“Quarto Grado”, riassunto del 23/2/18: l'intervista alla madre di Pamela Mastropietro e la scomparsa di Marco Boni

  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Vi avevamo lasciati alla puntata del 16 febbraio in cui Gianluigi Nuzzi ha ospitato in studio Davide Stival. A quanto pare il format basato sulle interviste è piaciuto perché ieri è stata dedicata un'ora e mezza alla mamma di Pamela Mastropietro, la ragazza di Roma uccisa, mutilata e chiusa in due trolley a Macerata. Per il suo omicidio sono indagati i nigeriani Innocent Oseghale, Desmond Lucky e Awelima Lucky, secondo alcune voci ci sarebbe un quarto loro connazionale che il giorno della morte della giovane avrebbe sentito Oseghale due volte al telefono e sarebbe stato aggiornato da quest'ultimo sulla presenza di Pamela nella casa dell'omicidio e sulla salute di quest'ultima.
La madre della ragazza, a lungo intervistata da Nuzzi, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: «La riconosco dalle immagini, non riconosco il fatto che abbia preso una siringa di sua spontanea volontà, aveva paura delle punture. L'ha convinta il nigeriano. [...] Non saprei perché è uscita dalla comunità, di sicuro lei non voleva scappare. Mi aveva chiesto anche di portarle i libri di scuola, studiava psicopedagogia per diventare criminologa. [...] Mia figlia era piena di vita, era solare. Voleva aiutare gli altri e forse è questo che l'ha fregata. Si è fidata di persone sbagliate. [...] "La prima colpa è dello Stato, la seconda colpa la do alla comunità, la terza colpa è delle persone che l'hanno incontrata per strada e non l'hanno fermata. [...] Dopo l'estate del 2016 ha conosciuto un ragazzo che voleva aiutare. Lui era tossicodipendente da 4 anni e l'ha fatta cambiare. Ha iniziato con le sparizioni e le aggressioni».
La donna ha aggiunto parole pesanti sui nigeriani indagati: «Perché non parlano? Magari lo facessero. Tanto è evidente, stavano lì, è inutile che dicano "no, non l'abbiamo uccisa". Erano tutti complici. [...] C'è una tratta di bianche? Cosa volevano fare a mia figlia? Io penso che abbiano provato a violentarla o che l'abbiano costretta a prostituirsi e lei sicuramente si è ribellata. [...] L'ergastolo non basta come pena, io sono alla vecchia maniera. La lascerei al popolo. Però credo ancora nella giustizia italiana e spero che ci pensi lo Stato».
La signora ha criticato molto duramente l'inizio le indagini: «Che lavoro ha fatto questo medico legale in una settimana per dire che mia figlia in quelle condizioni è morta di overdose?».
Molto interessanti le parole dello zio di Pamela che tra l'altro è avvocato e sta assistendo i parenti in questo momento di caos e dolore: «Non solo potevano fermarla, ma dovevano fermarla. Il Giudice tutelare le aveva assegnato un tutore al quale spettava la decisione delle sue dimissioni. [...] Oggi il mondo è fatto anche di social e ci sono state molte ricostruzioni fantasiose che hanno descritto Pamela come una tossica. Lei era in cura per un disturbo borderline grave, non solo per dipendenza dalla droga».
Massimo Picozzi, che durante questa puntata ha parlato molto di più rispetto alle precedenti anche per compensare l'assenza del generale Garofano, ha commentato il caso in questo modo: «Molto spesso la fragilità porta nella persona dei sintomi depressivi, la dipendenza diventa una sorta di medicazione. Avere dei progetti è uno degli indicatori più importanti per la guarigione. [...] Ci sono molti fatti di cronaca nera che iniziano con assassini metodici e calcolatori che dopo una serie di emozioni e di ansia lasciano una scena del crimine completamente disorganizzata».
Si è passati alla scomparsa di Marco Boni, il 16enne sparito una settimana fa da Riva del Garda (TN). Si tratta di una vicenda che sta tenendo col fiato sospeso tutta Italia e che vede come protagonista un ragazzo diligente, studioso e al primo anno di liceo classico. Gli inquirenti hanno ricostruito minuziosamente i suoi ultimi spostamenti: il giovane avrebbe percorso il lungolago in prossimità di una galleria in direzione Salò, si è detto anche che la cronologia del suo PC è stata cancellata.
A quel punto Carmelo Abbate, interrogato dal presentatore sull'enigma, ha detto la sua: «Per me è vivo: nel percorso che è stato ricostruito lui aggancia le celle dell'area specifica e il telefonino muore in prossimità della galleria. O si è buttato nel lago o più probabilmente ha spento il cellulare e si è allontanato».
Dopo una breve parentesi sui tre italiani scomparsi in Messico, è toccato al caso di "Erostrato", pseudonimo utilizzato da una o più persone presumibilmente di Cesiomaggiore (BL) per firmare muri imbrattati, incendi, lettere di minacce alle istituzioni e alla Chiesa fino ad arrivare all'espisodio che ha creato più scalpore: un sacchetto di caramelle pieno di spilli e chiodi lasciato di fronte a un asilo.
Com'è già stato fatto presente nell'ultima puntata, una famiglia intera risulta indagata, ossia il padre Nemesio Aquini, la madre Fiorella Vescovo e il figlio Samuele. Sembra che a incastrarli parzialmente ci siano piccole prove e congetture: nella nella loro carta fedeltà Conad sarebbe stato trovato l'acquisto dello stesso tipo di caramelle lasciate nel cortile dell'asilo. Tuttavia seguendo la diretta si è avuta l'impressione che le indagini diventeranno sempre più accurate col tempo.
Meluzzi ha commentato così: «In delitti come questi in cui c'è un'azione dimostrativa a sfondo mitologico è molto difficile fare indagini serie. È un po' come se questi mitomani andassero a prendere aspetti del loro mondo d'infanzia e archetipico».
Secondo "Quarto Grado" Erostrato si sarebbe macchiato dei reati di procurato allarme, danneggiamento aggravato, incendio doloso e tentata estorsione.
È seguita una seconda parentesi, stavolta sul generale Garofano che si trovava a Seattle, dove ha preso parte al 76° meeting dell'Accademia Americana delle Scienze Forensi. In collegamento dagli USA l'esperto ha dichiarato: «L'analisi del DNA sarà possibile anche da tracce contenute. Si punta alla ricerca dell'ultrapiccolo con qualità».
Subito dopo c'è stata la seconda intervista in diretta della serata con l'avvocato di Veronica Panarello, l'ormai famoso Villardita, soprattutto in merito alla scorsa puntata in cui era stato sentito Davide Stival, ecco cos'ha detto: «Veronica non voleva partire per scappare. Infatti poi non è scappata e si è fatta arrestare. [...] Lei non ha ancora letto il libro di Davide Stival, ma lo vuole leggere e glielo darò io. [...] Siamo all'appello, non è ancora stata sancita la verità».
L'episodio si è concluso con due casi: il rapimento di Chloe Ayling e l'omicidio di Luca Varani.
Sulla prima vicenda l'avvocato della ragazza ha detto: «Lei è stata sequestrata, ma da un uomo che l'ha fatto in maniera talmente folle che nessuno le crede», mentre Sabrina Scampini ha concluso: «Ci sono tante domande, ma non si può accusare una ragazza che è stata sequestrata di essere complice sulla base di ciò che dice la stessa persona che l'ha sequestrata».
Vi ricordiamo che per rimanere aggiornati potete seguire la nostra pagina Twitter con la quale seguiamo le dirette del mercoledì per "Chi l'ha visto?" e del venerdì per "Quarto Grado". I riassunti dei programmi, salvo casi eccezionali, verranno sempre pubblicati in mattinata o nel primo pomeriggio.
Alla prossima!

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.