“Quarto Grado”, riassunto del 6/4/18: il silenzio di Antonio Logli e il pozzo degli orrori di Porto Recanati

L'inizio della trasmissione è stato scoppiettante, con musica epica e Nuzzi vicino a un castello di sabbia. Titolo della puntata, ovviamente, "Castelli di sabbia": «Castelli di sabbia come questo, come quelli costruiti ad arte nelle storie che racconteremo stasera. Castelli di sabbia che si possono sbriciolare da un momento all'altro oppure che appaiono come cementificati dalle menzogne, dalle bugie, dalle verità costruite pur di nascondere quello che è successo», così ha esordito il giornalista, partendo da un assunto interessante, ossia fin dove arriva la realtà e dove la finzione in fatti di cronaca di cui si occupano i media. Non a caso ieri sera sono state analizzate le vicende di Antonio Logli, Alessandro Garlaschi, la famiglia Ciontoli, Gabriele Defilippi e Roberto Obert: dove comincia la verità e finiscono le bugie? Dove cominciano le bugie e finisce la verità? Quanto incidono il carattere e il modo di esprimersi degli imputati in un iter processuale? Se n'è discusso a lungo a partire dal caso del "pozzo degli orrori" di Porto Recanati.
Le notizie non sono cambiate molto rispetto a quelle date nell'ultima puntata di "Chi l'ha visto?", è stato aggiunto che le ossa e i frammenti ossei sono scarnificati, "in pessimo stato di conservazione" e già la prossima settimana verranno spediti a Roma per eseguire le analisi del DNA. Si sta scavando dal 28 marzo, sono stati rinvenuti circa 60 reperti e per il momento siamo nella fase della catalogazione.
Ipoteticamente si potrebbe parlare di due vittime: una in età adolescenziale e una adulta, a riguardo non ci sono altri elementi. L'inquietante caso è stato visto anche in ottica-scomparsi nelle Marche: ben 714 persone dal '74 al 2017 non sono più state trovate.
Si è molto parlato dell'omicidio di Roberta Ragusa e del silenzio di Antonio Logli come protagonista: "appartiene a un colpevole che aspetta la soluzione per i suoi misfatti oppure è la semplice reazione di uno spettatore attonito, finito suo malgrado nel girone dei sospetti per la scomparsa della moglie? È lo stupore di un uomo inghiottito dagli ingranaggi di una storia più grande di lui? Il silenzio di un assassino come ha stabilito la sentenza di primo grado o di una vittima braccata?".
Si tratta di un silenzio che comunque ha fatto rumore, perché è finito nelle pagine della sentenza di primo grado con la quale Logli è stato condannato a 20 anni per l'omicidio di Roberta: «Nel corso delle indagini l'uomo ha opposto silenzio granitico, non contestando né fornendo spiegazioni in merito a tutti i comportamenti ambigui e fortemente indiziari che l'inchiesta ha messo in luce».
Secondo gli avvocati dell'imputato, egli non sarebbe un bugiardo, bensì "una vittima di una lettura errata dei suoi comportamenti".
In studio Abbate ha parlato di "mostruosità giuridica" in caso di condanna e si è fatto riferimento a un avvistamento della donna in un supermercato di Pisa da parte di due commesse, delle quali una era un'amica di vecchia data proprio della scomparsa.
Nicodemo Gentile, legale dell'associazione Penelope, ha commentato in questo modo: «Il silenzio è una scelta legittima e non ha valenza probatoria, ma abbiamo molte tracce di come Logli si è comportato e di cosa pensava. [...] Antonio Logli è un bugiardo patentato, lo dicono i genitori e la cognata. C'è un movente imponente, ci sono già stati cinque giudici della Cassazione per i quali Roberta è morta di fine violenta».
Più pacato l'intervento della Scampini: «Roberta non se n'è andata. Purtroppo ci sono tre possibilità: o è stata uccisa dal marito o da un'altra persona o è stata sequestrata. Non sta vivendo felice in America, non ci sono possibilità su questo».
Anche Meluzzi ha detto la sua: «Per poter condannare un bugiardo patologico occorre che ci siano prove provate. La Corte d'Appello non può emettere una sentenza di condanna se non al di là di ogni ragionevole dubbio».
Durante la trasmissione è stata analizzata una lettera che Alessandro Garlaschi, l'assassino reo confesso di Jessica Faoro, ha scritto al suo avvocato: l'uomo, senza l'uso corretto dei congiuntivi, ha fatto riferimento a "12 giorni stupendi" passati con la ragazza, si è detto dispiaciuto di non poter essere stato ai suoi funerali e ha criticato l'ex della giovane. Una missiva che è parsa di cattivo gusto non perché il programma l'abbia posta in quell'ottica, ma perché le frasi stesse, lette integralmente, lo sono state di fatto.
L'avvocato della mamma di Jessica, Eliana Capizzi, ha asserito: «La legittima difesa non è invocabile, non ci sarebbe proporzione con quello che ha fatto lui, ossia 40 coltellate».
La madre stessa ha chiosato: «Se Garlaschi scrive "chiedete a mia moglie" vuol dire che la moglie sa qualcosa».
Si è discusso sulle ultime battute del processo di primo grado per la morte di Marco Vannini: probabilmente il 18 aprile si andrà a sentenza e noi di DirittoeCronaca.it siamo pronti per seguire l'evento, come sempre.
La difesa della famiglia Ciontoli e di Viola Giorgini ha molto insistito su due punti: l'istruttoria dibattimentale avrebbe acclarato che un maresciallo dei carabinieri ha mentito, inoltre solo al pronto soccorso Antonio Ciontoli si sarebbe reso conto della gravità della situazione. I legali stanno provando a scagionare dalle accuse tutti gli imputati tranne il padre di famiglia Antonio, reo, secondo loro, di omicidio colposo.
Sull'argomento il generale Garofano si è dimostrato molto duro e deciso: «Si ruota ancora attorno al fatto della sottovalutazione della ferita, quando un militare sapeva bene quali fossero gli effetti di una ferita come quella».
Secondo Abbate «Marco ha raccontato a Martina cos'è successo, ma nessuno lo ha ascoltato».
La mamma della vittima, Marina Conte, ha aggiunto: «Sono 3 anni che stiamo lottando per rendere serenità a Marco e, per quanto ci riguarda, continuare a sopravvivere. Non ho voluto sentire la linea difensiva per non soffrire ulteriormente. [...] Il dolore lo può sentire soltanto una mamma che ha perso il figlio e io non saprò mai la verità. A distanza di anni, dopo che si sono preparati i discorsi, non credo che uscirà».
La madre ha ricevuto una telefonata di Papa Francesco che le ha riferito queste parole: «Preghi per me come io prego per voi».
È stato fatto ascoltare questo file audio "inviato da WhatsApp" a una comunità religiosa da Antonietta Gargiulo, la sopravvissuta alla strage di Latina. Tale messaggio vocale, a dire il vero, ha causato moltissimi commenti negativi sui social per via di quella che è parsa un'eccessiva resilienza della donna.
Si è dibattuto sul delitto di Alessandro Neri, sulla morte di David Rossi ed è stato trasmesso il confronto tra Gabriele Defilippi e Roberto Obert, entrambi imputati per l'omicidio di Gloria Rosboch.
A riguardo c'è stato un commento ironco e interessante di Meluzzi: «Quello che colpisce è una sproporzione tra lo spessore narcisistico dei personaggi. Defilippi è narcisista, Obert è un ometto caratterizzato da una dabbenaggine notevole».
Torneremo presto sul caso di David Rossi su cui Nuzzi punta molto, ma del quale si parla solo a notte fonda.
Noi ci vediamo come sempre giovedì per il riassunto della puntata di "Chi l'ha visto?", naturalmente prima della messa in onda verranno pubblicati altri articoli.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con master in scienze forensi e fra pochi mesi in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.