Un nuovo pericolo sulla rete: il Camaleonte

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IL CAMUFFAMENTO VIRTUALE - Avete presente lo scandalo delle pagine Facebook che riportavano fake news politiche? Nel maggio del 2019 l'azienda di Manlo Park ne chiuse 23 per uso di profili falsi, contenuti d'odio e spam. La notizia fece particolarmente discutere perché i gestori di quegli spazi web, italiani e fortemente politicizzati, per riscuotere successo avevano affinato nel corso dei mesi una tecnica molto particolare: una sorta di camuffamento virtuale. Nate come "fan page" su argomenti leggeri e quindi sfruttando una popolarità ottenuta facilmente, quelle pagine furono sottoposte a cambi di nome ingannevoli, schierandosi molto pesantemente a livello politico e all'oscuro di tutti. Così facendo chi architettò quel piano riuscì a garantirsi condivisioni da persone poco attente e soprattutto un numero cospicuo di "fan" inconsapevoli; un progetto diabolico degno di nota nella sua semplicità che tuttavia fu bloccato, anche se non subito, da Facebook.

COS'È IL "CAMALEONTE" - Il pericolo attuale assomiglia molto al precedente analizzato: si chiama "Camaleonte" ed è stato segnalato per la prima volta dall'università israeliana "Ben Gurion del Negev". In questo caso l'adescamento avviene nei singoli post e proprio per tale motivo si parla di un fenomeno più difficile da controllare. Provate a immaginare un video acchiappa-like su Facebook di un adorabile cagnolino, modificato dopo un certo periodo in un filmato antisemita o in un'esecuzione da parte dello Stato Islamico; un altro esempio potrebbe essere un commento su YouTube che da battuta diventa un inneggiare al nazismo. Questo è il "Camaleonte": il contenuto cambia e diventa aggressivo o addirittura brutale, ma il nostro like resta, con la conseguenza che, anche se non volutamente, abbiamo partecipato a qualcosa di turpe e mostruoso.

COSA SI PUÒ FARE - Uno dei problemi principali è che i link possono essere sostituiti e quindi si può dare il proprio "consenso" a un articolo pubblicato su un sito nato per far girare bufale. Non solo: secondo gli esperti chi mette il "mi piace" potrà anche essere sottoposto a ricatti, visto che non c'è praticamente alcun modo credibile per dimostrare nell'immediato di avere posto il proprio apprezzamento a un altro genere di contenuto. Il "Camaleonte" quindi è una tecnica estremamente subdola per cui non viene hackerato nessun account: più semplicemente chi ne vuole usufruire sfrutta una capacità creata per la libertà d'opinione, presente in molti social e spesso anche in alcuni forum. Due buone soluzioni potrebbero essere fare "un giro dei propri like" ogni tanto e tenere d'occhio alcuni messaggi che potrebbero destare sospetti; non sempre i social network intervengono tempestivamente. In un'epoca in cui tutto sembra monitorato alla perfezione è stata utilizzata una falla che esattamente "falla" non era: la possibilità di modifica dei post.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.