Lo speciale di “Chi l'ha visto?” dedicato alla morte di Martina Rossi

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UN MISTERO LUNGO 9 ANNI - «Di certo una studentessa modello non va in vacanza per suicidarsi buttandosi da una stanza d'albergo. C'erano due ragazzi, sono stati indagati, poi sono stati imputati. Secondo l'accusa avevano tentato uno stupro e Martina stava scappando, per questo è cascata di sotto. Ieri c'è stata una sentenza, quella di secondo grado, che dice che il reato non c'è. Dunque Martina si sarebbe buttata di sotto», questo l'esordio della giornalista Federica Sciarelli nella puntata di "Chi l'ha visto?" del 10 giugno, episodio principalmente dedicato alla morte di Martina Rossi, la 20enne che il 3 agosto del 2011 è deceduta a seguito di una caduta dal sesto piano dell'hotel Santa Ana a Palma di Maiorca. Per questa tragedia erano imputati di tentata violenza sessuale in concorso e morte in conseguenza di altro delitto due ragazzi aretini di 27 anni: Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. L'iter giudiziario, tutt'altro che scontato, è stato lungo e denso di colpi di scena.

«DAVIDE CONTRO GOLIA» - Stefano Buricchi, il legale di Luca Vanneschi, ha precisato che «abbiamo ottenuto l'assoluzione completa da due capi di imputazione perché il fatto non sussiste, abbiamo lottato contro dei giganti, contro tutto e contro tutti. Contro le televisioni, i giornali, gli interventi del Ministro della Giustizia. Consentitemi il paragone, è la vittoria di Davide contro Golia. Questo processo poggiava sul nulla, non c'era nemmeno uno straccio di indizio. Questi ragazzi sono stati additati come assassini e stupratori per 9 anni, provate a pensarci», tuttavia secondo la Sciarelli «anche se sono stati rappresentati come due vittime la loro vacanza l'hanno continuata, mentre Martina a Genova dal papà e dalla mamma non è più tornata».
Ma cos'è successo in quei tragici momenti? Martina parte da Genova a Palma di Maiorca e sta passando una vacanza spensierata con due sue amiche. Momenti di mare, discoteca e tanta allegria, ma solo in apparenza: all'alba del terzo giorno la studentessa è vittima di un volo mortale. Ai genitori della ragazza, complici lacunose perizie della polizia spagnola, viene riferito senza mezzi termini che la figlia voleva suicidarsi. Tuttavia un particolare salta subito all'occhio: la giovane è caduta dal balcone della stanza 609, quella di quattro ragazzi della provincia di Arezzo che aveva conosciuto il giorno prima.

UNA DINAMICA NEBULOSA - I testimoni oculari di questa versione sono le persone che poi diverranno imputate: Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, che in quel momento sono in camera con Martina. Ma com'è morta? E perché? «È impazzita, ci ha aggrediti e si è buttata di sotto», questa la versione dei ragazzi data agli inquirenti iberici. Per due Procure italiane, quella di Genova e quella di Arezzo sarebbero stati proprio Alessandro e Luca ad avere causato la morte della giovane cercando di violentarla. Lei per fuggire avrebbe tentato di scavalcare questo muretto per arrivare alla stanza accanto.

In primo grado i due ragazzi erano stati condannati a 6 anni di reclusione: 3 per morte come conseguenza di altro reato e 3 per tentata violenza sessuale di gruppo. In appello Alessandro e Luca sono stati assolti da entrambi i reati, anche se il primo era già caduto in prescrizione 7 mesi fa. Per l'imputazione rimasta la PM Luciana Singlitico aveva chiesto 3 anni a testa. La dinamica tuttavia non sembra chiara e i giornalisti di "Chi l'ha visto?" hanno provato a ricostruire il dramma in questo modo: Martina e le sue due amiche incontrano quattro ragazzi in discoteca, alle 5:30 del mattino il gruppo torna in hotel. La giovane rimane con Alessandro e Luca, mentre le due compagne di viaggio si recano nella loro stanza, la 152; con loro rimangono due ragazzi.
Un'ora dopo Martina vola giù dal sesto piano in mutande, i suoi pantaloncini non saranno più trovati.

LA LOTTA IN AULA - Secondo la trasmissione in questi anni di udienze gli avvocati dei due imputati hanno "tirato fuori dal cilindro della difesa" diverse versioni dell'accaduto, ipotizzando di volta in volta che Martina fosse impazzita a causa della depressione, che avesse accettato un gioco erotico coi due ragazzi e che per uno spinello si fosse gettata nel vuoto.
Noi di DirittoeCronaca.it però sappiamo da molte fonti web facilmente riscontrabili che l'iter processuale è sempre stato caratterizzato da un furente animus pugnandi, in particolare sulla testimonianza di uno psicologo per cui la ragazza nell'anno della maturità soffriva di crisi di ansia e attacchi di panico che lui aveva curato con blandi psicofarmaci; mentre il medico di famiglia, incalzato dalla difesa, ha dovuto ammettere che nel 2010 le aveva consigliato di assumere un tranquillante. Prima della morte la giovane non aveva fatto uso di nessuna medicina, ma la difesa durante la battaglia legale potrebbe avere instillato il dubbio nella mente dei giudici.
Ad agosto 2021 sarà prescritto anche il reato di tentata violenza sessuale di gruppo, quindi i tempi, soprattutto per la Cassazione, sono strettissimi.

LA REAZIONE DEI GENITORI - Bruno, il padre di Martina, ha commentato in questo modo: «Per chi l'ha conosciuta, non solo per chi le ha voluto bene, ma solamente per chi le è stato vicino, era un'espressione di freschezza. Quand'era fra la gente nonostante la sua bellezza passava quasi inosservata, era una persona che faceva della riservatezza il suo modo di vivere. Se si guarda il suo profilo Facebook, che ho avuto il coraggio di vedere solo una/due volte, si vede che non c'è una parola fuori posto, che non c'è una battuta pesante. Martina da una parte era questo, dall'altra era una ragazza che sapeva scrivere, che sapeva disegnare, aveva fatto un'infinità di disegni molto belli. Andava a nuotare e aveva molte attività, l'unico problema che aveva avuto nella sua vita è stato un primo amore contestato, cosa che abbiamo avuto tutti. Ma per lei, che aveva dato a questo ragazzo le sue cose più belle, aveva 16 anni, era stato veramente un problema che si è portata dietro. Accettare quello che viene detto adesso e pensare che nemmeno il suo "onore", il suo modo di essere e il suo modo di vivere venga messo in discussione è una cosa insensata. Martina voleva vivere e diventare un architetto». La mamma Franca ha continuato il discorso così: «Abbiamo avuto dei professionisti delle difese da rimanere sbigottiti. Questi professionisti non l'avevano mai vista e hanno contestato e offeso il lavoro delle persone che l'avevano seguita l'anno della maturità, per quel poco che aveva avuto bisogno».

LA FINE? - Ai genitori di Martina è stata fatta sentire la conferenza stampa della difesa e in particolare le parole di Luca Vanneschi: «Ieri quando ho ricevuto la notizia ho pensato subito a Martina. Ho detto "Sicuramente anche lei sarà contenta che finalmente è venuta fuori la verità, quella che voleva anche lei"». La mamma della ragazza ha commentato: «Se fossi stata presente avrei tirato uno strillo e mi avrebbero zittito, ma ci rendiamo conto che questo tizio non ha mai parlato? Ha sempre fatto raccontare l'altro. Quando viene interrogato a Genova dice che "Martina è stata incastrata da Albertoni fra le reti", questo lo dice il signor Vanneschi e adesso viene a dire una cosa del genere? Che non nomini più il nome di mia figlia, che non si permetta!». Per papà Bruno «questa sentenza ha messo in libertà due persone, che insieme ad altre due fanno quattro, che rischiano di continuare una cultura, diciamo così, "bassa". È la cultura di chi va in ferie per bere, per trovare occasioni anche non normali». Sono seguite delle osservazioni sullo stile di vita degli imputati, sicuramente anche dettate dalla frustrazione dovuta alla sentenza. In ogni caso il sospetto di chiunque ha assistito alla trasmissione è che nei media sia trapelato davvero poco rispetto a quanto successo nelle aule giudiziarie.
Un'ultima dichiarazione di un certo rilievo è stata proferita da mamma Franca: «Albertoni il 17 di febbraio dopo la requisitoria del Pubblico Ministero ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee. Io conoscendo tutti gli atti l'ho visto arrivare alla fine e ho detto "Beh, questa è una confessione!"».
Forse la Procura Generale deciderà di ricorrere in appello, il sentore è che si tratti di un caso che ha ancora "molto da dire".

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.