperazione. Io l'ho chiamato, ci siamo visti e lui mi ha chiesto di mediare con la moglie. [...] Gli ho consigliato di aspettare per essere perdonato. Lui stava malissimo e gli ho detto di andarsene per non rovinarsi la vita».
Nel buio della tragedia tuttavia traspare un po' di luce: Antonietta, che è seguita da un'equipe di medici, ha iniziato a stare in piedi.
Il generale Garofano ha rilasciato una dichiarazione che su Twitter è risultata molto impopolare: «Il Procuratore è giustamente cauto. In questa vicenda si interseca il discorso che riguarda sia l'autorità civile, ossia l'ASL, sia l'Arma». Mentre Abbate ha riscosso molto successo dopo aver chiosato con fermezza: «Nell'immediatezza, se hai in qualche modo un 1% di probabilità di trovare una bambina viva, devi fare irruzione. La priorità era salvare le bambine».
È seguita una breve parentesi sul caso di Erostrato durante la quale Meluzzi ha canzonato il reo o i rei dietro a tale nome: «Sembra un enigma metafisico di provincia. [...] Ci troviamo di fronte a uno di quei pasticci che succedono agli autodidatti privi di una struttura culturale solida».
In seguito il programma si è occupato dell'omicidio di Pamela Mastropietro: sul corpo della ragazza è stato trovato liquido seminale di Innocent Oseghale, ma il nigeriano ha cambiato la sua precedente versione dei fatti incolpando Desmond Lucky. L'osservazione pungente di Abbate non si è fatta attendere: «Innocent gioca, è convinto come tanti stranieri che arrivano in Italia che qui si possa fare di tutto. Bisogna attaccarsi alle prove scientifiche».
A quel punto il presentatore Nuzzi ha dato la parola agli amici della giovane: «Le faceva stare bene essere accanto a persone che avevano bisogno del suo aiuto e del suo amore. Non aveva pregiudizi perché cercava di andare "oltre". [...] Quando ha lasciato la comunità ho pensato che volesse tornare da noi. Quando aveva momenti di debolezza le davamo la forza di andare avanti e cercavamo di sentirla. [...] Mi ha raccontato che aveva problemi di stomaco e che spesso vomitava. Non perché non volesse stare in comunità, era più una cosa fisiologica e mentale. [...] Lei non è quella che vogliono far credere. Era una forza della natura, ci divertivamo sempre insieme. [...] Io ricordo di lei la sua bontà, non teneva le cose per sé, le divideva con gli altri».
Dopo la pubblicità è stato toccato un argomento scottante: l'intervista che Franca Leosini della RAI ha fatto a Cosima e Sabrina Misseri sul delitto di Sarah Scazzi. Per la prima volta durante la trasmissione Mediaset sono stati mandati in onda corposi spezzoni di "Storie Maledette", un programma concorrente; si potrebbe dire che a livello mediatico è avvenuto qualcosa di storico e curioso al tempo stesso.

Il fratello e la madre di Sarah sono stati categorici: «Molti dubbi restano. Si parla di gelosia e dell'incontro con Ivano, ma non conosciamo ancora il movente. [...] La ricostruzione del PM è stata fatta anche sulla base delle dichiarazioni di Sabrina. Gli orari si sono capiti attraverso ciò che ha detto lei. [...] Solo chi era presente sul luogo può dirci cos'è successo, comunque gli inquirenti sono sempre stati motivati e competenti e hanno fatto un ottimo lavoro. [...] Di Sabrina mi colpisce il vittimismo. [...] Non è come dice lei. Molti messaggi di Sabrina a Sarah venivano spediti per farsi aiutare nel suo "centro estetico". Sarah usciva dalla cameretta e sbuffava. [...] Esteticamente non è la Sabrina che ho conosciuto all'epoca. Il carattere però non si cambia, rimane quello. [...] Non era seguita da un legale d'ufficio preso a caso, ha avuto fior fiori di avvocati. [...] La storia del bullismo è una baggianata vera e propria. Sabrina non sa nemmeno cosa significa il bullismo. [...] La parte omicidiaria può essere stata d'impeto, la colpa è anche nella parte successiva».
Abbate e Picozzi hanno rispettivamente affermato: «A me Sabrina fa una gran pena, l'hanno illusa dicendole che poteva uscire indenne dalle accuse. Dovrebbe semplicemente uscire da questa farsa e raccontare la verità per dare un senso alla sua vita» e «È un caso simile a quello della Franzoni. Una volta uscita dal carcere è stata circondata da persone che erano convinte della sua innocenza e ha sempre negato l'omicidio».
L'ultima parte del programma è stata dedicata al rapimento e all'omicidio di Aldo Moro, anche per commemorare tutte le vittime delle Brigate Rosse.

«Io avevo 8 anni, ero a casa e ricorderò per tutta la vita gli occhi lucidi di mia madre che guardava mio papà», questo il ricordo di Gianluigi Nuzzi.
Noi ci vediamo alla prossima live su Twitter di "Chi l'ha visto?" e "Quarto Grado" con conseguente riassunto su DirittoeCronaca.it. Non scordate di visionare anche gli altri nostri articoli e di partecipare alla vita del sito che si prefigge l'obiettivo di diventare una vera e propria comunità.
A presto!

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.