La drammatica puntata di “Quarto Grado” del 12/10/18: confermato l'ergastolo per Bossetti

COME SI È ARRIVATI A BOSSETTI - L'ultima puntata di "Quarto Grado", la trasmissione Mediaset condotta da Gianluigi Nuzzi, è stata basata perlopiù sulla sentenza di Cassazione nei confronti di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello accusato di aver ucciso la 13enne Yara Gambirasio. Il corpo della giovane ginnasta fu trovato il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d'Isola (BG), fin da subito il caso non si rivelò solo una "bomba giornalistica" con discussioni molto animate soprattutto sui social fra colpevolisti e innocentisti, ma portò anche a pensare che in futuro ne sarebbero derivati dei principi giurisprudenziali piuttosto importanti in tema di DNA.
Per arrivare a Massimo Bossetti furono svolte delle analisi senza precedenti a livello mondiale con situazioni a dir poco rocambolesche: dopo che furono repertate tracce di materiale biologico dagli indumenti di Yara, ne venne estratto il DNA, senza però riuscire ad abbinarlo ad alcun individuo. Nel 2012 venne riconosciuto un possibile sospetto, ossia un ragazzo che frequentava la discoteca vicino al campo dove fu ritrovato il cadavere della giovane, il cui DNA era significativamente simile a quello estratto in precedenza. Sulla base di quelle ricerche gli inquirenti testarono il DNA di tutti i parenti di quest'ultimo per individuare il match perfetto, arrivando addirittura ad analizzare la saliva presente su una marca da bollo della patente di un autista di Gorno (BG) deceduto nel 1999: Giuseppe Guerinoni. Il campione risultò avere una compatibilità altissima con l'assassino, si pensò subito a un figlio, ma ulteriori analisi del DNA scagionarono tutta la prole dell'uomo. Alla fine si capì che probabilmente la persona ricercata era un figlio illegittimo e dopo un'indagine a tappeto gli inquirenti chiusero il cerchio intorno a Massimo Bossetti simulando di fargli il test dell'etilometro.

LE OPINIONI CONTRASTANTI - Chiaramente nell'iter giudiziario a carico di Massimo Bossetti l'hanno fatta da padroni pareri molto raffinati sulla genetica che in futuro sarebbero interessanti da sviscerare, in ogni caso la diretta è stata divisa in due parti: il momento in cui la sentenza di Cassazione doveva arrivare e il dopo. Nella concitazione generale gli ospiti della trasmissione si sono lasciati andare ad affermazioni interessanti e in un certo senso anche abbastanza pesanti; Alessandro Meluzzi ha detto, senza troppi giri di parole: «Comunque finisca questa vicenda, verrà segnata una tappa nella storia della giurisprudenza italiana. Verrà segnata l'idea per cui basterà una prova non ripetibile svolta in assenza della controparte per condannare un uomo». Al generale Garofano la situazione è sembrata diversa: «Mi dispiace vedere che la vittima sta diventando Bossetti e non Yara. Il lavoro è stato fatto alla luce di protocolli internazionali, mettere in discussione questo significa pensare a una macchinazione». In quel momento i giudici della Prima Sezione Penale erano in camera di consiglio da poco più di 3 ore, Gianluigi Nuzzi, i giornalisti presenti in studio e gli inviati hanno fatto presente che la difesa aveva posto 23 motivi di cui 17 sul DNA e che per il Procuratore Generale, protagonista di un intervento molto duro con finale ad effetto, non c'era il ragionevole dubbio.
L'avvocato della difesa Claudio Salvagni ha commentato così: «Se un uomo chiede una possibilità di dimostrare la propria innocenza, prima di buttare la chiave, non gliela vogliamo concedere? Che problema c'è a rifare tutto? Può essere giusto un processo che non concede a un uomo di difendersi? [...] Crediamo che verrà riaffermato il diritto. Tutti dovrebbero convergere per il fare chiarezza laddove di chiarezza se ne se può fare. Siamo pronti anche ai ricorsi alle Corti sovrannazionali.».

L'ARRIVO DELLA SENTENZA - Dopo un'ora il programma ha "virato" sull'omicidio di Maria Tanina Momilia, la 39enne commessa di Fiuminicino uccisa dal suo istruttore di difesa personale Andrea De Filippis, ma proprio in quegli istanti è arrivata la sentenza, ed è stato un duro colpo per Bossetti: conferma della pronuncia di secondo grado, ossia ergastolo. Si è trattato, tra l'altro, del trentanovesimo giudizio che ha respinto un'istanza del muratore di Mapello.
Come da procedura, all'interno della casa circondariale è scattata una vigilanza di 24 ore del condannato in via definitiva e gli è stato messo a disposizione uno psicologo.
Gianluigi Nuzzi ha provato a telefonare mettendo in vivavoce il suo cellulare alla PM di primo grado Letizia Ruggeri che però non ha risposto, è arrivato un solo commento esterno, quello del cognato di Bossetti: «È veramente una cosa vergognosa».
A quel punto durante la diretta c'è stata una piccola querelle fra Carmelo Abbate e Remo Croci, l'inviato che in quel momento stava documentando le urla e i disordini che si potevano udire dal carcere in cui era detenuto Bossetti: per il primo bisognava spegnere le telecamere anche per non dare adito a sommosse, il secondo ha giustificato il servizio parlando di diritto di cronaca. Le grida, da quel poco che si è capito, invocavano la "libertà" e accusavano la giustizia di essere "corrotta", non si è capito da chi provenissero.
Nell'uscire dal "Palazzaccio" l'avvocato Salvagni ha espresso un concetto molto interessante, che tra l'altro si sente ripetere sempre più spesso: «I RIS sono un'eccellenza, ma è un'eccellenza di parte» e ha aggiunto che «a Brescia la camera di consiglio è durata 16 ore, in Cassazione 4, questa è la giustizia italiana. [...] L'Italia spende milioni di euro per risarcire le ingiuste detenzioni, è possibile che qualcuno in futuro chiederà scusa a Bossetti».

L'OMICIDIO DI ISABELLA NOVENTA Il programma, oltre a dare spazio al violentatore seriale di Modena e alla tragica vicenda di Stefano Cucchi (Nuzzi ha auspicato che «vengano perseguiti anche i carabinieri che hanno coperto questo scempio»), ha dato risalto alla sentenza di secondo grado per il delitto di Isabella Noventa per cui sono stati condannati Freddy e Debora Sorgato a 20 anni per omicidio premeditato e Manuela Cacco a 16 per favoreggiamento. Queste le parole di Paolo Noventa, il fratello della vittima: «Ho visto Freddy molto provato rispetto a com'era durante il primo grado. Era consapevole di ciò che gli stava accadendo. Inizialmente pensava di ottenere l'omicidio colposo. [...] Freddy mente spudoratamente, non è mai stato sincero. In quell'argine lui ci ha vissuto l'infanzia, lo conosce palmo a palmo, se fosse stato in un punto preciso l'avrebbe indicato. [...] Presumo che il sommozzatore sia morto per una bugia, è stato indirizzato nel fiume e probabilmente lì il corpo non c'era. [...] Freddy ha trattato mia sorella come un sacco della spazzatura. L'avvocato di Debora ha pensato a offendermi e attaccarmi, ha voluto leggere in aula una lettera anonima che non è stata messa agli atti per cui gli assassini erano alcuni miei amici. [...] Di appelli ne abbiamo fatti fin troppi, è Freddy che deve spontaneamente dire dove si trova il corpo di Isabella».
Il PM ha parlato di tre vittime: la povera Isabella, il sub e il figlio di Debora Sorgato.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.