Viaggio a Edimburgo, tra fantasmi e serial killer

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La bellissima città di Edimburgo con la sua favolosa architettura che spazia tra il romanico e il gotico non è sempre stata così incantevole: dal 1500 fino alla metà del 1700 era un posto insalubre denso di mistero e crimini di ogni genere. A seguito della battaglia di Flodden Field del 1513 venne eretta una cinta chiamata "muraglia di Flodden" per commemorare la contesa fra gli scozzesi e gli inglesi. A quei tempi Edimburgo era molto piccola, una specie di villaggio all'interno della muraglia stessa: era composta dalla Royal Mile senza Canongate (o "strada dei monaci"), dalla piazzetta di Grassmarket, da una parte del cimitero di Greyfriars e da altri piccoli appezzamenti.

LO SVILUPPO DELLA CRIMINALITÀ - Come dopo tutte le grandi guerre la criminalità prese piede, fu così che il consiglio comunale decise di aumentare le pene corporali, infatti in quel periodo uno dei nomi della città fu "la capitale delle esecuzioni e delle torture". Molti ragazzini erano dediti ai furti per riuscire a sopravvivere e, una volta "acciuffati" dai tutori dell'ordine, venivano sottoposti alla "tortura del chiodo": presi per l'orecchio e portati alla parete della Mercat Cross, ossia questa struttura ottagonale, venivano attaccati sempre per l'orecchio con un chiodo. Ai cittadini di Edimburgo era permesso fare loro qualsiasi cosa, dagli sbeffeggi agli sputi, dal tirare loro oggetti (anche carcasse di animali) all'urinare loro addosso. Da notare che la Mercat Cross è stata spostata dal suo luogo originario nel 1800.

Il ladruncolo aveva due opzioni: la prima era aspettare che il consiglio comunale decidesse di rilasciarlo, la seconda era la fuga, ma in quel caso si sarebbe letteralmente lacerato l'orecchio. Con tale sfregio fisico noto come "marchio sociale" si veniva subito additati come criminali, esso inoltre precludeva la possibilità di farsi una famiglia e trovarsi un lavoro. Lo scappare comportava anche un rischio ulteriore: la difficile sopravvivenza fuori dalle mura, dal momento che nelle terre circostanti era pieno di briganti; oltretutto per tornare bisognava pagare alla stazione di polizia un alto pedaggio, soldi che in pratica nessuno possedeva.

CREDETE AGLI UNICORNI? - La Mercat Cross era molto importante e la sua funzione era indicare il luogo in cui sorgeva il mercato della città: sul posto si facevano gli scambi commerciali, si venivano a sapere le notizie del paese, si proclamavano gli annunci importanti e, letteralmente, si torturavano i criminali. Sopra alla suddetta struttura sono stati impressi i vari simboli del Regno Unito e all'apice della sua torricella si trova un unicorno che tiene la bandiera della Scozia. Questa fiera mitologica è l'"animale" nazionale e inizialmente due di loro facevano parte dello stemma degli Stuart. Fu Giacomo VI a unire le due corone diventando, oltre che re di Scozia, anche Giacomo I d'Inghilterra e Irlanda. Il sovrano cambiò lo stemma di famiglia sostituendo uno dei due unicorni con un leone inglese rampante.
Osservando con attenzione le rappresentazioni degli unicorni nelle strade di Edimburgo si può notare un'interessante particolarità: essi vengono quasi sempre raffigurati con delle catene, questo perché l'unicorno veniva considerato un animale indomito e molto pericoloso se libero. Alcuni scozzesi credevano veramente nella loro esistenza, a tal punto che nel castello di Stirling sono presenti degli arazzi in cui viene rappresentata la caccia all'unicorno, simbolo, oltre che della nazione, di genuinuità, purezza, forza e virilità, caratteristiche che a tutt'oggi ben descrivono la popolazione scozzese.
Da questi rapporti spesso burrascosi fra Scozia e Inghilterra nacque una storica filastrocca per bambini.

The lion and the unicorn were fighting for the crown;
the lion beat the unicorn all around the town.
Some gave them white bread, and some gave them brown;
some gave them plum cake and drummed them out of town.

Vicino al "City of Edinburgh Council", per terra, si trova una botola sigillata, ma con una serratura, che è un altro importante simbolo della città.
Questa costruzione rappresenta il ricordo del nefasto passato fatto di torture ed esecuzioni, ma funge anche da monito, perché le sue chiavi sono custodite all'interno del "Municipio" per ricordare al popolo di Edimburgo che si può sempre tornare alle vecchie soluzioni in caso di necessità... Scottish style!

I FETIDI "CLOSE" - Nel 1600 all'interno della muraglia di Flodden si ammassarono circa 17.000 persone che non avendo abbastanza spazio orizzontale cominciarono a costruire in verticale: lentamente Edimburgo si riempì di palazzi sempre più alti che all'epoca arrivarono fino a 12 piani con strutture in muratura e ulteriori complessi in legno. Gli edifici erano spesso pericolanti e il rischio di rimanere vittime di crolli all'interno di questi vicoletti (i famosi "close") era molto alto.
I palazzi continuarono a crescere, ma non tutti potevano permettersi un tetto sopra la testa: i poveri, molti dei quali erano diventati criminali e prostitute per necessità, non potevano fare altro che vivere proprio in mezzo ai succitati vicoletti, luoghi che a quei tempi erano lugubri e soprattutto freddi. In questi spazi cupi avvenivano affari illeciti di ogni genere, spesso con la presenza di bestiame e soprattutto senza alcun sistema fognario. Tutti i bisogni fisiologici delle numerose famiglie che potevano raggiungere all'incirca 15 persone e che avevano la fortuna di abitare nei palazzi venivano raccolti e ammassati dentro a dei secchi e rovesciati dalle finestre proprio sui "close". L'aria era perpetuamente fetida, perché oltre ai suddetti problemi questi vicoli venivano chiusi con dei cancelli per contenere la criminalità dalle 11 di sera fino alle 6 di mattina. Di frequente venivano trovati cadaveri di criminali in mezzo agli escrementi e come se non bastasse nel Diciassettesimo secolo dilagò la peste.

"LA VECCHIA PUZZOLENTE" - Per risolvere parzialmente questi gravissimi problemi venne istituita la regola del "gardyloo" (dal francese "Garde à l'eau!" ossia "Guarda l'acqua!" o "Attenzione all'acqua!"): chi gettava i rifiuti dalla finestra doveva urlare, per l'appunto, «Gardyloo!», allungando l'ultima vocale per avvisare meglio il malcapitato di turno. Per tutto questo Edimburgo venne soprannominata "Auld Reekie", ossia "la Vecchia Puzzolente".
Al fine di pulire i vicoletti venivano gettate delle grandi secchiate d'acqua usufruendo di cisterne. Gli addetti gridavano «Hold your hands!» («Tenetevi!»): tutta la sporcizia veniva fatta confluire nella vallata a sud, luogo dove adesso sorge Grassmarket e in quella a nord, dove si trovava il lago artificiale di Nor Loch, in cui la popolazione lavava i propri panni.
Mancanza di igiene a parte, a pensarci bene la succitata attività di "pulizia" simulava il nostro sciacquone del bagno e infatti non è un caso se il termine "WC" che noi utilizziamo per indicare i servizi igienici derivi proprio da "water close", cioè dall'acqua dei "close".
Nel 1824 "il Grande Incendio" che durò ben 4 giorni distrusse gran parte della Royal Mile e i suoi vicoli, arrivando fino alla Cattedrale di Sant'Egidio ("St. Giles' Cathedral" o "High Kirk of Edinburgh"). Questo disastro portò alla fine del sistema dei "close", secondo alcuni storici tale evento fu addirittura escogitato per fare una sorta di "pulizia".

"JOHNNY SENZA-BRACCIO" - Nel periodo dei "close" non veniva concesso ai criminali la sepoltura in quanto "indegni" ed era credenza che gli spiriti di quei delinquenti rimanessero intrappolati nella nostra dimensione, chiamata "il limbo". Ecco perché cominciarono a svilupparsi proprio all'interno di quei vicoletti tantissime storie di fantasmi, che peraltro servivano ad educare la popolazione, la quale all'epoca era piuttosto volubile.
La più famosa è quella di Johnny "One-Arm" (tradotto non letteralmente in italiano in "Senza Braccio"): il suo vero nome era John Chiesly, si trattava di un uomo molto ricco che possedeva addirittura dei terreni nella zona ovest di Edimburgo. Egli ottenne il divorzio dalla moglie, tuttavia il giudice Sir George Lockhart lo obbligò a pagare 90 sterline l'anno di alimenti alla sua ex compagna, decisione presa anche sulla base degli undici figli a carico della donna. Chiesly saputa la notizia, completamente indispettito e ferito nell'orgoglio, uscì dall'ufficio dell'avvocato giurando vendetta. Per un anno intero non se ne seppe più nulla, ma nel giorno di Pasqua dell'anno successivo il giudice Lockhart, dopo essere andato a messa alla Cattedrale di Sant'Egidio, si diresse verso Advocate's Close, dove abitava, ma lì incontrò proprio Chiesly che portava una pettorina per nascondere una pistola. L'assalitore, dopo aver estratto l'arma, fece fuoco una sola volta e il giudice morì sul colpo. Non contento, Chiesley si riversò sulla Royal Mile e si mise a correre avanti e indietro urlando come un pazzo che giustizia era stata fatta. Ovviamente le guardie accorsero sul posto e lo portarono alla Mercat Cross per impiccarlo seduta stante, non prima di avergli tagliato il braccio destro col quale aveva sparato a Lockhart.
Dell'assassino vennero esposti il corpo alla Croce del Mercato e il braccio a Grassmarket, altro luogo utilizzato per le esecuzioni e le torture, ma la mattina successiva ciò che rimaneva del cadavere sparì: qualcuno pensò all'ex moglie che però avrebbe voluto dare una degna sepoltura al condannato, tuttavia il mistero rimase inspiegabile fino a 60 anni dopo, quando fra i terreni di Chiesly venne scoperto uno scheletro con una pettorina e senza il braccio destro.
I resti furono subito dichiarati essere di John Chesly, ma il braccio non venne mai più trovato ed è per questo che si dice che mentre si cammina per i vicoli di Edimburgo e ci si sente tirare i vestiti... potrebbe essere il famigerato braccio di Johnny "One-Arm"!

FANTASMI DAL PASSATO - La Tron Kirk, altra struttura sulla Royal Mile, oggi non è più una chiesa e anch'essa porta le ferite del Grande Incendio del 1824 (a seguito dell'incidente ha perso un'intera "ala"). Una delle sue peculiarità? Qualcuno sostiene che all'interno di essa si siano verificate delle attività paranormali. Ma chi lo dice? La solita voce messa in giro da un folle? Assolutamente no: questa teoria è addirittura della cattedra di parapsicologia dell'Università di Edimburgo, fondata da John Beloff.
Può sembrare strano che in uno dei più importanti atenei del mondo si studino a livello accademico la telecinesi e le esperienze premorte, ma essere fra i migliori significa anche addentrarsi in realtà ulteriori rispetto a quelle consuete.
Negli ultimi anni i docenti di parapsicologia di Edimburgo hanno catalogato tre livelli di attività paranormale.

  • Lo spettro, ossia il livello più lieve. Questo fenomeno non si manifesta, ma si può avvertire ad esempio con delle correnti d'aria inaspettate (peraltro onnipresenti in Scozia, anche molto fredde) o con l'intermittenza della luce.
  • L'apparizione, cioè un fenomeno che si palesa senza però riuscire a interagire con gli esseri umani in particolare e con la nostra dimensione in generale. Si tratta di una sorta di mezzavia fra spettro e fantasma.
  • Il fantasma, ossia il fenomeno più "grave": non solo si manifesta e quindi si fa vedere chiaramente, ma riesce anche a interagire con gli uomini, addirittura a parlare con loro e spesso sotto forma di persone care, magari decedute da poco.

Tornando alla storia della Tron Kirk, nel corso degli anni il castello di Edimburgo è stato oggetto di numerose ristrutturazioni; durante una di queste le persone che stavano scavando trovarono l'entrata di un tunnel e intuirono che quel percorso andava nella direzione della Royal Mile, anche se nessuno comprese come uscirne. Fu così che venne deciso di, letteralmente, usare uno dei tanti orfani della città. Al prescelto venne data una cornamusa e fu imposto di iniziare a camminare dentro il tunnel suonandola. In questo modo gli addetti ai lavori avrebbero potuto capire, da fuori, dove andava a finire il tragitto. Il piccolo sventurato iniziò a muoversi suonando lo strumento, ma davanti alla Tron Kirk la melodia cessò e i presenti, estremamente superstiziosi e impauriti, murarono l'ingresso del tunnel col bambino dentro; altre fonti sostengono che si optò per chiudere il cunicolo solo dopo che i soccorsi si rivelarono vani.
Ancora oggi si dice che dopo questo tragico accadimento nelle notti più cupe di Edimburgo, quando non c'è traffico né molta gente, si può ancora sentire il suono spettrale della cornamusa che proviene dai sotterranei del luogo, in quanto lo spirito dell'orfano sarebbe rimasto intrappolato lì sotto.

ESECUZIONI E ORDALIE - La zona dove ora si può camminare sul North Bridge, tra Old Town e New Town, era quella del succitato lago artificiale di Nor Loch, dove andavano a finire i rifiuti della popolazione. In questo luogo venivano fatte tantissime esecuzioni al mese, il che causò un numero di cadaveri da smaltire impressionante. Come detto ai criminali non era concessa la sepoltura, di conseguenza i loro corpi venivano portati all'università dove si studiava anatomia. Gli studiosi dell'ateneo tuttavia non potevano vivisezionare ogni cadavere e col tempo cominciarono a liberarsi di quelli inutilizzabili gettandoli nel Nor Loch. La putrefazione dei corpi creava delle bolle di miasma che a contatto con la superficie diventavano dei gas i quali, a loro volta, toccati dalla luce lunare, diventavano luminosi, insomma si trattava dei cosiddetti "fuochi fatui" di cui all'epoca non si conosceva il processo scientifico e che quindi davano adito alle "teorie soprannaturali" più disparate, spesso dettate da un vero e proprio terrore; molti pensavano che si trattasse degli spiriti dei criminali, invocati dalle streghe per creare scompiglio nella città.

A quei tempi per essere accusati di stregoneria bastava usare dei medicinali alternativi, avere verruche sul corpo (che erano considerate "l'ombelico del diavolo", cioè da dove Satana traeva le sue energie) o avere i capelli rossi (idea parimenti poco intelligente in un paese come la Scozia visto il numero non proprio irrilevante delle persone con quest'ultima caratteristica), le donne potevano essere indicate come streghe se solamente venivano lasciate dal marito.
Ma come faceva la popolazione a capire se qualcuno era una strega o uno stregone? Ci si appellava alla cosiddetta "ordalia" (il giudizio divino"), che non era il "nostro" duello di stampo longobardo o gotico, bensì un'antica prova anglosassone. La persona ancora viva veniva gettata dentro il Nor Loch: se il corpo affondava significava che la acque del Signore avevano accolto la sua anima che non era posseduta dal demonio, se la vittima rimaneva a galla (ciò capitava spesso alle donne che portavano vestiti molto ingombranti) veniva ripescata, torturata, uccisa e messa al rogo.
Poco prima dell'avvento dell'Illuminismo scozzese, quando il lago venne drenato per bonificare l'area, furono trovati circa 500 cadaveri, la maggior parte di questi aveva delle pietre nelle tasche perché le accuse di stregoneria erano così consuete che alcune persone uscivano di casa in quel modo per morire affogate invece di essere ripescate e torturate.
Nell'epoca dell'Illuminismo scozzese il lago fu prosciugato e venne anche costruita la Città Nuova (New Town). In quel periodo Edimburgo rifiorì puntando su costruzioni in stile neoclassico, tanto da far meritare alla città il nome di "Atene del nord".

IL CIMITERO DI OLD CALTON - Nell'Old Calton Burial Ground si può trovare un'inquietante tomba, quella di David Allan, un pittore paesaggista e ritrattista, che come molti artisti morì povero. La sua famiglia non possedeva abbastanza soldi per la bara e a quei tempi non c'erano soluzioni più economiche.

Settant'anni dopo la famiglia Allan riuscì a reperire abbastanza liquidi per comprare una lapide decente e mettere il corpo in una nuova bara, così riesumarono l'ascendente. Tuttavia, dopo aver aperto il coperchio di quella vecchia, si resero conto che nella parte interna dello stesso erano presenti moltissimi graffi: evidentemente il pittore era stato sepolto vivo!
Quell'episodio fece subito pensare alle testimonianze inerenti alla morte dell'uomo, perché quando i suoi cari erano rientrati in casa, l'avevano trovato a terra incosciente e, non essendoci in quel periodo storico alcuna scienza medica o forense in grado di distinguere una morte apparente da una reale, lo avevano dichiarato deceduto senza troppe indagini.
Secondo la leggenda lo spirito di David Allan sarebbe uscito fuori dalla tomba facendo il suo ultimo autoritratto proprio dietro la sua lapide e in effetti a guardarla sembra di trovarsi davanti una specie di viso, tanto che gli scozzesi l'hanno chiamato l'"Urlo di Allan", l'ultima opera dell'artista.

Probabilmente si tratta di macchie d'umidità, anche se potete constatare coi vostri stessi occhi che le altre lapidi presentano caratteristiche diverse.

La lapide di Allan è stata ed è a tutt'oggi oggetto di studio della cattedra di parapsicologia dell'Università di Edimburgo: i ricercatori hanno fatto un primo foro per vedere se il materiale fosse diverso rispetto a quello delle altre lapidi, ma l'esame è stato negativo. In seguito è stato fatto un secondo foro ancora più in profondità, ma il risultato è stato il medesimo.
Alla fine degli anni '80 questa storia raggiunse una notorietà eccezionale e infatti la maggior parte dei quadri dello sventurato pittore furono messi all'asta e venduti in soli due giorni. Una delle sue più famose opere che attualmente si trova nel magazzino della Galleria Nazionale è "The Origin of Painting" ("L'Origine della Pittura"), quadro basato sul mito di Erodoto, trattato da Plinio il Vecchio, che descrive la storia della fanciulla Kore la quale, in preda all'ansia per l'imminente partenza del suo amato, disegna la sagoma dello stesso per poi proiettarla su un muro grazie alla luce di una candela, il che per molti studiosi rappresenta una sorta di primordiale fotografia. Una casualità davvero incredibile!

LADRI DI CADAVERI - Nei cimiteri scozzesi alcune lapidi sono state messe in orizzontale; come più volte spiegato, ai criminali non veniva concessa la sepoltura, ma alla fine del 1600 venne emanata una legge che permise anche a loro di essere tumulati, il che portò la facoltà di anatomia dell'Università di Edimburgo a trovarsi senza corpi da vivisezionare, di conseguenza in città nacque un particolare business, quello dei ladri di cadaveri.
Molti malintenzionati entravano nei cimiteri e riesumavano i corpi per venderli illegalmente all'ateneo. Ecco perché si iniziò a porre le lapidi per terra: per rendere più difficoltoso lo scavare e rubare i resti dei defunti. Addirittura al cimitero di Greyfriars si possono trovare delle tombe orizzontali con delle gabbie per garantire un'ulteriore protezione.
I ladri di cadaveri più famosi della Scozia e forse del mondo nonché serial killer sono Burke e Hare. I due erano immigrati irlandesi che nella prima metà del 1800 aprirono un ostello a Edimburgo vicino a Grassmarket, nella zona di West Port. Una notte per caso uno dei loro ospiti anziani che era senza famiglia morì lasciando un debito per la stanza di 4 sterline; Burke e Hare non sapendo a chi chiedere per saldare il conto ne vendettero il corpo all'Università di Edimburgo, "affare" che fruttò loro 7 sterline, per quei tempi un piccolo patrimonio.

I due, avendo notato che l'"affare" era andato bene, iniziarono a uccidere i clienti del loro ostello. Più i cadaveri erano freschi e più fruttavano denaro, tanto che Burke ideò e utilizzò una particolare tecnica di soffocamento praticata sedendosi sul petto della vittima e tappandole con le mani la bocca e il naso, il cosiddetto "burking" o "smothering". Questo metodo aveva il "pregio" di non danneggiare il corpo, che quindi poteva essere portato integro agli studiosi e fruttare più soldi. I prescelti erano persone che non avevano né parenti né amici e i serial killer ne uccisero ben 16. Alla sedicesima vittima gli ospiti della stanza accanto sentirono delle urla e chiamarono la polizia.
Quando interrogarono Hare gli inquirenti gli promisero la libertà nel caso in cui avesse confessato contro il suo compare e così Burke si prese tutta la colpa venendo processato e giustiziato. Ironia della sorte, il corpo di quest'ultimo venne donato all'Università di Edimburgo e ancora oggi i cittadini e i turisti possono vedere lo scheletro dell'assassino esposto ai Surgeons' Hall Museums.
Questa storia nota anche come "gli omicidi di West Port" ha ispirato il film di John Landis "Ladri di cadaveri - Burke & Hare", girato in chiave tragicomica, che rappresenta egregiamente l'Edimburgo dell'epoca.

Link in ordine di presentazione

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.